Martedì, 15 Giugno 2021
Economia

Banca Etruria, Rossi: "36mila toscani coinvolti. Servono rettifiche al decreto"

"La vicenda del recente salvataggio di quattro banche Popolari colpisce fortemente centinaia di migliaia di risparmiatori. Nel solo caso di Banca Etruria, sono ben 36mila i toscani coinvolti, tra azionisti e obbligazionisti. Governo e Banca...

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"La vicenda del recente salvataggio di quattro banche Popolari colpisce fortemente centinaia di migliaia di risparmiatori. Nel solo caso di Banca Etruria, sono ben 36mila i toscani coinvolti, tra azionisti e obbligazionisti. Governo e Banca d'Italia hanno dato una soluzione alla crisi. Ma restano ancora aperti alcuni interrogativi e soprattutto non si salvaguardano i piccoli risparmiatori".

E' quanto afferma il presidente della Regione Enrico Rossi intervenendo sul tema caldo degli effetti del salvataggio di Banca Etruria e delle altre banche popolari su tanti piccoli risparmiatori, anche toscani.

Prosegue il presidente: "I punti critici, per quello che ho potuto appurare anche avvalendomi della collaborazione gratuita di esperti, sono principalmente tre: i parametri di svalutazione delle sofferenze bancarie; il tempo trascorso prima di intervenire per la soluzione della crisi; l'efficacia della vigilanza di Banca d'Italia su quanto stava accadendo".

Perché, in questo caso, si chiede Rossi, "le sofferenze sono state svalutate all'82,5% e non al 60-65%, come per le altre banche (comprese quelle intervenute nel salvataggio)? Perché si è atteso fino a questo punto? Banca Etruria, nella quale sono coinvolti i risparmi di migliaia di piccoli depositanti che hanno sottoscritto le obbligazioni subordinate, aveva in totale circa 10 miliardi di attivo al momento del commissariamento. Dopo 9 mesi di gestione straordinaria l'attivo si è ridotto a 7,1. Il tempo trascorso senza trovare una soluzione - dalla fine del 2012 Banca Etruria è sotto la lente di Bankitalia - ha contribuito ad aggravare la crisi fino a renderla irreversibile, con costi per l'erario che qualcuno ha già quantificato tra 1 e 1,5 miliardi".

Oltre a sollecitare una risposta a questi interrogativi, Rossi avanza "un paio di proposte a tutela di gran parte dei piccoli risparmiatori che hanno sottoscritto le "obbligazioni subordinate" delle quattro banche". "Innanzitutto - spiega - andrebbe fatta una divisione tra sottoscrittori "istituzionali" (es. Fondazioni, Fondi, Assicurazioni etc., certamente a conoscenza di cosa avevano acquistato e dei rischi sottesi) e i piccoli risparmiatori privati, che certamente hanno sottoscritto moduli e clausole fidandosi soprattutto delle rassicurazioni delle banche che gliele hanno vendute. Per i piccoli risparmiatori privati sarebbero possibili due soluzioni. La prima è quella di trasformare tali obbligazioni subordinate in strumenti partecipativi delle nuove banche e quindi condividere il destino dei nuovi azionisti. La seconda è di prevedere che gli eventuali, maggiori introiti da una gestione attiva degli 8,5 miliardi di sofferenze confluite nella "bad bank" vadano a ristoro dei piccoli investitori. Per questo credo si rendano necessarie rettifiche al decreto e ai provvedimenti della Banca d'Italia".

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