Economia

Caso Sole 24 Ore, la Consulta orafa: "Frasi gravi, valutiamo azioni legali"

Nuovi interventi in merito all'inchiesta a puntate pubblicata sul Sole 24 Ore sul distretto orafo aretino. Ieri sera si è riunita la consulta orafa di Arezzo, che in giornata è tornata pubblicamente sull'argomento, dopo le parole del sindaco di...

Nuovi interventi in merito all'inchiesta a puntate pubblicata sul Sole 24 Ore sul distretto orafo aretino. Ieri sera si è riunita la consulta orafa di Arezzo, che in giornata è tornata pubblicamente sull'argomento, dopo le parole del sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli e dell'Associazione degli Industriali della Toscana del Sud. La consulta ipotizza anche l'uso delle vie legali per tutelare l'immagine del distretto aretino.

All'esito della riunione tenutasi ieri pomeriggio da parte della Consulta Orafa di Arezzo, alla presenza della Presidente pro tempore Alessia Gualdani (Sez. orafi-Confapi), Giordana Giordini (Sez. orafi-Confindustria) e Andrea Boldi (Sez. orafi Confartigianato) viene ribadita con forza l'amarezza per l'erronea rappresentazione del nostro distretto orafo negli articoli pubblicati negli ultimi giorni da "Il Sole 24 ore". La Consulta si schiera così a fianco di tutti quegli imprenditori orafi che, con grande fatica, in un momento di grave contrazione dei mercati esteri - gli unici, peraltro, ad assorbire le nostre produzioni - vedendo attaccato un intero distretto produttivo da un giornale economico di rilievo nazionale, qual è "Il Sole 24 Ore". Quest'ultimo, al contrario, dovrebbe in primo luogo contribuire ad esaltare distretti e produzioni di piccole e medie aziende, che con coraggio e determinazione continuano ad essere la colonna vertebrale del nostro Paese, soprattutto in termini di export. Sarebbe stato sufficiente, al netto delle narrazioni di "leggenda e storia", che si fosse rappresentato con un'analisi coerente, riscontrata nei fatti e non nelle anonime fonti, che il tessuto orafo aretino è costituito da migliaia di imprenditori, in molti fuoriusciti dalla Casa Madre "UnoaErre", che offrono lavoro a 11mila addetti, tra occupazione diretta e indotto. Imprese e piccoli imprenditori che sanno stare al passo con i tempi, che con le loro produzioni combattono la concorrenza di Paesi come Turchia e Cina e che, per far fronte alla crisi, hanno rivoluzionato prodotti e assetti organizzativi. Per questi motivi, la Consulta ritiene che l'articolo riporti frasi talmente gravi, da non poter soprassedere, rendendosi necessario un approfondimento legale, diretto alla proposizione di un'azione a tutela degli imprenditori, che sono stati oggetto di gravi accuse, anche solo per far parte di un distretto produttivo. La Consulta si schiera con altrettanta forza a fianco delle Procure della repubblica e delle Forze dell'Ordine che combattendo, indagando e condannando il malaffare, garantiscono la tutela degli imprenditori onesti.

Sul caso si sono poi espressi i consiglieri comunali del Pd Luciano Ralli, capogruppo ad Arezzo, e Alessandro Caneschi, segretario comunale del partito.

I servizi del Sole24ore sul settore orafo aretino "fondono" vari settori dell'informazione: nera, giudiziaria, economica. Con spunti, come lo stesso giornale ammette, di "leggenda". Una fusione dalla quale emerge un giudizio particolarmente inquietante sul settore orafo di Arezzo. Inquietante ma inaccettabile perché la valutazione finale trova il suo fondamento, leggende a parte, su vicende di natura penale. Non vogliamo entrare su esse se non per ricordare che la responsabilità penale è personale: se qualcuno ha commesso reati ne dovrà rispondere. Ma sul banco degli imputati salirà una persona, non una categoria. Se un giornale economico, per di più espressione di Confindustria, intende fornire informazioni sul settore orafo deve separare la storia di esso da quella di singoli casi. Arezzo deve il suo sviluppo economico alle confezioni e all'oreficeria. Non ci sono tesori della vecchia Yugoslavia alla base dello sviluppo del settore orafo. Ci sono imprese e imprenditori a cominciare, come evidenzia il marchio, dalla Unoaerre e quindi dalle famiglie Gori e Zucchi. E poi migliaia di imprenditori che per mezzo secolo hanno creato reddito e occupazione. Qualcuno ha sbagliato e ha commesso reati? Lo dica la magistratura e ci siano le conseguenti e doverose azioni. Anche le Associazioni di categoria ne prendano le distanze. Da questi reati non può però emergere, perché non corrisponde al vero, un quadro del settore orafo aretino dalle tinte fosche e inquietanti. Bene hanno fatto le Associazioni di categoria a rispondere in maniera forte ed unitaria. La nostra solidarietà va a tutte le nostre imprese, dalle più piccole alle più grandi, che quotidianamente sfidano il mondo in una sempre più complessa competizione globale garantendo occupazione e reddito per la nostra comunità. Dal Sindaco Ghinelli, da chi amministra la città, ci saremmo aspettati qualcosa di più della semplice solidarietà agli operatori del settore, noi proponiamo di invitare i giornalisti del Sole24ore ad Arezzo a visitare le nostre imprese, a conoscere davvero gli orafi aretini, imprenditori e lavoratori, la creatività e la laboriosità della nostra città.

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