La zuppa inglese: una ricetta tutta italiana fa "litigare" Toscana e Romagna

Tra le varianti ammesse nella creazione di questo dolce c'è l'utilizzo del pan di spagna al posto dei savoiardi

  • Categoria

    Dessert
  • Difficoltà

    Facile
  • Dosi

    10 persone

Per la crema pasticciera

  • 2 uova
  • 1/2 llatte intero
  • 90 grammi di zucchero
  • 20 grammi amido di mais (maizena)
  • 15 grammi cacao amaro in polvere
  • 1/scorza di limone

Per la zuppa

  • 30 grammi di alchermes
  • 30 grammi di zucchero
  • 60 ml acqua
  • q.b.savoiardi

Procedimento

Come primo step da compiere preparare la crema pasticcera. Tagliate la buccia di mezzo limone e mettetela sul fuoco immergendola nel latte. In un'altra casseruola mischiate bene lo zucchero con le uova e la maizena. Appena il latte sul fuoco avrà raggiunto quasi il bollore versatelo a filo nella casseruola insieme agli altri ingredienti avendo cura di rimestate di continuo. Ponete la casseruola di nuovo sul fornello e continuate a rimestare fino a che non otterrete un composto liscio, sodo e omogeneo. A quel punto lasciate riposare la crema avendo cura di dividerla in due parti. In una di esse aggiungete il cacao e mescolate. Lasciate freddare i composti per almeno 2 ore. Preparate la bagna per i biscotti. In una ciotola mettete dell’acqua tiepida, alchermes e zucchero fino a che quest’ultimo non sarà perfettamente sciolto.

Passate alla costruzione del dolce. Prendete una pirofila ponete sul fondo qualche cucchiaio di crema, fate uno strato di savoiardi passati nella bagna e poi aggiungete sopra alcuni cucchiari delle due creme. Ripetete il procedimento fino ad aver esaurito la crema. Lasciate riposare in frigo per qualche ora meglio se un'intera notte.

La ricetta

Di inglese non si capisce che cosa abbia perché la bontà e la golosità che sprigiona sono davvero internazionali. Ma comunque, contrariamente al nome la zuppa inglese è un piatto italianissimo. Anzi, toscanissimo. Sebbene con la vicina Romagna sia da sempre in corso una disputa su chi debba rivendicarne la parternità, è innegabile che sia un dessert particolarmente in uso in tutte le province toscane. Arezzo non fa eccezione. Tra le varianti ammesse nella creazione di questo dolce c'è l'utilizzo del pan di spagna al posto dei savoiardi, qualche scaglia di cioccolato e un filo di vin santo. Licenze poetiche che ciascun maestro pasticcere si prende per imprezziosire un già lussurioso dolce. 

Tornando invece alle origini della zuppa inglese secondo attendibili scuole di pensiero, la sua invenzione sarebbe da attribuire a Vincenzo Agnoletti, credenziere alla corte di Parma che usò del rum (da qui l’aggettivo “inglese”) per comporre questa sinfonia al cucchiaio. I sostenitori delle origini toscane invece raccontano che il dolce venne creato sulla fine dell'800 da una cuoca a servizio di una famiglia inglese, la quale miscelò biscotti secchi con un rosolio e degli avanzi di creme. Un mistero che, come molti altri legati alla gastronomia italiana, non sarà mai del tutto svelato.

ClaFa

Un calice in abbinamento

Dolce imprescindibile della tradizione italiana, sontuoso; che merita un vino altrettanto importante. La presenza di liquore nella preparazione ne fortifica la struttura ed occorre un vino passito, contraddistinto da dolcezza, freschezza e complessità. In Toscana possiamo guardare ai migliori vinsanti, anche versione Occhio di pernice. Oltre confine regionale si può guardare al Nord Est e puntare sulla perla del territorio, un vino che nasce dall’uva Picolit, vitigno che è soggetto spontaneamente ad aborto floreale, dando origine a grappoli spargoli (con acini radi) su cui si concentrano tutte le sostanze. La resa può essere anche del 90% inferiore rispetto ad altre uve. Il vino è concentrato, dolce, vellutato. Color oro in gioventù che vira verso l’ambra in maturità. Un gioiello. Ottimo il Colli Orientali del Friuli Picolit Docg, soprattutto in zona Rosazzo.

Mat.Cial.

Di inglese non si capisce che cosa abbia perché la bontà e la golosità che sprigiona sono davvero internazionali. Ma comunque, contrariamente al nome la zuppa inglese è un piatto italianissimo. Anzi, toscanissimo. Sebbene con la vicina Romagna sia da sempre in corso una disputa su chi debba rivendicarne la parternità, è innegabile che sia un dessert particolarmente in uso in tutte le province toscane. Arezzo non fa eccezione. Tra le varianti ammesse nella creazione di questo dolce c'è l'utilizzo del pan di spagna al posto dei savoiardi, qualche scaglia di cioccolato e un filo di vin santo. Licenze poetiche che ciascun maestro pasticcere si prende per imprezziosire un già lussurioso dolce. 

Tornando invece alle origini della zuppa inglese secondo attendibili scuole di pensiero, la sua invenzione sarebbe da attribuire a Vincenzo Agnoletti, credenziere alla corte di Parma che usò del rum (da qui l’aggettivo “inglese”) per comporre questa sinfonia al cucchiaio. I sostenitori delle origini toscane invece raccontano che il dolce venne creato sulla fine dell'800 da una cuoca a servizio di una famiglia inglese, la quale miscelò biscotti secchi con un rosolio e degli avanzi di creme. Un mistero che, come molti altri legati alla gastronomia italiana, non sarà mai del tutto svelato.

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