La nuova lista delle aziende che non chiudono e il nodo benzinai: stop a molti call center

Sindacati e aziende hanno in piedi un confronto continuo, soprattutto per quei casi limite che la prefettura dovrà stabilire se potranno aprire oppure no

Lavoro serrato e sfiancante per sindacati e rappresentanti delle imprese per dirimere il nodo delle aziende che possono aprire oppure no anche nel territorio aretino. Il ruolo centrale lo riveste la Prefettura, alla quale il Governo ha passato il compito di calare sul territorio il decreto che ha deciso la chiusura delle aziende non indispensabili. 

E tutto questo alla luce di una nuova lista di codici merceologici Ateco, la seconda, che è stata aggiornata proprio ieri dopo un lungo confronto tra le parti sociali. Non è ancora chiaro quali siano le ripercussioni sul tessuto economico aretino, ma le novità non mancano. Intanto sono scongiurati gli scioperi, almeno per il momento, in seguito all'accordo su una lista di attività produttive più stringente.

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I codici Ateco ammessi in maniera definitiva prevedono il mantenimento dei call center, ma non tutti: chiudono quelli che fanno chiamate in uscita e quelli per servizi telefonici a carattere ricreativo, possono operare invece quelli che ricevono telefonate in entrata che hanno contratti con soggetti che hanno attività economcihe che restano aperte.

Nuova lista codici ATECO-2

Chi resta e chi esce

Rispetto alla precedente lista il governo, in accordo con i sindacati ha tolto dalle aziende che possono restare aperte la fabbricazione di spago, corde, funi e reti e parte della filiera della fabbricazione della carta, cioè togliendo i codici 17.23 e 17.24. Sono stati tolti anche alcuni codici che riguardano i prodotti chimici come il 20.12, il 20.51.01, il 20.51.02, il 20.59.50, il 20.59.60. Tra le attività che sono state escluse, in questo secondo passaggio, c'è la fabbricazione di articoli in gomma e la fabbricazione di macchine per l'agricoltura e la silvicoltura, la fabbricazione di macchine per l'industria alimentare delle bevande e del tabacco, esce anche il commercio all'ingrosso di altri mezzi ed attrezzature da trasporto. Resta infine la fabbricazione di articoli in materie plastiche ma vengono esclusi i codici 22.29.01 e 22.29.02. 

Ci sono anche delle aggiunte: sono stati inseriti i codici per la fabbricazione di vetro cavo, di radiatori e contenitori in metallo per caldaie per il riscaldamento centrale e di imballaggi leggeri in metallo. Così come le attività di fabbricazione di macchine automatiche per la dosatura, la confezione e per l’imballaggio, di fabbricazione di macchine per l’industria della carta e del cartone, e le attività delle agenzie di lavoro temporaneo (interinale) per le attività che restano in piedi.

I benzinai

Tra le categorie in forte difficoltà c'è quella dei benzinai. Come racconta con dovizia di particolari Enrico Meacci nella sezione Motori di Arezzo Notizie. Sia le stazioni in autostrada che in città fanno davvero fatica a stare aperte perché, mentre i costi di gestione quotidiani scorrono e si moltiplicano, non ci sono le entrate medie che permettono di coprirli e non ci sono nemmeno le liquidità di denaro per fare nuovi acquisti di carburanti, visto che anche tutte le attività collaterali, dai marcket, alle pulizie della macchine, al cambio di olio e accessori è di fatto totalmente fermo. Le auto in strada sono poche, i carburanti non vengono consumati, pochissimi hanno bisogno di fare rifornimento. La minaccia dello sciopero o comunque della serrata non è ancora escluso anche se sindacati e governo sono al tavolo per trovare sostegni alla categoria da molte ore.

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