Mercoledì, 23 Giugno 2021
Economia

Merci a domicilio sì, ma con autocarro. A rischio le consegne di Pasqua, ma il Comune cerca una soluzione

Oggi è stata una giornata di polemiche e richieste di spiegazioni da parte di molti commercianti. Si cerca una soluzione adatta al momento per non impedire le consegne a domicilio a chi non ha un autocarro

Le consegne a domicilio sono autorizzate dal decreto del presidente del consiglio dei ministri, per tutti i settori merceologici. E così ristoranti, cartolerie, negozi di giocattoli di Arezzo si sono attrezzati di tutti i dispositivi di protezione individuali per consegnare direttamente alle abitazioni i beni ordinati. In questi giorni in particolare anche i pranzi di Pasqua.

Arezzonotizie ha scelto di sostenere i commercianti pubblicando chi fa le consegne a domicilio

Alcune richieste di informazioni su come potersi muovere sono giunte alla polizia municipale di Arezzo che ha risposto agli esercenti ricordando la legge in vigore che fa riferimento al codice della strada. Da lì è scoppiato il caso, dovuto a qualche fraintendimento e anche alle spese sostenute dai commercianti e dai ristoratori per avere i giusti contenitori, per approntare il piano di autocontrollo per i cibi nel rispetto dell'Haccp sulla lavorazione, conservazione e trasporto degli alimenti dal luogo di preparazione alle abitazioni.

Già perché, è vero che il decreto del presidente del consiglio dei ministri non ne fa menzione, ma il codice della strada prevede che, per poter effettuare le consegne a domicilio di prodotti aziendali, è necessario osservare alcune disposizioni di legge. I mezzi per il trasporto devono essere di categoria N1 cioè omologati come autocarro per il trasporto delle merci e deve essere un mezzo intestato alla ditta. In alternativa, come fanno i rider delle grandi catene di consegne a domicilio, possono essere utilizzati mezzi come bici e scooter. Non è possibile utilizzare l'auto omologata solo per il trasporto di persone, ma è consentito il noleggio da terzi. Ma quest'ultima è una modalità onerosa che gli esercenti vogliono evitare, perché in questo periodo di chiusura al pubblico e di isolamento sociale, stanno cercando di difendersi economicamente proprio con le consegne a domicilio, che dall'altro lato, facilitano anche i cittadini a restare a casa per molti beni che nelle case cominciano a scarseggiare.

Sul tema è intervento con una precisazione di questo tipo anche l'assessore alle attività produttive del Comune di Arezzo Marcello Comanducci: "Questo è così da sempre e vale in tutta Italia e purtroppo vale anche in questo momento di emergenza in quanto non sono stati fatti decreti ad hoc. Fermo restando che personalmente lo trovo assurdo e limitante per le tante aziende che stanno per fortuna continuando a lavorare e che forniscono un servizio alla collettività (limitando e riducendo le uscite) la legge è chiara e vale dalle Alpi alla Calabria, chi dice il contrario sbaglia."

Non c'è stata quindi una circolare più limitativa da parte delle istituzioni aretine, ma soltanto risposte messe nere su bianco che fanno riferimento al codice della strada.

"Detto questo, è già da diversi giorni che stiamo lavorando per capire se in qualche modo riusciamo a superare questo limite con qualche decreto locale ma la strada non è per niente semplice - spiega Comanducci - questo paese è burocraticamente arretrato, con normative complesse e macchinose e non è in grado di venire in contro alle aziende disintegrate da questo virus se non con decreti, dcpm, ordinanze o quant’altro. Stiamo lavorando tutti con le regole di un paese sano ma in un momento di guerra."

Le sanzioni

I ristoratori in particolare, che in questa settimana sono riusciti a prendere diverse prenotazioni per consegnare i pranzi di Pasqua a domicilio, sono in subbuglio e chiedono una soluzione di buon senso. Hanno fatto scorte e non vorrebbero vedersi sfumare questa seppur minore, ma importante entrata in cassa.

Anche perché le sanzioni previste dal codice della strada non sono affatto lievi. E' prevista una multa di 87 euro e la sospensione della carta di circolazione da 1 a 6 mesi. Se venisse violata la normativa del trasporto conto terzi che fosse svolto in forma abusiva invece la sanzione prevista è di 4.130 euro con fermo amministrativo del mezzo per 3 mesi.

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