Perché la vendemmia 2019 potrebbe essere memorabile. L'esperto: "Mai queste condizioni negli ultimi anni"

Parla il dottor Paolo Storchi, direttore Unità per la ricerca nella Viticultura del Cra di Arezzo: "Raccolta tardiva ed escursioni termiche diurne: possibile l'accumulo di aromi. E l'acidità garantisce lunga vita al vino"

Ad Arezzo c'è un'eccellenza nello studio della vite: si tratta dell'Unità per la ricerca nella Viticultura del Cra, ovvero il Consiglio nazionale per la ricerca e sprimentazione in agricoltura. L'attività dell'unità aretina si concentra sulla valorizzazione delle varietà di vite, sulle tecniche di coltivazione e difesa, sulle relazioni tra caratteristiche dei suoli e qualità delle uve e del vino. In particolare rispetto ai terroir dell’Italia centrale. E chi, meglio del direttore, il dottor Paolo Storchi, può dare indicazioni sulla vendemmia alla porte?

"Siamo in ritardo rispetto alle raccolte degli ultimi anni - dice -, in linea con le vendemmie di un tempo: si comincerà verso metà mese. Prima i bianchi, a partire dalle uve chardonnay, poi le nostre malvasie e il trebbiano. Quindi le uve rosse".

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Come mai?

"C'è stata una primavera molto fresca. Poi le ondate di calore estive hanno un po' frenato il ciclo delle piante. E così abbiamo una decina di giorni di ritardo. I mutamenti climatici si stanno riflettendo sull'agricoltura".

Parliamo della qualità dell'uva dell'annata 2019.

"Mediamente le uve sono sane. Non sono diffuse malattie fungine e questa è un'ottima notizia. In alcuni casi, purtroppo, i grappoli sono stati compromessi dalle grandinate, anche violente, che si sono registrate a più riprese nell'estate".

Ci sono gravi ripercussioni sulla quantità?

"Dipende dalle zone. In Valdarno la situazione è buona, ad esempio. Ad Arezzo ci sono stati danni a macchia di leopardo. In Valdichiana ci sono stati danni più diffusi. Da Marciano della Chiana fino ad Arezzo, ci sono aziende agricole che hanno perso fino al 50% del raccolto".

Cosa bisogna aspettarsi dalla vendemmia 2019?

"Molto dipenderà da questi ultimi giorni. Se non pioverà e se si manterranno condizioni di grande escursione termica diurna, la vendemmia potrebbe essere ottima, a patto di aver interpretato correttamente la stagione".

Se la vigna è stata gestita bene, le bottiglie del 2019 potrebbero essere memorabili?

"Diciamo che il vignaiolo deve essere stato particolarmente bravo quest'anno. Perché l'annata è stata complicata, difficile. Avendo lavorato bene tra i filari, la vendemmia potrebbe raggiungere un alto livello".

Ci sono annate paragonabili alla 2019?

"In realtà no. Questo meteo e questo clima rappresentano delle novità nel panorama degli ultimi anni. Offrendo però nuove possibilità ai produttori: più aromi, acidità, concentrazioni".

Ci sarà quindi un maggior accumulo di aromi?

"Sì, una vendemmia tardiva garantisce una varietà di profumi superiore. E la qualità del vino aumenta. Giornate calde con notti fresche favoriscono il processo: gli aromi si sintetizzano con le temperature alte, il caldo porta alla formazione di composti chimici aromatici nell'acino. Il successivo raffreddamento permette il mantenimento di questi composti che rischierebbero di dissolversi con il calore notturno".

Insomma, vini qualitativamente superiori e longevi?

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"E' possibile. La buona acidità è una delle garanzie per un grande invecchiamento. Tutte le tipologie di vino potrebbero trarre giovamento da queste condizioni, spumanti e bianchi fermi per freschezza e aromi, i rossi per presenza di colore e sostanze. Il rischio, con vendemmie precoci, è quello di ottenere vini piatti".

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