"Tra poco scompariranno tutte le imprese di costruzioni"

La dura nota di Igor Michele Magini, presidente di Ance Arezzo, in merito alla richiesta di proroga dello split payment che il Governo avrebbe avanzato a Bruxelles

“Tra poco in Italia non ci saranno più imprese di costruzioni”. Così dichiara il presidente di Ance Arezzo (la sezione costruttori di Arezzo di Confindustria Toscana Sud) Igor Michele Magini in merito alla richiesta di proroga dello split payment che il Governo avrebbe avanzato a Bruxelles.

“Se veramente sarà confermata, la richiesta che il Governo avrebbe avanzato in Europa sarà l’ennesima prova che invece di voler aiutare le aziende si fa di tutto per farle chiudere – dice Magini - per le imprese che stanno affrontando con coraggio questa durissima crisi rappresenterebbe infatti la mazzata finale. Non dimentichiamoci che quello delle costruzioni è un settore che è già in forte difficoltà ed è affossato e bloccato da una marea di norme e di pastoie burocratiche che gli impediscono di fatto di poter lavorare – continua Magini - basterebbero poche norme, semplici e chiare: è quello che stiamo chiedendo a livello nazionale, insieme allo sblocco delle risorse pubbliche, incagliate da anni e che potrebbero, una volta smobilizzate ed usate, avviare un effetto volano per l’economia e l’occupazione – spiega Magini – questo è quello che servirebbe per 'riaccendere' e far crescere il Paese e non la richiesta di proroga di una norma ingiusta che drena 2,5 miliardi all’anno alle imprese con la scusa che si vuole combattere l’evasione".

Ma cosa è lo split payment? Le imprese che lavorano per il settore pubblico subiscono la mancata riscossione dell'imposta sul valore aggiunto, l'Iva, che, pur rappresentando una partita di giro, consentiva alle imprese di avere maggiore liquidità per fronteggiare le spese correnti. Di fatto, le pubbliche amministrazione possono versare l'Iva direttamente allo Stato.

Magini continua: "In realtà servirebbe solo per fare cassa e subito a danno di tante imprese oneste. Infatti, con l’entrata in vigore della fatturazione elettronica, che consente di controllare in modo capillare i versamenti, è venuta meno anche la motivazione originaria che aveva spinto 5 anni fa il legislatore ad adottare questa misura che peraltro, a detta di Bruxelles, doveva e poteva avere solo carattere temporaneo. Aggiungiamo che, visto che l’Italia è fanalino di coda dell’Ue per rimborso Iva - 63 settimane di media contro quella europea di 16 -, significa che le imprese dovranno aspettare anni per riavere il proprio credito. E’ evidente che si vuol far pagare ancora una volta alle imprese i costi sostenuti dallo Stato: con una mano ci danno liquidità, peraltro in tempi lunghi e in modo non efficiente, e con l’altra ce la tolgono subito. Su quest’ultimo punto, peraltro, mi preme sottolineare un aspetto di non poco conto: il Decreto Rilancio prevede un contributo a fondo perduto per le aziende che dimostrino di aver avuto nel mese di aprile 2020 un calo di fatturato di almeno un terzo rispetto al mese di aprile 2019. E’ evidente come questa metodologia di calcolo, che può andar bene ad esempio per un’attività commerciale, non possa andar bene per le imprese del settore costruzioni, che fatturano, normalmente, sulla base di uno stato avanzamento lavori, sulla base quindi di un qualcosa che non è raffrontabile mensilmente di anno in anno. Il raffronto andrebbe semmai fatto tenendo conto di un periodo più ampio, e del fatto che dopo il lockdown molte imprese si trovano a fare i conti purtroppo, anche con la mancata riscossione delle proprie fatture, visto che la catena dei pagamenti si è spesso interrotta. Tornando allo split payment – conclude Magini - ci appare una richiesta del tutto in contrasto con quanto previsto anche nei programmi elettorali delle forze di maggioranza e dal Premier stesso in tutte le occasioni pubbliche e di fronte alla quale non siamo disposti a stare con le mani in mano”.

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