Banca Etruria, i nostri risparmiatori hanno tutte le ragioni

E’ smaccato il tentativo di dimenticarsi dei risparmiatori della vecchia Banca Etruria espropriati, e più in generale del pericolo al quale è soggetto in Italia il risparmio. Contando sia sul fatto che una parte dei nostri risparmiatori dovrebbero...

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E’ smaccato il tentativo di dimenticarsi dei risparmiatori della vecchia Banca Etruria espropriati, e più in generale del pericolo al quale è soggetto in Italia il risparmio. Contando sia sul fatto che una parte dei nostri risparmiatori dovrebbero essere risarciti, seppur con lo sconto, sia sulla proverbiale distrazione degli italiani per i fatti che non li riguardano direttamente. Distrazione che cesserà immediatamente con la prossima confisca di altri incolpevoli risparmiatori che hanno investito in altre realtà, perché proseguendo su questa strada questo purtroppo avverrà. E’ solo una questione di tempo. Grosso modo lo stesso ragionamento che verrà seguito per le ben più tragica, ed imparagonabile, vicenda del rischio sismico in Italia. Quando sarà cessata l’onda di commozione del recente dramma, e nonostante che si è giurato di mettere in sicurezza come per miracolo dalla sera alla mattina la metà del patrimonio edilizio italiano, la cosa andrà nel dimenticatoio e poco o niente di concreto verrà fatto. Disgraziatamente sino alla prossima tragedia. Ma tornando ai nostri risparmiatori le disparità di trattamento con situazioni analoghe sono evidenti. Con un arzigogolo o un altro in Italia sono stati salvati negli ultimi mesi tutti gli obbligazionisti subordinati bancari, a parte i nostri. Anche la vicenda di Monte dei Paschi è emblematica, e singolare. Al di là di come andrà a finire la partita, è in corso da parte del Governo un disperato tentativo di evitare lo scempio che hanno subìto i nostri obbligazionisti subordinati ed i nostri azionisti. Per esempio ultimamente si parla apertamente di conversione volontaria delle obbligazioni subordinate in azioni. E’ una idea balorda, visto che l’obbligazionista subordinato è un creditore della banca che deve percepire un interesse per il prestito che ha fatto e ritirare il suo capitale alla scadenza, mentre l’azionista è un comproprietario della banca. E’ un’idea già vista all’opera nelle banche in Grecia, e già questo la dice lunga. E’ una idea che se mal impostata produrrà un durissimo contenzioso legale, ma almeno si nota uno sforzo diverso nell’affrontare la questione. Dicono i maliziosi che i timori del Governo per l’esito del referendum costituzionale del prossimo novembre abbiano consigliato questa volta una maggiore prudenza. Ma almeno sembra che il Governo questa volta abbia capito, per un motivo o per un altro, l’esigenza di non affossare nel modo peggiore, ed in nome di un presunto efficientismo nord europeo peraltro applicabile sempre e soltanto a casa degli altri, il Monte dei Paschi e chi vi ha investito in buona fede. Almeno questa volta possiamo sperare di non assistere all’esproprio dei crediti in sofferenza della banca, anzi delle banche “risolte”, messi non si sa perché in un’altra società invece di restare dove erano a costituire il patrimonio a garanzia dei creditori, degli obbligazionisti e dei soci. Crediti ceduti peraltro a valutazioni che, per come si dice essere originate, hanno suscitato diffuse perplessità e provocato esposti all’Autorità giudiziaria. Interessante sarà vedere quando questi crediti verranno venduti chi, e se, ci guadagnerà e quanto. Insomma su Monte dei Paschi Lorsignori stanno cercando di agire diversamente, seppur con la solita subordinazione ai diktat europei, o presunti tali, forse anche molto utili a qualcuno. Ma questo aumenta le disparità di trattamento che hanno subìto la nostra banca ed i nostri risparmiatori. Non ci vuole di essere costituzionalisti per comprendere che l’intervento pubblico, per quanto maldestramente mascherato, che viene fatto su Monte dei Paschi per un minimo di parità di trattamento poteva, e doveva, essere fatto anche sulla vecchia Banca Etruria. E come per Monte dei Paschi i vecchi soci potevano mantenere una quota di proprietà, e magari come per Monte dei Paschi i vecchi soci potevano, se interessati, partecipare alla ricapitalizzazione senza vedersi scippare silenziosamente la banca sotto il naso. Ammesso che sia stata realmente scippata, visto che c’è chi ritiene che in punto di diritto la cosa sia opinabile. Guardiamoci in faccia: quello che sta avvenendo da un po’ di tempo intorno alle banche italiane non è affatto chiaro. O per meglio dire una cosa è chiara: gran parte del sistema bancario italiano improvvisamente ha iniziato ad andare a pezzi partendo proprio dalla vecchia Banca Etruria. E non è credibile la comoda ipotesi che questa banche fossero tutte gestite da malandrini o incompetenti tanto abili da turlupinare, per anni ed anni, le tante Autorità deputate ai controlli. Evidentemente le ragioni principali sono altre, e dovranno essere comprese. Ma per tornare ai nostri risparmiatori la cosa che fa maggiormente arrabbiare, usiamo questo eufemismo, è che a questo punto è evidente, repetita iuvant, come lo scempio subìto lo scorso novembre dai risparmiatori che hanno investito nella vecchia Banca Etruria, sia gli obbligazionisti subordinati quanto gli azionisti, poteva essere evitato con mezzi domestici. In realtà dovevano essere scelte strade diverse visto che in Europa gli esempi non mancano. Tipo la Polonia che sta pensando di nazionalizzare le banche a suo tempo privatizzate, o la Germania che continua tranquillamente a capitalizzare le banche con denaro pubblico. Ma per fare questo sarebbe stato necessario andare alla scontro con la Commissione europea, o per meglio dire con la signora Merkel e dintorni. Tutte cose che sono molto al di là di quello che si può pretendere dall’attuale Governo. Tra l’altro, e non è un dettaglio, non si sarebbero create tutta una serie di incertezze giuridiche che probabilmente non mancheranno di manifestarsi. Insomma volendo le cose potevano andare molto, molto diversamente e non trovarci tutti in questo pasticcio. O forse il progetto di qualcuno si è un po’ ingarbugliato cammino facendo per eventi inaspettati? Forse anche per la nostra imprevista e decisa reazione?

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