Economia

Buio pesto per l'artigianato, Fabbroni: "Quasi 1.200 imprese hanno chiesto la cassa integrazione"

Dal confronto delle associazioni di categoria degli artigiani con i sindacati escono fuori numeri davvero drammatici per il tessuto economico aretino composto da tantissime piccole e medie imprese

Novecentosessantre aziende ferme, oltre mille hanno fatto accesso alla cassa intergrazione in deroga per i propri dipendenti. Sono i numeri spaventosi, ma veri, che fotografo il comparto artigiano della provincia di Arezzo. Un'immagine a tinte fosche che esce dai dati raccolti dalla bilateralità, l'organo del mondo artigiano dove convergono Cna, Confartigianato e i sindacati Cgil, Cisl e e Uil. I plichi sulle scrivanie di chi si occupa di queste pratiche salgono in continuazione.

Le aziende artigiane che hanno chiuso in seguito al decreto 

Ci sono ovviamente aziende che hanno chiuso in base alle disposizioni del Governo, altre che stanno chiudendo perché non ce la fanno, troppi pochi clienti. così sono 963 quelle che hanno comunicato la chiusura e fanno parte soprattutto del settore orafo e metalmeccanico. Poi c'è il mondo del commercio, della ristorazione, hotel. non mancano le aziende della moda, delle calzature, gli edili, gli autotrasportatori e gli alimentaristi.

Le aziende artigiane che hanno chiesto la cassa integrazione in deroga per i loro addetti

Sono 1119 le imprese che, a ieri sera, avevano fatto richiesta della cassa integrazione in deroga in provincia di Arezzo. Numeri enormi che destano grossa preoccupazione. Il 50% di queste fanno parte del comparto orafo e metalmeccanico, il 20% tra estetiste, parrucchiere e ritoratori, un 15% è rappresentato dalle aziende dell'ediliza e del legno e il 10% del tessile e dei chimici.

La preoccupazione nelle parole di Fabrizio Fabbroni della segreteria provinciale della Cisl

"E' un po' come dire che il mondo dell'artigianato è chiuso, siamo molto vicino alla totalità delle imprese ferme, resiste qualche forno, che ovviamente può stare aperto, ma ho ricevuto telefonate anche di fornai che non resistono più, mettono in cassa integrazione in deroga il loro dipendente e poi chiudono. Ho mezzo metro di pratiche sulla scrivania, una falcidia impressionante.

La preoccupazione è altissima su come e quando potremo ripartire e in quali condizioni, attendiamo di capire se veramente il primo settore al quale saranno tolte le limitazioni sarà proprio l'artigianato, come è stato paventato in questi giorni.

Le altre grandi aziende

A questa massa di piccoli imprenditori si sommano poi le grandi aziende che in ogni fase, anche di cassa integrazione, passano dalla contrattazione sindacale. In questo conteggio non ricade dunque Unoaerre ad esempio e nemmeno Prada che avendo sede legale a Milano è fuori dal conto provinciale. 

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