Arezzo Fiere, la riunione tra i soci pubblici e nuova unità d'intenti. Merelli: "Cda mutilato non a norma di statuto"

Ieri una riunione dei soci pubblici per trovare una linea comune d'intenti e d'azione

Elio Vitali e Andrea Boldi

Arezzo Fiere, un capitolo in sospeso tra il 2018 e il 2019. Da alcune settimane il cda è monco di tre membri che rappresentavano in sostanza il Comune di Arezzo e la Provincia. Due degli enti pubblici proprietari di quote della società. Sono rimasti in carica, nonostante lo statuto preveda un consiglio di amministrazione ocmposto dai 5 ai 9 membri, il presidente Andrea Boldi e il suo vice Elio Vitali, espressione della Regione Toscana che con il 40% è il socio di maggioranza. 

Ieri sera proprio i soci pubblici hanno tenuto una riunione, perché quella di Arezzo Fiere è una patata bollente e gli enti non possono scaricarla visto la strategica funzione del centro convegni per il territorio aretino e per il tessuto economico.

Cosa trapela? I soci pubblici hanno trovato una linea comune d'azione. Tutti si sono espressi sul fatto che in questi anni sia mancata la figura di un direttore e che non ci sia stato un piano industriale adeguato, anche la Regione si sarebbe espressa in questi termini. 

Ma in parole povere cosa significa? Da tenere in considerazione ci sono almeno tre cose. L'attuale cda in carica ha la sua naturale scadenza al 30 aprile del 2019. Ci arriverà? Ad oggi pare di sì, ma probabilmente con alcune limitazioni nell'operato. Poi il bilancio da approvare e la questione delle fiere orafe.

"Noi diciamo che questo consiglio non è titolato ad approvare il bilancio ad esempio, perché è mutilato nei suoi componenti" ha commentato nella conferenza stampa di fine anno l'assessore alle partecipate Alberto Merelli, "Il resto è tutto da vedere, ma noi abbiamo sempre mandato messaggi chiari e coerenti, preso posizioni critiche in tempi non sospetti alle quali si sono accodati poi altri soci." E se anche il bilancio potesse essere approvato, in ballo c'è la terza e forse più delicata questione, quell'operazione da considerarsi di amministrazione straordinaria che è il tentativo di cessione totale delle fiere orafe a Ieg. 

Sono ore di attesa anche se appare chiaro che, i soci pubblici che sono usciti, non abbiano nessuna intenzione di rientrare in questo momento nel cda così composto. 

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