La ricetta del pollo in umido: il cugino stretto de Le coq au vin rouge

Un piatto che ricorre sia nella tradizione aretina che in quella francese

  • Categoria

    Secondo
  • Difficoltà

    Facile
  • Tempo

    2/3 ore più 12 di marinatura
  • Dosi

    6 persone
  • Pollo (o galletto a seconda dei gusti)
  • 3 carote
  • cipolline
  • 250 grammi di funghi champignon
  • aglio
  • burro
  • cognac
  • farina (2 cucchiai)

Per la marinatura

  • Vino rosso
  • 1 cipolla
  • 2 carote
  • rosmarino
  • alloro
  • timo
  • pepe nero in grani

Procedimento

Come prima cosa preparate la marinatura per la carne. Tagliate il pollo o il galletto a pezzi, tritate cipolla, carote e mettete il tutto in una zuppiera capiente avendo cura di coprire il composto con del vino rosso. Aggiungete poi pepe, alloro, chiodi di garofano, timo e rosmarino. Coprite con un foglio di pellicola trasparente e lasciate riposare in frigo per 12 ore. Trascorso il tempo necessario riprendete la carne e con l'aiuto di un colino filtrate le verdure. In un tegame capiente versate un filo di olio e fate scaldare uno spicchio di aglio, unite il pollo lasciandolo rosolare su tutti i lati per qualche minuto. Pulite le altre carote, tagliatele a julienne e unitevi lo scalogno finemente triturato. Togliete la carne dalla padella e tenetela al caldo. Nella stessa padella versate le verdure tagliate e fatele dorare per qualche minuto. Unite di nuovo la carne, sfumate col cognac e aggiungete la farina a pioggia. Dopo qualche minuto unite gli champignon e le cipolline. Aggiungete poco alla volta il vino utilizzato per la marinatura e portate a cottura per 90 minuti a fiamma dolce, aggiustando di sale e pepe a fine cottura. In alternativa agli champignon possono essere utilizzati, se di stagione, i funghi porcini freschi. Altrimenti possono essere impiegati anche dei funghi secchi, ovviamente reidratati prima.

La ricetta

Ogni aretino che si rispetti sa benissimo che l'occupazione francese ha lasciato degli strascichi anche nella tradizione culinaria locale. Il sublime crostino nero così simile ad un patè, il gattò, la zuppa del Tarlati, oppure la scottiglia, hanno delle chiarissime similitudini con alcuni piatti che si ritrovano nei ricettari d'oltralpe. Col tempo sono state le differenze a fare da spartiacque tra le due realtà gastronomiche e rendere ciascuna preparazione pienamente in linea con le caratteristiche della terra in cui viene preparata e consumata. Tra i piatti che condividiamo con i "cugini" francesi c'è il pollo in umido o altrimenti detto al vino. Tipico delle grandi feste contadine, trova il suo corrispettivo nel "Le coq au vin". Le differenze maggiori sono rappresentate soprattutto dalla scelta della carne. In Francia è più probabile che questo piatto venga preparato con il galletto, ad Arezzo va benissimo anche il pollo. Ricetta dalle origini antichissime - c'è chi la fa risalire ai tempi della campagna in Gallia di Giulio Cesare - è l'ideale per chi ama condividere la tavola con amici e familiari. Di seguito vi forniamo una ricetta che cerca di mixare il carattere francese con quello aretino. La differenza, oltre al cuoco, la fanno gli ingredienti dunque, attenzione a quali scegliete.

(ClaFa)

Un calice in abbinamento

In questo caso, non c'è molto da inventare, perché il vino migliore da abbinare a un piatto del genere è il medesimo usato per la marinatura. Rosso va benissimo, purché abbia alcol adeguato e buon tannino per bilanciare succulenza e untuisotà della preparazione. Vista l'origine francese del piatto, oggi decidiamo di oltrepassare i confini: non solo della Toscana, ma anche del Belpaese. E approdiamo in Borgogna, terra del Pinot Noir e de Le coq au vin alla Borgognana. Potendo scegliere, tuffiamoci nella Cote d'Or, da cui provengono alcune delle più celebri, eleganti (e purtroppo costose) bottiglie del pianeta. Volendo restare in Toscana, invece, un vino Nobile di Montepulciano Docg potrebbe fare al caso nostro.

(Mat.Cial.)

Ogni aretino che si rispetti sa benissimo che l'occupazione francese ha lasciato degli strascichi anche nella tradizione culinaria locale. Il sublime crostino nero così simile ad un patè, il gattò, la zuppa del Tarlati, oppure la scottiglia, hanno delle chiarissime similitudini con alcuni piatti che si ritrovano nei ricettari d'oltralpe. Col tempo sono state le differenze a fare da spartiacque tra le due realtà gastronomiche e rendere ciascuna preparazione pienamente in linea con le caratteristiche della terra in cui viene preparata e consumata. Tra i piatti che condividiamo con i "cugini" francesi c'è il pollo in umido o altrimenti detto al vino. Tipico delle grandi feste contadine, trova il suo corrispettivo nel "Le coq au vin". Le differenze maggiori sono rappresentate soprattutto dalla scelta della carne. In Francia è più probabile che questo piatto venga preparato con il galletto, ad Arezzo va benissimo anche il pollo. Ricetta dalle origini antichissime - c'è chi la fa risalire ai tempi della campagna in Gallia di Giulio Cesare - è l'ideale per chi ama condividere la tavola con amici e familiari. Di seguito vi forniamo una ricetta che cerca di mixare il carattere francese con quello aretino. La differenza, oltre al cuoco, la fanno gli ingredienti dunque, attenzione a quali scegliete.

(ClaFa)

Un calice in abbinamento

In questo caso, non c'è molto da inventare, perché il vino migliore da abbinare a un piatto del genere è il medesimo usato per la marinatura. Rosso va benissimo, purché abbia alcol adeguato e buon tannino per bilanciare succulenza e untuisotà della preparazione. Vista l'origine francese del piatto, oggi decidiamo di oltrepassare i confini: non solo della Toscana, ma anche del Belpaese. E approdiamo in Borgogna, terra del Pinot Noir e de Le coq au vin alla Borgognana. Potendo scegliere, tuffiamoci nella Cote d'Or, da cui provengono alcune delle più celebri, eleganti (e purtroppo costose) bottiglie del pianeta. Volendo restare in Toscana, invece, un vino Nobile di Montepulciano Docg potrebbe fare al caso nostro.

(Mat.Cial.)

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