Economia

Banca Etruria, dal verbale di Bankitalia i retroscena: sofferenze stratosferiche, fino a 3 miliardi di "crediti cattivi"

I retroscena sono inquietanti. Emergono solo oggi, da un articolo di Sole 24 Ore che è andato a "spulciare" il verbale scritto dopo che i funzionari di Banca d'Italia  lo scorso 11 febbraio irruppero nella riunione del Cda di Banca Etruria. Ne...

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I retroscena sono inquietanti. Emergono solo oggi, da un articolo di Sole 24 Ore che è andato a "spulciare" il verbale scritto dopo che i funzionari di Banca d'Italia lo scorso 11 febbraio irruppero nella riunione del Cda di Banca Etruria. Ne emerge, in tutta la sua gravità, lo stato della banca aretina che, stando quanto riportato dal quotidiano, "era tecnicamente fallita".

Nonostante le misure prese da Bankitalia nel periodo precedente a febbraio (numerose ispezioni si sarebbero svolte a partire dal 2012, con tanto di mega sanzione al Cda di 2,5 milioni di euro), Banca Etruria continuò a perseverare in una serie di azioni che portarono al commissariamento. Poi l'epilogo a fine 2014: dopo che via Nazionale impose svalutazioni sui crediti malati per oltre 600 milioni, si ebbe una perdita d'esercizio che arrivò a 517 milioni euro. Quella perdita, secondo Sole 24 Ore, avrebbe azzerato il patrimonio netto dell'istituto di credito che era di circa mezzo miliardo. In pratica il patrimonio si era dissolto.

Ma come si era arrivati a tanto? A finire nel mirino è la gestione. E i dati mostrano in modo crudo cosa stesse accadendo: i 13 ex amministratori e i 5 ex sindaci avevano cumulato ben 198 posizioni di fido a loro concessi, per un totale di 185 milioni. Di questi 90 milioni non verranno restituiti, finendo tra i prestiti in incaglio e sofferenza. Un cifra che pare essere solo la punta di un iceberg tanto che gli ispettori di Vigilanza rilevano un'enorme mole di crediti cattivi che a fine 2014 arri ano a ben 3 miliardi. "Un record assoluto nel sistema bancario italiano - chiosa Sole 24 Ore - dato che vale il 40% degli impieghi dell'istituto aretino". Non solo, due terzi di questa cifra (ovvero due miliardi), secondo gli ispettori risultano essere sofferenze: e se si pensa che il capitale era di circa mezzo miliardo (poi azzerato dalla svalutazione) ne emerge una situazione senza possibilità di ritorno.

Una situazione che ha portato al dramma delle migliaia di risparmiatori oggi pronti a manifestare per riavere quanto investito. Persone che hanno perso i risparmi di un'intera vita acquistando - senza rendersi conto dei veri rischi - obbligazioni subordinate. Aretini e non solo che oggi chiedono al Governo di trovare una equa soluzione.

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