Confartigianato e Confesercenti sulle cave di Capolona: "La Cocci Inerti rischia di chiudere se non estrae"

La nota delle due associazioni di categoria: "Le cave non sono un fenomeno di cui aver paura e osteggiare. Tutt’altro: rappresentano un’opportunità"

“Fare impresa rispettando le regole e le norme non porta nessun rischio per la tutela dei territori e della popolazione e al tempo stesso consente di mantiene i livelli occupazionali”.

Per Confesercenti e Confartigianato "le cave non sono un fenomeno di cui aver paura e osteggiare. Tutt’altro: rappresentano un’opportunità e, a differenza del passato la normativa impone il complessivo recupero dell’area, garantito da idonea fijdussione che assicura la collettività sulla futura riqualificazione. L’escavazione di un’area, secondo le associazioni di categoria, consente in questo caso alla ditta Inerti Cocci, ma in generale a tante imprese del settore edile che hanno necessità di materiali, di reperirli nei nostri territori anziché importarli dalle regioni limitrofe, con eccessivi costi anche a danno per l’ambiente. Occorre quindi passare alla cultura che ciò che serve alla nostra economia si possa attingere dal territorio vivendo l’escavazione, per sua natura temporanea e transitoria, come un’azione utile anche dal punto di vista occupazionale". 

La mancanza di aree da escavare, infatti, porta la Inerti Cocci alla perdita occupazionale per l’interruzione del ciclo produttivo e di posti di lavoro per i dipendenti già occupati a causa della cessazione di attività; la chiusura dell’azienda provocherebbe ingenti ed irreparabili danni a tutta la filiera del settore, delle costruzioni, dei calcestruzzi, dei bitumi, delle infrastrutture e dell’edilizia in generale, inoltre causerebbe un significativo impoverimento del sistema economico aretino: risulta quindi comprensibile il forte interessamento delle nostre Associazioni di categoria, intenzionate a difendere l’economia in un territorio che già soffre da tempo della crisi che lo ha investito.

Sono parole del presidente di Confartigianato Arezzo, Ferrer Vannetti, e del presidente di Confesercenti Mario Landini, a proposito del rischio di crisi che investe la storica impresa Inerti Cocci, azienda artigiana attiva fin dagli anni ’50, che avendo esaurito le aree da coltivare per l’estrazione di sabbie e ghiaie è attualmente “a rischio chiusura, a causa dell’interruzione dei cicli produttivi per la mancanza di inerti”.

La nota delle associazioni di categoria

Secondo le due associazioni di categoria, su questo tema sensibile “vanno assolutamente evitate contrapposizioni tra Istituzioni locali, cittadini, imprese e Associazioni di categoria, perché tutti hanno un obbiettivo in comune, quello del benessere dei territori, della popolazione, dell’imprenditoria locale e quindi dell’occupazione dei lavoratori del settore”.

Questo scopo comune è di fatto realizzabile senza problemi secondo Confartigianato e Confesercenti perché “si fonda sul fatto che la storica ditta Inerti Cocci, affidabile e corretta da sempre, è assolutamente in grado di fare impresa rispettando quanto previsto dalle ultime normative regionali di settore e di tutela dell’ambiente e della popolazione”.

La questione riguarda un’area di cui la Inerti Cocci è titolare in località Vignoli nel comune di Capolona già inserita come giacimento potenziale nella proposta di Piano Regionale Cave fatta dalla Giunta Regionale Toscana al Consiglio ed in fase di esame da parte del consiglio regionale. Un’area che risulta libera da vincoli ostativi all’attività estrattiva” e “non sono presenti vincoli di natura paesaggistica, monumentale, o archeologica” che “giustifichino il mancato e definitivo recepimento dell’area in argomento come giacimento effettivo nel Piano Regionale Cave”.

Secondo il presidente di Confartigianato e di Confesercenti l’area si presenta con una forte vocazione ai fini estrattivi per la presenza di materiali di qualità.

Per questo, i rappresentanti delle due associazioni “anche alla luce di quanto indicato nel Piano Regionale Cave, chiedono alla Regione Toscana, che si arrivi all’approvazione del Piano Cave, con l’inserimento del giacimento consentendo alla ditta di proseguire la storica attività”.

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