Economia

"Buste paga e contratti che non tornano, quanti stipendi non pagati". La fotografia dell'ufficio vertenze della Cgil

Le dimissioni telematiche, quelle vere, quelle obbligate, le buste paga che non corrispondono al contratto, le frasi tipo “io non so come fare a comprare il regalo di Natale a mio figlio quest’anno”. L’ufficio vertenze della Cgil di Arezzo è il...

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Le dimissioni telematiche, quelle vere, quelle obbligate, le buste paga che non corrispondono al contratto, le frasi tipo "io non so come fare a comprare il regalo di Natale a mio figlio quest'anno".

L'ufficio vertenze della Cgil di Arezzo è il vero front office del sindacato. Entrando e osservando i grandi scaffali con le cartelle marchiate scorrono sotto gli occhi i nomi di aziende che hanno fatto la storia economia e sociale del nostro territorio.

"Da un anno e mezzo - spiega il responsabile dell'ufficio Andrea Ghiandelli - sono le dimissioni telematiche che mettono in difficoltà i lavoratori. Il meccanismo, studiato per eliminare le dimissioni in bianco ha di contro creato troppa burocrazia, c'è chi non parla la lingua, chi non sa usare internet.

Abbiamo un fascicolo di oltre 1.000 domande di dimissioni in tutta la provincia di Arezzo - spiega ancora Ghiandelli - e purtroppo non tutte sono per scelta, sono di chi, nonostante abbia diritti da vantare non ce la fa."

L'80% dei lavoratori che si presentano all'ufficio vertenze hanno bisogno di fare controlli sulle buste paga, sul mancato rispetto del contratto e purtroppo molto spesso la busta paga e il contratto non coincidono, non viene riconosciuto lo straordinario, il notturno o il festivo, le ferie vengono imposte.

"Tra questi una buona parte, circa un 30% non riscuotono lo stipendio da tempo e quindi si rivolgono al sindacato per fare lettere di diffida e messa in mora e sperare in uno sblocco dei pagamenti, cercano sempre una soluzione bonaria. E quando la ditta non paga da tempo fungiamo da recupero crediti - spiega Ghiandelli - per importi che di solito vanno dai 1.000 a quasi 10.000 euro che si sono accumulati in mesi di lavoro non retribuito, durante i quali i lavoratori spesso hanno paura a farsi avanti, di perder fil posto di lavoro in conseguenza delle proprie azioni, chiedono informazioni e non vogliono quasi mai arrivare in tribunale."

"I casi sono tanti, ma sul tutti spicca quello di un lavoratore che ha ricevuto la proposta pagamento di 150 euro al mese rispetto ai 3.000 euro di arretrati, così che ci sarebbero voluti quasi due anni per recuperarli."

E poi come è cambiato il lavoro femminile:

"Prima le donne andavano al lavoro per la propria indipendenza e per continuare ad arricchire la propria famiglia, per mettere da parte risparmi, adesso è tutto cambiato, vanno al lavoro perché il marito lo ha perso, per evitare di entrare nella soglia della povertà. Poi ci sono genitori che vengono qui in ufficio e ci dicono che non sanno come fare a comprare un regalo di Natale al figlio. Si sentono soli rispetto allo Stato, rispetto all'ines che paga con tempi biblici e intanto le loro vite vanno avanti."

Gli ultimi casi:

La vicenda Securopol. Il tribunale fallimentare di Civitavecchia ha fissato l'udienza al prossimo 4 maggio. Il giudice dovrà decidere se accettare il concordato, oppure porre l'azienda sotto amministrazione controllata e cercare quindi un nuovo proprietario.

La Cedi, ultima della famiglia Despar. Anche questa ha chiuso. Per gli oltre 30 lavoratori, l'8 agosto è arrivata la lettera di licenziamento collettivo. Ma ancora ci sono da recuperare stipendi, giugno, luglio e quattordicesima, oltre al trattamento di fine rapporto. "Anche in questo caso i lavoratori hanno fatto da banca all'azienda" commenta Ghiandelli.

Gli addetti alle pulizie per il Comune di Arezzo. A fronte un taglio netto di ore, sono sempre le stesse le superfici da coprire. La retribuzione è calata del 30% e non è possibile segnare straordinari. "Un ente pubblico come il Comune non può non essere consapevole di cosa comportano questi appalti al massimo ribasso, ogni volta il risparmio è sulla pelle del lavoratori."

Il paradosso della Boninsegni. La corte d'appello di Firenze, annullando il fallimento della storica concessionaria aretina, ha decretato il pagamento delle spese processuali per la cifra di 10mila euro ai lavoratori, spedendo la notifica al rappresentante sindacale. D'istinto gli oltre 30 lavoratori si sono riuniti e hanno deciso di divedere queste spese.

"Volevamo dare un valore alla loro decisione e controbilanciare questa sentenza che ci pare assurda spiega il segretario generale della Cgil Alessandro Mugnai e così molti dei dipendenti del sindacato hanno donato una giornata di lavoro per alleggerire così il carico di spese da sostenere da parte di questi lavoratori che hanno solo avuto la colpa di aver richiesto, con le procedure previste dalla legge di poter recuperare gli stipendi e la liquidazioni che gli spettava."

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