Cantarelli, con il fallimento il dramma occupazionale per 250 famiglie. Flebile speranza su esercizio provvisorio

Amarezza, tanta amarezza, anche se la strada segnata, sembrava portare inesorabilmente verso il fallimento. Commissario, ministero e tribunale hanno messo in fila sempre lo stesso concetto “non sono arrivate, nemmeno all’ultimo tuffo, proposte di...

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Amarezza, tanta amarezza, anche se la strada segnata, sembrava portare inesorabilmente verso il fallimento. Commissario, ministero e tribunale hanno messo in fila sempre lo stesso concetto “non sono arrivate, nemmeno all’ultimo tuffo, proposte di acquisto valide.”

Così nella mattina del 16 maggio 2018 per la Cantarelli è arrivata in camera di consiglio la sentenza di fallimento con la nomina di due curatori, la dottoressa Lucia Stefani di Arezzo e l'avvocato Salvatore Sanzo di Milano che aveva curato la Cantarelli con l'incarico ricevuto nel pre concordato.

All'amarezza si affianca però anche la fatica estenuante per questi due anni e mezzo di amministrazione straordinaria che avrebbero sfiancato anche un dinosauro. I lavoratori sono stati al loro posto, hanno mandato avanti l'azienda con professionalità e dedizione, facendo corse contro il tempo pur di essere presenti in maniera dignitosa al Pitti, per preparare capi, per ordinare materiali. Sempre composti, numerosi alle assemblee, sempre più consapevoli che il fallimento non era evitabile. Con la difficoltà di tenere unite due compagini che la storia aveva diviso quelli a casa in cassa integrazione e gli altri al lavoro almeno fino a Pasqua, quando nessuno è rientrato nell'azienda di Terontola perché non c'erano nemmeno tessuti da lavorare per la produzione. Poi è subentrata anche la rassegnazione, la fine della pazienza per notizie che si sono rincorse, per passi avanti che sono tornati indietro, perché ogni volta per decine di volte si è sembrati ad un passo dalla soluzione, ma prontamente i fatti hanno detto altro.

Così dal momento in cui è stato negato il concordato ad Alessandro Cantarelli di tempo ne è passato tanto, così come tanti sono stati i nomi che si sono fatti per proseguire la storia dell'azienda, dall'aretino Emiliano Rinaldi a Pacenti con i bulgari, da Salvadori con i thailandesi, fino alla Proto Group di questi giorni. Ma in realtà nulla è successo. Anzi forse si è solo appesantita la posizione debitoria.

"C'è tanta amarezza per l'esito di questa vicenda perché nemmeno in quest'ultima frazione di tempo supplementare ci sono state offerte credibili. Il primo pensiero come sempre va ai lavoratori con i quali ci troveremo nei prossimi giorni in assemblea, per capire gli sviluppi futuri. Adesso ci metteremo in contatto con i curatori fallimentari per capire se ci sono le condizioni per l'esercizio provvisorio. Realisticamente non è che mi aspettassi il miracolo in zona cesarini, in due anni e mezzo se qualcuno avesse voluto comprare lo aveva già fatto."

Così parla uno dei sindacalisti che ha seguito passo a passo la vicenda Cantarelli, Guido Guiducci della Filctem Cgil che aggiunge:

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"Come si reagisce a questa notizia? Si resta colpiti, attoniti perché si chiude una grande storia aziendale, per le famiglie coinvolte, perché il fallimento rappresenta un disastro senza fine. Poi però dobbiamo essere razionali e pensare che siamo ai tempi supplementari dal punto di vista formale, il tribunale non ha chiuso tutte le porte, non ha decretato l'esercizio provvisorio perché dovranno verificarne le condizioni i due curatori, nonostante abbia già messo in evidenza la pesantezza del debito anche quello maturato durante l'amministrazione straordinaria. Questi tempi supplementari sono carichi di incognite ancora maggiori, si dovrebbero verificare così tanti eventi tutti in fila non facili, fino a che siano favorevoli gli stessi creditori."

Insomma la sofferenza nel cuore e la razionalità di una flebile speranza ancora aperta.

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