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Economia

"No a allevamenti di Chianina fuori regione". La proposta di Cia per salvare capi e aziende

Dall'associazione degli agricoltori l'appello affinché vengano rivisti i protocolli: "Esistono allevamenti in regioni come Sardegna e Sicilia dove la chianina viene alimentata in modi e con tempi di macellazione diversi da quelli previsti dal disciplinare"

Per salvare la Chianina made in Arezzo occorrono un disciplinare Igp ferreo e, soprattutto, operazioni volte alla tutela degli allevamenti in quelle stesse aree che hanno dato il nome al gigante bianco. A esserne convinto è Massimiliano Dindalini, direttore della Cia Arezzo che torna a farsi portavoce delle preoccupazioni degli allevatori della provincia. Sì perché i mastodontici bovini, elemento imprescindibile del territorio, rischiano di diventare sempre di meno visto che negli ultimi 10 anni gli allevatori sono diminuiti del 27% e il numero di capi del 20%. Alla fine del 2023 erano 4.616 i bovini allevati, oltre un migliaio in meno rispetto all'anno precedente.

"La situazione che osserviamo è quella di uno scoraggiamento progressivo da parte degli allevatori che è dovuto prevalentemente dalla bassa redditività dell'animale - ha ribadito Massimiliano Dindalini al Sole 24 Ore - Ci sono più fattori che probabilmente incidono su questo fenomeno che sono dovuti un po' alla contingenza dell'aumento dei prezzi di tutte le materie prime e dell'energia ma anche a una progressiva riduzione del consumo di carne. Inoltre, non c'è un chiaro disciplinare relativamente a che cosa viene prodotto, soprattutto nei derivati dalla carne. Ad esempio un hamburger può contenere solamente il 20% di chianina per essere definito un burger di chianina".

Chianina a rischio estinzione: calano richiesta e vendite

E allora come è possibile intervenire? "Come primo step - continua Dindalini - dobbiamo tornare a dare il giusto compenso agli allevatori, poi occorre che la carne chianina sia tutelata e valorizzata. Oggi è previsto dalla legge vendere carne chianina definendola solo così senza che faccia parte di una Igp o di un disciplinare solamente perché la razza è tracciata dalla nascita alla morte. Quindi un capo allevato in una qualunque altra regione, anche quelle più improbabili come la Sardegna e la Sicilia dove tra l'altro ci sono degli allevamenti, può vendere carne di razza chianina che è stata alimentata in modi e con tempi di macellazione diversi da quelli previsti dal disciplinare. Per noi è fondamentale che la Chianina abbia un legame stretto con il territorio, perché la rappresenta".

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