Martedì, 15 Giugno 2021
Economia

Arezzo Intour punta sul "turismo slow". Comanducci: "Città del Natale 2020? Vedremo"

Uno sguardo al "dopo virus" e al futuro del comparto turistico locale tra incognite sanitarie e progettualità. Il presidente della fondazione: "Difficoltà per tutti ma ce la faremo"

Puntare su un turismo domestico, lento, ecologico e quanto più possibile sicuro. Gli obiettivi da perseguire per la ripresa, secondo il presidente della fondazione Arezzo Intour Marcello Comanducci, sono proprio questi. Un cauto e graduale ritorno alla normalità dove le attività di accoglienza dovranno concentrarsi sulle esigenze di un pubblico composto, come è facilmente prevedibile, soprattutto da italiani.

"L'incognita più grande, è evidente, restano i tempi - spiega Comanducci - Dobbiamo sconfiggere il virus prima di pensare a qualsiasi altro passo. Ma nonostante questo, credo, che guardare al futuro non sia sbagliato. In questo senso l'attività di promozione ideata da Intour ha dovuto necessariamente rimodularsi. L'emergenza sanitaria ha portato con sé importanti ripercussioni sul comparto turistico. Ma sono certo che, se i tempi dell'epidemia lo consentiranno, i prossimi mesi potrebbero vedere una cauta ripresa delle attività del terziario". 

Interrogativi e dubbi sono d'obbligo. Così come altrettanto in forse, al momento, è la fattibilità di grandi eventi e manifestazioni. "E' presto per pensare a quale futuro attenderà la Città del Natale 2020 - continua Comanducci - le variabili sono numerose. La prima è quella della sua realizzabilità in rapporto alle misure sanitarie che verranno definite nei prossimi mesi. La seconda invece, riguarda l'aspetto emotivo visto che le persone potrebbero non sentirsi a loro agio in luoghi affollati. Sicuramente questa categoria di iniziative sarà tra le ultime che verranno fatte ripartire. Vedremo nei prossimi mesi come sarà organizzata la nostra quotidianità e poi valuteremo. Discorso analogo quello che riguarda la Fiera Antiquaria per la quale serviranno azioni mirate".

Innegabili anche le difficoltà economiche che, come per qualsiasi altro comparto della vita pubblica, hanno investito anche la fondazione Intour. "Al momento - sottolinea Comanducci - dobbiamo fare i conti con 400mila euro in meno. La cifra trova giustificazione nel mancato incasso della tassa di soggiorno, vendita di merchandising e servizi ai turisti. Abbiamo fatto dei tagli importanti alle spese ma le difficoltà, come per tutti, ci sono. Ci auguriamo che i tempi siano dalla nostra parte e che si riesca a tornare ad una graduale normalità. Viceversa, le ricadute potrebbero essere davvero pensati. Le amministrazioni pubbliche avendo sospeso i pagamenti di tasse ed imposte dovranno affrontare problematiche importanti e gli investimenti sul turismo potrebbero assottigliarsi. E' per questo che lancio un appello ai privati. Chi ha disponibilità di dare supporto al nostro lavoro lo faccia perché, l’esperienza mondiale ci insegna che ogni euro investito in turismo torna più che triplicato nelle tasche di attività ed esercizi. Ne beneficeremo tutti, non soltanto poche categorie".

Stando alle indagini condotte dalla stessa fondazione Intour, il 2020-2021 sarebbe stato un anno vocato al turismo slow. "Già prima della pandemia - spiega Comanducci - si parlava di trend in questo senso. Arezzo è sicuramente molto avvantaggiata perché le dimensioni della nostra realtà rispondo bene a queste esigenze. Tranquillità, poco affollamento e piccole strutture. Caratteristiche che non mancano alla nostra realtà e che, sono certo, si riveleranno preziose nei mesi di ripartenza. Per questo i nostri sforzi come fondazione andranno tutti in questo senso. Incentivare gli aretini e gli italiani ad usufruire e godere di esperienze in agriturismi, eremi, case vacanze oppure in nella nostra città è un punto su cui ci batteremo. Restano le incognite legate alle riaperture dei grandi alberghi e del turismo congressuale. Vedremo. Nel frattempo continuiamo a proteggerci perché solo così torneremo prima possibile alla normalità". 

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