Bertola: "Già manifestazioni di interesse per Banca Etruria". Il futuro, l'aretinità e il destino della bad bank

E' l'ultimo arrivato, eppure nel rimpallo di responsabilità per il pasticcio dell'azzeramento delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria ci mette la faccia: “Mi scuso con i risparmiatori, a nome dei colleghi che in passato hanno consigliato...

 

E' l'ultimo arrivato, eppure nel rimpallo di responsabilità per il pasticcio dell'azzeramento delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria ci mette la faccia: “Mi scuso con i risparmiatori, a nome dei colleghi che in passato hanno consigliato questo tipo di investimento. Però nessuno si sarebbe immaginato, fino a un mese fa, che in Italia una banca potesse fallire”.

Roberto Bertola da Saluzzo è diventato aretino da qualche settimana per guidare l'Etruria nei giorni della rinascita dell'istituto di credito cittadino dalle sue ceneri. Un'alba non luminosa come la rinnovata stabilità garantirebbe, ma rabbuiata dagli umori di un post fallimento tremendamente complicato da gestire. L'araba fenice rimane in ombra, pagando lo scotto mediatico delle polemiche che non distinguono tra vecchio e nuovo corso: le insegne dell'Etruria sono sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali, in apertura dei tg, associate a inchieste, a velenose dichiarazioni politiche, alla rabbia di centinaia di risparmiatori-manifestanti che si sentono traditi.

robeerto-bertola2-bancaetruriaIeri l'istituto ha annunciato la prima mossa della nuova gestione, con la cessione del pacchetto di maggioranza di Banca Lecchese a Oaktree Capital, uno dei maggiori investitori istituzionali al mondo. E all'orizzonte si scorgono già alcuni movimenti che riguardano il futuro della nuova Etruria, destinata ad essere ceduta nei prossimi mesi. Si parla di soggetti nazionali e stranieri, sia all'acquisizione singola di Bpel che del gruppo delle 4 nuove realtà nate a novembre dopo il decreto salva-banche. Tra i nomi dei possibili acquirenti circolano quelli della Investindustrial di Andrea Bonomi, Clessidra, Kkr, Blackstone, Cvc e altri.

AEREZZO BANCA ETRURIA

Sono le 18 passate, al secondo piano di via Calamandrei la giornata lavorativa di Bertola è ancora lunga ("Sono giorni intensi, mi capirà...") quando inizia la conversazione.

Lasciamo per un attimo il passato alle spalle e guardiamo al futuro, partendo dalle manifestazioni di interesse.

"Ce sono state di già, sia dall'Italia che dall'estero".

Quali sono i tempi della vendita?

"Non abbiamo ancora l'advisor per gestire tutti i passaggi dell'operazione, da individuare entro la fine dell'anno. Entro febbraio la messa sul mercato".

Attorno c'è la bufera, ma i numeri della nuova Banca Etruria sono importanti: 442 milioni di capitale sociale, 700 di liquidità. Quali sono le prospettive?

"Il radicamento territoriale è la cosa più importante. Partiamo da una grande base, pensi che la banca si è mantenuta viva e vitale anche nel periodo del commissariamento, peccato che i commissari non potessero comunicare la loro attività. In meno di anno sono stati erogati crediti per oltre 110 milioni".

E' arrivato da meno di un mese, ma ha un'idea delle potenzialità dell'istituto?

"Il salva-banche ha quanto meno tutelato i posti di lavoro. Qui ci sono grandi professionalità e una specializzazione sull'oro che non ho trovato da nessun'altra parte".

Quindi sul versante del personale i segnali che si sente di lanciare sono positivi?

"Confermo gli accordi sindacali presi. Magari dovrà cambiare qualcosa in direzione, i direttori dovranno abituarsi a tenere un pigiama in valigia".

C'è già un progetto definito attorno alla bad bank con le sofferenze delle vecchie Banca Etruria, Marche, CariFe e CariChieti?

"La bad bank si costituirà a breve e sarà gestita da Bankitalia".

La nuova Banca Etruria avrà un ruolo nella gestione della bad bank?

"Certamente, le competenze dei nostri dipendenti non possono essere escluse da questo processo. Occorrerà trovare la formula adeguata, probabilmente entreremo come service".

Come state vivendo il clamore mediatico attorno a Banca Etruria? E le ripercussioni? Da giorni ci sono annunci di chiusura di conti correnti.

"Ripercussioni fisiologiche. Però, bisognerebbe capire che il nostro è un istituto nuovo, con liquidità. Molto più solido di tanti altri. Sull'onda emotiva si possono fare scelte poco assennate. In questo momento Banca Etruria è nell'occhio del ciclone e da solo mi sto battendo per far comprendere come l'istituto, oggi, sia altro rispetto al passato. A questo proposito vorrei fare un appello alle istituzioni, alle associazioni di categoria, ai rappresentanti politici per spendere una parola per l'Etruria: presto io me ne andrò, ma questa rimarrà la banca del territorio di Arezzo".

Facciamo un passo indietro, al giorno dell'approvazione del salva banche. C'è stato un errore nel sottovalutare l'impatto delle perdite? Responsabilità: sono maggiori quelle di Governo e Bankitalia o l'indirizzo dell'Europa?

"Le responsabilità sono a metà strada. Il decreto è stato fatto in questo modo perché troppo ravvicinato all'entrata in vigore del bail in. D'altronde l'Europa è unita da una moneta e poco più. Nel formulare le regole del bail in non si è tenuto conto di differenze culturali notevoli. In Italia mai nessuno avrebbe pensato al fallimento di una banca prima d'ora. Non c'erano stati precedenti come nel mondo anglo-sassone".

Le ripercussioni per voi vanno aldilà delle perdite dei singoli azionisti e obbligazionisti subordinati.

"Il danno indotto è enorme. Si è creato il panico, anche per titoli remunerativi di una banca sana. Abbiamo perso la fiducia della nostra clientela più affezionata. La bufera politica, poi, non ha fatto che amplificare il problema. Sono 4 gli istituti coinvolti nel salva-banche, ma si parla sempre e soltanto dell'Etruria. Anche se errori sono stati fatti".

Nella vendita delle obbligazioni subordinate?

"Mi scuso con i clienti per i colleghi che hanno consigliato questo tipo di investimento, anche se, magari, in tempi non sospetti. Poi ripeto: nessuno immaginava che una banca italiana potesse fallire. Di certo i vertici hanno sbagliato il target a cui offrire questi titoli".

Altri errori?

"C'è stato un errore strategico. Noi siamo una banca retail, al dettaglio, e non corporate. Se il capitale finanziario viene frazionato in grosse fette, il rischio aumenta. Perché se ho perdite consistenti all'interno di una fetta piccola posso compensare, se le ho all'interno di una fetta grossa è più difficile farlo. D'ora in avanti ci concentreremo sul retail".

@MattiaCialini

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