Sembra trippa ma non è. La frittata all'aretina: uova, pomodoro e amore

  • Categoria

    Antipasto
  • Difficoltà

    Facile
  • Tempo

    30 minuti
  • Dosi

    Quattro persone

Quando si dice "l'essenziale è invisibile agli occhi". La trippa finta è una ricetta che per essere apprezzata richiede di accettare un piccolo inganno

La ricetta

Italiano

Sapete qual è il senso che si inganna più facilmente? L'udito. 
Far credere che un banale rumore di stoviglie sia l'incedere minaccioso di qualche fantasma o avo particolarmente affamato, non costa nulla ed è di così facile realizzazione che anche i bambini lo imparano subito.

Detto questo, la ricetta che vi proponiamo è quella che fonda la propria meravigliosa voluttà su un inganno. Certo non uditivo ma bensì visivo. Se è vero che le orecchie sono un po' credulone, è risaputo che "l'occhio vuole la sua parte". La trippa finta all'aretina è proprio questo. Un inganno per gli occhi e una dichiarazione d'amore per stomaco e palato.

Nata con l'intento di rendere più allegro il pasto degli avi contadini, la pietanza è una costante della tradizione agricola non solo aretina e toscana ma, nazionale. Ciascuna regione annovera tra i propri piatti tipici, legati alla cucina povera, delle varianti specifiche di quella che ad Arezzo si chiama "trippa finta". C'è chi vi aggiunge peperonicino, chi ci va giù con la pancetta e chi non manca di aggiungervi del pecorino.

La nostra versione è quella "nuda" all'aretina. Ruvida, corposa e decisa come lo scapaccione che da piccolo ti arrivava in testa se rubavi i confetti dalle bomboniere della comunione. Una ricetta semplice, dal groove potente e che si prepara in uno sbatter d'uova.

*** PS. In attesa della ricetta della vera trippa all'aretina, consigliamo di preparare questo piatto per aprire lo stomaco dei vostri commensali e proporlo come antipasto. 

(ClaFa)

Un calice in abbinamento

La trippa finta è caratterizzata dalla grassezza e dalla tendenza dolce dell'uovo e dalla succulenza dell'umido. Il sugo ha poi una sua ulteriore tendenza dolce e un po' di tendenza acida data dal pomodoro, benché smorzata dalla cottura. Serve un vino fresco, saporoso e possibilmente effervescente. Alcol e tannino possono aiutare a bilanciare succulenza ed eventuale untuosità. L'alcol e la morbidezza del calice aiutano a stemperare eventuale durezze del piatto. Un vino con queste caratteristiche non è molto diffuso in Toscana, ma cercando bene si possono trovare prodotti interessanti. Di sicuro, può starci bene un Raboso Veneto Igt Frizzante: vivace, profumato, sapido, ideale da abbinare con un antipasto sostanzioso.

Preparazione

Prendere una ciotola piuttosto ampia e mettervi dentro il sale, la farina, il pangrattato e le uova. Con una frusta sbattere energicamente il composto fino ad ottenere un liquido piuttosto denso ed omogeneo. 
Nel frattempo, prendere una padella versarvi dell'olio e metterla sul fornello. Appena calda versarvi dentro il contenuto della ciotola e farlo cuocere adagio in modo da formare una frittata spessa e densa. 

Dopo averla cotta da ambo i lati ed averla lasciata raffreddare, tagliare la frittata a strisce spesse almeno mezzo centimetro.
Preparare un trito di carote, sedano, cipolle, prezzemolo e aglio. Poi versarlo all'interno della padella dove è stata cotta la frittata con dell'olio d'oliva e farlo soffriggere per alcuni minuti. Da ultimo unirvi la passata di pomodoro e del sale (q.b.) e lasciar cuocere il sugo per alcuni minuti. Appena pronto unire le strisce di frittata e altro prezzemolo fresco al pomodoro avendo cura di amalgamarlo bene.

A questo punto servire in tavola.

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