Alcune domande sul “salvataggio” della vecchia banca Etruria

A quasi sette mesi dall’esproprio della banca subìto dagli azionisti della vecchia Banca Etruria, e dalla confisca dei risparmi investiti nelle sue obbligazioni subordinate, è possibile fare un punto parziale della situazione. Sembra che una...

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A quasi sette mesi dall’esproprio della banca subìto dagli azionisti della vecchia Banca Etruria, e dalla confisca dei risparmi investiti nelle sue obbligazioni subordinate, è possibile fare un punto parziale della situazione.

Sembra che una parte degli obbligazionisti subordinati saranno parzialmente rimborsati dei risparmi evaporati. Indubbiamente un passo avanti ottenuto con, mettiamola cosi, le buone maniere, ma ancora insufficiente. Ci siamo detti una infinità di volte che i risparmiatori devono essere tutti integralmente rimborsati, senza distinzioni arbitrarie di reddito o di patrimonio.

Stranamente rimane più complicata la posizione degli azionisti. Nonostante l’esproprio della banca subìto secondo prassi forse ancora in uso in qualche satrapia medio orientale, Lorsignori continuano a baloccarsi nel considerare le azioni capitale di rischio non rimborsabile. Non comprendono che giuridicamente la posizione degli azionisti è sostanzialmente simile a quella degli obbligazionisti subordinati. Per essere chiari, è stato giustamente fatto un passo avanti, seppur tardivo ed insufficiente, per risarcire in parte alcuni degli obbligazionisti subordinati sorvolando su sacri principi contabili europei, direttive europee ed altri imbrogli simili. Ebbene lo stesso metodo dovrà essere seguito per gli azionisti. Punto. Diversamente Lorsignori continueranno a produrre normative di evidente incostituzionalità. Oltre che palesemente ingiuste. Ma tanto sapevamo, e sappiamo, che dobbiamo andare avanti con decisione nella battaglia, sia per gli azionisti quanto per gli obbligazionisti subordinati.

Invece per Lorsignori potrebbe essere giunta l’ora di iniziare a rispondere a qualche domanda. Per esempio, sin da subito abbiamo rilevato l’inconsueta svalutazione dei crediti in sofferenza della vecchia Banca Etruria, e delle altre tre banche. Svalutazione che sembra poi essere stata una delle cause principali del successivo smottamento del sistema bancario italiano, per la gioia del grande capitale finanziario internazionale. Svalutazione che sarebbe nata prendendo a modello una vendita fatta dalla stessa vecchia Banca Etruria, e ad opera dei Commissari nominati dalla Banca d’Italia, pochi giorni prima del patatrac. Vendita definita con molto ottimismo di mercato, ed intorno alla quale avrebbero avuto in qualche modo parte anche persone con più ruoli in tutta l’operazione di “salvataggio” della vecchia Banca Etruria e delle altre tre banche. Visto che anche apparentemente piccole differenze di valutazione fanno ballare centinaia di milioni di euro, se non miliardi di euro, qualcuno ci fa il piacere di spiegarci per bene come sono andate, e come stanno andando, le cose? Ed anche per questo aspetto potrebbe essere interessante prendere visione del bilancio dell’esercizio commissariale, o più tecnicamente dell’amministrazione straordinaria, e delle relazioni che lo accompagnano. D’altra parte siamo tuttora soci della vecchia Banca Etruria, seppur in liquidazione coatta amministrativa.

Qualcuno ci vuol far vedere questo bilancio? Sempre a proposito dei crediti in sofferenza sappiamo che nella barocca operazione messa in piedi lo scorso novembre i crediti in sofferenza sarebbero stati passati dalle vecchie banche ad una società di proprietà della Banca d’Italia, chiamata REV Gestione Crediti spa. Società che dovrebbe occuparsi di valorizzare al meglio i crediti in sofferenza. Scelta apparsa sin da subito opinabile perché si tratta di crediti di proprietà della vecchia Banca Etruria e delle altre banche, quindi di patrimonio degli azionisti e di garanzia degli obbligazionisti subordinati. Crediti che dovevano invece essere lasciati dentro le vecchie banche, e recuperati dalle stesse per andare a favore degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati. Ebbene qualche giorno fa è apparsa sulla stampa economica la notizia che si sarebbero dimessi la presidente del consiglio di amministrazione e l’amministratore delegato di REV Gestione Crediti spa. Non sappiamo né se la notizia sia vera, anche se non ci risultano smentite, né le ragioni di questa scelta dopo così pochi mesi.

Immaginiamo che non sarebbe comunque stata una decisione assunta cuor leggero dagli interessati. Infatti per comune esperienza si sa che in generale le dimissioni sono spesso precedute da una qualche frizione, chiamiamola così, con chi ha conferito l’incarico, in questo caso quindi con la Banca d’Italia. E poi, un pizzico di praticità non guasta per inquadrare la situazione, perché lasciando l’incarico si perde ovviamente il compenso, che in questo caso non sarà stato poi così modesto. Tra l’altro dimissioni avvenute nel momento in cui REV Gestione Crediti spa dovrebbe essere impegnata nella scelta degli advisor, ovvero di coloro che dovrebbero individuare gli acquirenti dei crediti in sofferenza.

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Che sulle dimissioni, se confermate, possa aver forse influito qualche divergenza di opinioni tra i dimissionari stessi, o con qualcun altro? E se così fosse, su cosa sarebbero insorte queste divergenze di opinioni, e tra chi, e perché? Ed infine, la Cassa di Risparmio di Cesena viene salvata in queste ore con l’intervento del Fondo Interbancario lasciando indenni gli obbligazionisti subordinati, e dando agli azionisti almeno la chance dei warrant. Sappiamo che i sacri vincoli contabili europei, peraltro manipolabili a piacimento, sono solo delle truffe ai danni degli italiani. Ma perché i risparmiatori della Cassa di Risparmio di Cesena vengono giustamente tutelati, ed i nostri sono stati macellati senza pietà? E poi, ci sono ancora dei dubbi sulla totale arbitrarietà di queste scelte? E per ora ci fermiamo qui. Ma solo per ora.

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