"Arezzo sicura e viva", il plauso dei commercianti: "Annullamento Cosap, così le imprese tornano a respirare"

Più tavolini e dehors all’aperto, oltre ad essere funzionali per accogliere i clienti, disegneranno un volto più accogliente e vitale della città per i turisti ma anche per i tanti aretini che probabilmente dovranno rinunciare alle ferie per motivi economici

Alcune aree pedonalizzate nel fine settimana, dehors per ampliare all’esterno lo spazio dei locali, tavolini per consumare fuori protetti dalle larghe tese degli ombrelloni, banchi di ambulanti e antiquariato che espongono all’aria aperta i loro prodotti per catturare l’attenzione e colorare piazze e strade. “Così le nostre imprese possono progettare il nuovo volto estivo di Arezzo, grazie all’annullamento della Cosap e agli altri sgravi fiscali garantiti dal Comune, che ringraziamo per aver preso questa decisione nell’ottica non solo di sostenere in maniera concreta le imprese, ma anche di rendere la città più piacevole ed accogliente”, sottolinea la vicedirettrice della Confcommercio aretina Catiuscia Fei, “lo stesso obiettivo che ha ispirato il progetto sperimentale “Arezzo viva e sicura”, con cui la Giunta Ghinelli chiude al traffico alcune parti del centro storico nel fine settimana, proprio per dare più respiro ai locali”.
La cancellazione fino al 31 dicembre 2020 del canone per l’occupazione del suolo pubblico vale per bar, ristoranti, commercio ambulante (compreso antiquariato), spettacoli viaggianti fissi e stalli per hotel. “Insieme al Comune di Arezzo, anche altre Amministrazioni si stanno orientando per questa soluzione, che non equivale affatto ad una deregulation - sottolinea Catiuscia Fei - ma allenta i confini tra spazi esterni e spazi chiusi per permettere un po’ di normalità nonostante l’emergenza sanitaria sia ancora in corso. La città deve risultarne abbellita, più vitale ed accogliente, su questo punto siamo allineati con i nostri associati”.
“Siamo consapevoli di quanto questo costi alle casse comunali in termini di mancati introiti, ma l’alternativa sarebbe stata il vuoto totale perché in questo momento, con incassi più che dimezzati, è impossibile per loro affrontare altri costi”, fa presente la vicedirettrice della Confcommercio aretina. “Se non si aiutano le imprese a ripartire, quindi a salvare l’occupazione, non può esserci speranza di ripresa per nessuno. Quindi è importante che tutti facciano la propria parte, cominciando dalle istituzioni locali per la parte che compete loro”.
Gli imprenditori che volessero presentare per la prima volta la richiesta di occupazione dello spazio esterno potranno farlo grazie anche a Confcommercio, che mette a disposizione i propri uffici per il disbrigo delle pratiche necessarie.
“Rendere la città più accogliente diventa un dovere in vista dell’estate, quando è prevedibile che molti aretini resteranno a casa rinunciando alle ferie. E sarà anche un modo per presentarsi con la veste migliore ai turisti che arriveranno. Se gli stranieri sono ancora in forse, contiamo infatti sui connazionali, che da noi potranno trovare una destinazione dove natura e storia si bilanciano, con ampie possibilità di stare all’aria aperta in luoghi non affollati come i protocolli antiCovid-19 suggeriscono di fare”. 
Secondo il recente rapporto Confcommercio-Censis su fiducia, consumi e impatto del Covid-19, oltre la metà delle famiglie italiane non ha ancora programmato nulla per le vacanze estive e circa il 30% rimarrà a casa non avendo disponibilità economica (percentuale che sale al 57% per i livelli socio-economici bassi). Solo il 9,4% si permetterà il “lusso” di partire, ma con una riduzione di budget e di durata. “Anche alla luce di questi dati, e quindi della probabilità che molti aretini restino a casa, è bene prepararsi ad offrire una città piacevole da vivere, per non rinunciare a quel clima di leggerezza che è parte integrante della vacanza e che ci rafforza psicologicamente”, aggiunge Catiuscia Fei. 
L’indagine rivela poi che anche in provincia di Arezzo almeno quattro famiglie su dieci hanno visto una riduzione dell’attività lavorativa e del reddito a causa della crisi sanitaria e del conseguente lockdown; il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l’attività e il 23,4% è finito in Cig.
Dallo studio emerge inoltre che quasi sei famiglie su dieci temono di perdere il posto di lavoro e che resta molto ampia la fascia di chi, dopo la riapertura, guarda al futuro con pessimismo: il 52,8% vede “nero” per la propria famiglia, percentuale che sale al 67,5% con riferimento alle prospettive del Paese. Quanto ai consumi, infine, quasi una famiglia su quattro (il 23%) ha dovuto rinunciare definitivamente all’acquisto già programmato di beni durevoli come mobili, elettrodomestici o auto e quasi una famiglia su due (il 48%) a qualunque forma di vacanza (week end, ponti, Pasqua, vacanze estive).

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