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Incursione online nazifascista, gli autori rischiano da uno a sei anni di carcere. Escalation di casi in Italia

Il caso delle offese a Marco Botti non è purtroppo l'unico avvenuto in Italia nelle ultime settimane. Il Centro di Documentazione Ebraica contemporanea nelle prime settimane del 2021 ne ha registrati altri due. Il web è diventato la nuova frontiera dell'antisemitismo: casi di zoombombing come ad Arezzo

Adesso anche la procura di Arezzo ha aperto un fascicolo. L'ipotesi di reato per l'incursione nazifascista nell'evento online dedicato al Giorno della memoria è quella di minacce aggravate da "propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa". La sequela di insulti e minacce riversata nella piattaforma web sabato scorso da persone che hanno usato nomi palesemente fasulli,  dunque, potrebbe costare davvero cara agli autori. La pena prevista per questo reato, infatti, va da un anno e mezzo a sei anni (se ci fossero tutte le aggravanti del caso) di reclusione

Zoombombing, è escalation di casi

Il caso che ha visto suo malgrado protagonista il collega giornalista Marco Botti - destinatario di pesantissime minacce - non è purtroppo l'unico avvenuto in Italia nelle ultime settimane. Il Centro di Documentazione Ebraica contemporanea in questo primo mese del 2021 ne ha registrati altri due. Il web è diventato la nuova frontiera dell'antisemitismo: il Cdec ha "censito" gruppi su Facebook, YouTuber, blogger e poi gli attacchi su Zoom o su Meet come è accaduto ad Arezzo. E proprio l'attacco di stampo antisemita o nazifascita a  iniziative online, chiamato "zoombombing", è purtroppo fenomeno che si sta diffondendo. Oggi stesso a Roma l’istituto tecnico Federico Caffè di Monteverde ha dovuto interrompere la proiezione in streaming del film realizzato da docenti e studenti per la Giornata della Memoria a causa di un raid virtuale. Lo scorso 10 gennaio è stata la volta di Torino, dove una decina di utenti ha di cercato di interrompere la presentazione a distanza, organizzata dal Centro di studi ebraici e dall’Istoreto, di un libro sulla Shoah, postando e condividendo svastiche, inni al Duce e a Hitler, offese e minacce.

Cosa è successo

Un triste copione che sabato scorso è putroppo tornato in scena durante l'iniziativa "Memorie ebraiche in Arezzo", appuntamento promosso in occasione della Giornata della Memoria sulla piattaforma Meet. Quella proposta doveva essere una sorta di passeggiata virtuale organizzata dalla sezione soci di Unicoop Firenze, nell'ambito del circuito delle "passeggiate della salute". Il percorso era stato ideato e curato dal giornalista Marco Botti (che è anche collaboratore della nostra testata, autore del fortunato blog "Arezzo da Amare"). Ma mentre scorrevano le immagini dei luoghi raccontati (piazza Grande, dove la comunità ebraica aretina dell'800 aveva attività commerciali, e del Campaccio, dove sorgeva il cimitero ebraico) e Botti ne illustrava la storia e le particolarità è iniziato il bombardamento di insulti e minacce. 

Le indagini

Adesso gli inquirenti stanno ascoltando i testimoni della vicenda. Hanno analizzato i messaggi e cercano di risalire all'identità di chi ha messo in atto l'incursione. Oltre a Botti, anche un altro moderatore (cioè la persona che materialmente cercava di espellere dalla piattaforma gli hacker) ha raccontato quei concitati momenti. Risalire a chi digitava quelle frasi o condivideva i contenuti di stampo nazifascista adesso è l'obiettivo degli inquirenti. Non si tratta di una bravata, ma di un vero e proprio reato, che potrebbe costare molto caro agli autori. 

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