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"Apocalisse economica ad Arezzo"

L'allarme di Marco Turcheria, segretario Ugl Arezzo: "La situazione economica della provincia aretina era già in forte crisi, la decisione di lasciare la Toscana ancora una settimana in zona arancione favorirà il trend negativo in maniera sostanziale"

Nota di Marco Turcheria, segretario Ugl Arezzo.

"La situazione economica della provincia aretina era già in forte crisi e la decisione di lasciare la Toscana ancora una settimana in zona arancione favorirà il trend negativo in maniera sostanziale. Una grande fetta dell'economia provinciale è basata sul turismo e sulla ristorazione, settori che a causa dell'emergenza sanitaria in corso erano già stati abbondantemente colpiti, per i tanti negozianti presenti però c'era una piccola speranza di salvare un anno maledetto con le festività natalizie, cosa che adesso sarà molto difficile che avvenga date le restrizioni che tutti i cittadini residenti e non dovranno rispettare. Come se non bastasse il giorno dopo in cui dovremmo ritornare zona gialla entreranno in vigore le regole speciali previste per le festività natalizie, costringendo così Arezzo ad affrontare 2 mesi consecutivi di restrizioni. C'è un forte rischio di superare un'ipotetica linea di non ritorno che provocherebbe ulteriori e definitive chiusure, con la conseguente perdita di lavoro e il successivo abbandono delle grandi aziende che si vedranno costrette a migrare verso altri territori mettendo a rischio l'intero tessuto sociale del nostro territorio. Non si può pensare di combattere un virus solo rinchiudendo le persone, conclude Turcheria, vanno fatti investimenti mirati nella sanità, nella ricerca e sviluppo, con programmi ben precisi e strutturati, ma soprattutto va data la possibilità alle persone di mantenere uno dei diritti fondamentali che dà dignità all'uomo, il lavoro. Non è pensabile affidarsi solo agli aiuti statali che, quando termineranno, lasceranno un vuoto incolmabile e una povertà su larga scala che metterà a rischio non solo l'economia ma anche la nostra storia e le nostre abitudini".

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