Venerdì, 18 Giugno 2021
Economia

"Riapriamo il commercio". Negozi, botteghe e ristoranti aperti in segno di protesta

La manifestazione è stata coordinata dall'associazione commercianti con lo scopo di ribadire le difficoltà di questa categoria di imprenditori e lavoratori

Due ore e mezza con le serrande alzate in segno di protesta. Arriva anche ad Arezzo il flashmob organizzato dall'associazione commercianti. Con l'avvio della fase 2, come noto, molti esercizi pubblici non potranno ancora riaprire. Una misura che ha suscitato più di una polemica.

"Non ha senso trattare la Toscana come Codogno o il Piemonte, dove i contagi salgono invece che scendere". E' questo l'appello lanciato dai vertici regionali di Ascom che hanno invitato tutti gli imprenditori del territorio ad aderire alla mobilitazione indetta per oggi, lunedì 4 maggio. In segno di protesta, dalle ore 10.30 alle 13 saranno aperti negozi, botteghe, bar e ristoranti nonostante i decreti ministeriali ancora lo vietino. Serrande alzate, porte spalancate, luci accese, ma non si potranno ovviamente far entrare clienti. Queste le regole principali della mobilitazione. È poi richiesto di postare sui social la foto del proprio esercizio aperto utilizzando l’hashtag #riapriamoilcommercio. In alcuni punti strategici delle città saranno allestite tavole imbandite dove personaggi di spicco della categoria e della società saranno a disposizione (nel rispetto delle regole di sicurezza in vigore) per spiegare le ragioni della mobilitazione.

Nei giorni scorsi l’associazione ha chiesto infatti alla Regione Toscana e ai Prefetti toscani di farsi portavoce presso il Governo delle richieste della categoria: “anticipare al 4 maggio – anziché al 18 come previsto dal premier Conte - la ripartenza dei negozi al dettaglio”, spiega il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni. “Torniamo poi a ribadire l’assoluta urgenza di aiuti concreti per il settore: contributi a fondo perduto, moratoria fiscale e sostegno per pagare affitti e bollette. Misure che si affiancherebbero a quelle già previste dai Decreti Cura Italia e Liquidità, che si sono però rivelate da subito insufficienti a sostenere le imprese e l’occupazione in questo momento”.

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