Economia

"Come un pugno in faccia", le parole di Alessandro Cantarelli dopo il fallimento

"Mi sento come dopo un incontro di boxe, attendi il pugno da un momento all'altro e ora l'ho preso." Con questa metafora Alessandro Cantarelli commenta il fallimento della sua azienda, decretato ieri dalla sezione fallimentare del Tribunale di...

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"Mi sento come dopo un incontro di boxe, attendi il pugno da un momento all'altro e ora l'ho preso." Con questa metafora Alessandro Cantarelli commenta il fallimento della sua azienda, decretato ieri dalla sezione fallimentare del Tribunale di Arezzo. "Certo me l'aspettavo, magari per il giovedì, quando di solito si tengono le camere di consiglio, comunque 24 ore in meno non cambiano la sorte di questa brutta storia."

Si è proceduto in tempi rapidi per questo fallimento, si poteva andare per altre strade? "Il 12 aprile in udienza davanti a Picardi il Ministero aveva chiesto ulteriori giorni, credo che il tribunale abbia sempre avuto una mano sul cuore, come me, l'umanità dei giudici è stata massima ma la legge è legge, ha potuto allungare un po' i tempi, ma poi ha dovuto mettere uno stop doveroso, ne ero cosciente anche se ho sperato che la vicenda potesse andare in modo diverso."

Eppure ad un certo punto sembrava che la proposta della Men's Fashion fosse stata decretata la migliore: "Non hanno voluto dare l'azienda a quel gruppo che aveva una partecipazione al 50% di una società straniera, anche se avrebbe ricoperto il ruolo finanziario, mentre quello dirigenziale sarebbe stato dell'altro 50% cioè di Pacenti che è di Greve in Chianti, non proprio uno straniero."

Qualcosa non ha funzionato? "Ho sempre pensato e detto che le amministrazioni straordinarie in questo tipo di aziende non funzionano. Si pensi alla Mabro, oppure alla vicenda sempre nel campo tessile che portò alla chiusura della Lebole nel 2000. (Il marchio Lebole è stato poi acquisito di nuovo da Attilio Lebole nel 2011 n.d.a.). Evidentemente qualcosa che non va c'è, viste le chiusure di aziende di questa portata occupazionale. Il tribunale ha fatto il suo dovere, ma resta il fatto che se si tenta di vendere agli italiani non funziona, sono gli stranieri che movimentano la finanza in questo momento. E comunque è il sistema Italia che non funziona, nessuna colpa specifica, ma forse con qualche altro sistema si sarebbe potuto salvare il lavoro di 250 famiglie."

Crede nella possibilità dell'esercizio provvisorio? "Tutto è possibile, ma dubito molto che possa essere applicato, i tempi e il valore dell'immagine in quest'azienda sono tutto, non credo che sia tecnicamente possibile, realizzare i capi per andare al Pitti tra tre settimane ad esempio."

Si è sentito con i lavoratori? "Con alcuni siamo stati in contatto, per starci vicini reciprocamente, ho sempre il massimo rispetto nei loro confronti."

C'è qualche rammarico in Alessandro Cantarelli? "Credo di aver fatto di tutto, ho sempre dato la precedenza al pagamento degli stipendi dei miei lavoratori, qualcosa posso aver sbagliato, ma gli errori sono stati fatti semmai per il bene dell'azienda, ci ho rimesso l'azienda, il mio lavoro, la villa, non ho capitali, sono due anni e mezzo che non ho entrate."

E adesso che farà? "Continuo a guardarmi intorno, per cercare un'occupazione"

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