Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Visite ginecologiche in nero a 150 euro durante l'orario di lavoro all'ospedale di Prato: 4 arresti, c'è un'aretina

C'è anche una ginecologa di Bibbiena, E.B., tra i quattro medici dipendenti della Asl Toscana Centro arrestati per peculato e truffa ai danni dello Stato e che lavoravano all'ospedale di Prato. Arrestati anche tre cittadini cinesi. I medici -...

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C'è anche una ginecologa di Bibbiena, E.B., tra i quattro medici dipendenti della Asl Toscana Centro arrestati per peculato e truffa ai danni dello Stato e che lavoravano all'ospedale di Prato. Arrestati anche tre cittadini cinesi.

I medici - tre uomini e una donna, la 41enne casentinese - avrebbero, secondo le accuse, effettuato visite in nero a cittadini cinesi, usando la struttura ospedaliera e facendosi pagare alte parcelle durante l'orario di lavoro, con la mediazione di alcuni connazionali dei pazienti. Oltre ai sette arresti (ai domiciliari) ci sono altre 11 persone indagate, di queste, quattro sono sottoposte all'obbligo di firma.

L'indagine è stata portata dai carabinieri del nucleo investigativo di Prato e coordinate dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli. I medici, rende noto la Asl, sono stati immediatamente sospesi.

I dottori, tutti ginecologi, attendevano le pazienti cinesi indirizzate da alcuni mediatori connazionali (due donne e un uomo) che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, facevano parte del meccanismo.

Le parcelle oscillavano tra i 100 ai 150 euro e finivano nelle tasche dei mediatori cinesi che poi ne rigiravano una parte ai dottori. Così, si saltava la trafila della prenotazione al Cup. Tuttavia le pazienti erano all'oscuro del funzionamento di prenotazione delle visite, a loro non è stato contestato nulla. La Asl ha collaborato con i militari dell'Arma nelle indagini, tanto che sono stati filmati i passaggi di denaro contante.

L'inchiesta è scattata qualche mese fa, nell'autunno 2017, a seguito del malore accusato da una ragazza cinese che aveva assunto delle pillole abortive. Il farmaco, si è poi scoperto, non poteva che provenire dal circuito ospedaliero. E così sono iniziati gli approfondimenti: le intercettazioni telefoniche hanno permesso di scoprire le identità dei dottori coinvolti.

La Asl, per bocca del direttore generale, ha garantito disponibilità e collaborazione ai carabinieri, spiegando come i comportamenti dei medici siano stati "inaccettabili e da isolare". L'Azienda sanitaria si costituirà parte civile per ottenere un risarcimento dei danni subiti, sia di immagine che patrimoniali.

@MattiaCialini

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