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Martedì, 17 Maggio 2022
Economia

In provincia di Arezzo 1.819 nuove imprese. Iscrizioni in crescita ma non raggiungono i livelli pre pandemia

Positivo il dato occupazionale secondo le rilevazioni di Movimprese per l'anno 2021. Guasconi, presidente camera di commercio: "Migliora l'economia provinciale ma restano molti i fattori di rischio"

Lo scorso anno in provincia di Arezzo sono nate 1.819 nuove imprese rispetto alle 1.627 dell’anno precedente (con una crescita dell’11,8%) mentre le cessazioni (escluse quelle d’ufficio) che erano state 1.758 alle fine del 2020 sono scese a 1.529 (con una contrazione del -11,5%). Nel 2021 quindi in provincia di Arezzo, secondo i dati del registro delle imprese della Camera di Commercio, sono presenti 36.962 sedi d’impresa. Se a queste si aggiungono le unità locali, il dato complessivo è di 45.147 unità.

I dati sono quelli forniti da Movimprese e raccontano che comunque, dopo la frenata imposta nel 2020 dal lockdown e dalla fase acuta dell’emergenza Covid, il rimbalzo della natalità non ha permesso il pieno recupero del dato pre-pandemia, con un gap di 114 aperture in meno rispetto al 2019.

“I dati relativi alla demografia imprenditoriale - evidenzia il presidente dell’ente camerale Massimo Guasconi – confermano il miglioramento delle prospettive dell’economia provinciale. Nel 2021 così come nel 2020 gli interventi e gli aiuti pubblici che hanno accompagnato le sospensioni o le restrizioni all’esercizio di diverse tipologie di attività economiche hanno determinato un effetto “surplace” nelle chiusure di aziende. Le 1.529 cessazioni di attività rilevate lo scorso anno costituiscono infatti il valore più basso dell’ultimo decennio, persino più contenuto di quello già record registrato nel 2020. Questo ci porta a valutare con estrema cautela lo stato reale del sistema imprenditoriale che, in questo periodo, è alle prese oltre che con l’emergenza sanitaria anche con altri fattori di rischio ad iniziare dall’andamento dei costi energetici.”

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“Nel 2021 il saldo provinciale tra iscrizioni e cessazioni è stato pari a +290 unità – spiega il segretario generale dell’ente Marco Randellini - tornando così al segno positivo dopo quattro anni caratterizzati dal segno meno. Se si analizza l’andamento della nati-mortalità per i settori più significativi del nostro sistema economico si evidenzia una flessione dell’agricoltura, -0,8% (- 46 unità) e del manifatturiero, -1,7% (-91 unità). All’interno del manifatturiero la moda perde 29 imprese ( -2,8%), la gioielleria-oreficeria passa dalle 1.361 imprese del 2020 alle 1.339 del 2021 ( -1,6%). In flessione dell’1,2% il commercio all’ingrosso e al dettaglio (che perde 97 imprese) e il settore turistico (alloggi e ristorazione) che perde 38 sedi d’impresa (-1,5%). Continua a crescere, grazie soprattutto alle agevolazioni fiscali nell’edilizia, il settore delle costruzioni (+1%, 53 imprese in più rispetto al 2020) e crescono le imprese nei servizi più innovativi e specializzati come, ad esempio, le attività finanziarie ed assicurative, i servizi di informazioni e comunicazione e le attività scientifiche, professionali e tecniche.”

“Per quanto riguarda l’andamento occupazionale - prosegue il segretario generale - le localizzazioni d’impresa presenti nel territorio hanno fatto registrare una crescita di 1.770 occupati pari al +1,5%. Si è infatti passati dai 115.624 occupati del 2020 ai 117.394 del 2021.Tornando alle imprese, quelle femminili a dicembre 2021 erano 8.724 in provincia di Arezzo, quasi stabili (-0,1) rispetto al 2020 grazie soprattutto ad una decisa crescita nel terziario: attività finanziarie e assicurative (+7,9%), attività professionali e tecniche (+7,2%), servizi informazione e comunicazione (+3,3%). Nel loro complesso quindi le imprese in rosa rappresentano il 23,6% del totale delle imprese aretine con una distribuzione più elevata nel commercio, in cui opera poco meno di una impresa femminile su quattro (2.005 imprese, 22,9% del totale), nell’agricoltura (1.662 imprese, 19,1% del totale) e nel manifatturiero (1.131 imprese, 12,9% del totale). Le imprese giovanili (imprese in cui la partecipazione di controllo e proprietà è detenuta in maggioranza da persone di età inferiore a 35 anni) con sede in provincia di Arezzo sono 2.763 e rappresentano il 7,5% del totale delle imprese aretine. Rispetto al 2020 la flessione è stata del -1,4% ma si tratta di una contrazione causata soprattutto dal fatto che la classe imprenditoriale è soggetta ad un progressivo invecchiamento, ragione per cui i saldi positivi della demografia imprenditoriale giovanile non riescono a bilanciare i flussi negativi dovuti al passaggio degli imprenditori al di sopra della soglia dei 35 anni.”

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“Infine il dato relativo alle imprese straniere della provincia di Arezzo - conclude Marco Randellini - quelle cioè in cui la partecipazione di persone (titolari di carica o di quote societarie) non nate in Italia risulta complessivamente superiore al 50%. Nel 2021 risultano cresciute del 5,4%, arrivando a toccare quota 4.631. Circa una su tre (31,9%) opera nel settore delle costruzioni e più di una su cinque nel commercio (22,1%). Presenze significative anche nel manifatturiero (15,2%), nell’agricoltura (6,3%) e nei servizi di alloggio e ristorazione (6,1%). Per meglio analizzare questo processo di continua crescita che va in senso contrario rispetto a quello degli imprenditori di nascita italiana (-1,2%) si possono esaminare i dati dei titolari di carica secondo la loro nazionalità. Innanzitutto, fra gli stranieri la crescita non è assolutamente omogenea: anche nel 2021 i soggetti extra-comunitari sono infatti cresciuti di più rispetto ai comunitari (+6,9% contro +4,4%). Fra i comunitari tutte le principali nazionalità sono in aumento: a cominciare dalla nazionalità romena (che rappresenta circa il 68% dei comunitari) che nell’ultimo anno presenta una crescita del 6,0 %, per proseguire con i tedeschi (+2,2%) e i polacchi (+6,2%). Stabili i francesi mentre prosegue la flessione dei britannici (-3,5%) che, a fini statistici, vengono ancora considerati comunitari. Anche fra gli extra-comunitari crescono tutte le principali nazionalità, ma con passo molto diverso: spicca fra tutte la crescita dei nigeriani (+23,5 %), dei pachistani (+12.3%) e degli albanesi (+13,1%) che costituiscono con il 16,4% la nazionalità di gran lunga più numerosa fra gli imprenditori extra-comunitari.”

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