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Caporalato, Coldiretti Arezzo: "Bene la legge, ma da noi tutto ok"

“Alla globalizzazione dei mercati deve ora far seguito quella delle regole, a sostegno di un commercio equo e solidale che valorizzi i prodotti di quei territori che si impegnano a tutelare il lavoro, ma anche a rispettare l'ambiente e la salute”...

"Alla globalizzazione dei mercati deve ora far seguito quella delle regole, a sostegno di un commercio equo e solidale che valorizzi i prodotti di quei territori che si impegnano a tutelare il lavoro, ma anche a rispettare l'ambiente e la salute".

Sono parole di Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo, che rilancia quelle del presidente nazionale Roberto Moncalvo a seguito dell'approvazione italiana della legge sul caporalato. "Con la legge sul caporalato - spiega ancora Marcelli - l'Italia si pone all'avanguardia nella tutela del lavoro nei campi, che va estesa anche ai prodotti importati, che sono ottenuti anche dallo sfruttamento del lavoro minorile che riguarda 100 milioni di bambini secondo l'Organizzazione Internazionale del lavoro".

Il presidente di Coldiretti Arezzo sottolinea poi che "occorre ora garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso di qualità che riguarda l'ambiente, la salute e il lavoro, con una equa distribuzione del valore. Se i prodotti agroalimentari italiani sono ora garantiti, sono molti i prodotti importati sui quali pesa addirittura l'ombra dello sfruttamento minorile".

"Queste forme di sfruttamento sono assolutamente assenti dalle nostre parti - rassicura a sua volta il direttore di Coldiretti Arezzo, Mario Rossi - anzi, i lavori stagionali, come in questo periodo, rappresentano un'importante risposta alla disoccupazione, visto che, per la raccolta dell'uva ormai praticamente conclusa, e per quella delle olive, appena partita e che si fermerà soltanto tra più di un mese, alla fine di novembre, si creano in provincia di Arezzo circa 2500 posti di lavoro stagionali".

"Fino a qualche anno fa erano principalmente i giovani - insiste Rossi - a voler fare l'esperienza della raccolta dell'uva, negli ultimi due o tre anni, anche per necessità, sono in aumento le persone di tutte le età che si impegnano in queste manzioni, magari perché hanno perso lavoro o perché non ce la fanno ad andare avanti. L'agricoltura sta quindi offrendo risposte concrete e corrette anche a queste fasce deboli della nostra società".

"Ma proprio per difendere la correttezza dei nostri agricoltori - spiega ancora Rossi - che hanno costi importanti per la manodopera nei momenti di raccolta dei prodotti, è assolutamente necessario combattere il fenomeno delle sfruttamento diffuso del lavoro a livello internazionale che finisce per minare la competitività delle nostre imprese messa in pericolo da importazioni selvagge e incontrollate".
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