Cronaca

Visco in commissione banche: "Renzi mi chiese dell'Etruria, Boschi no". L'ex premier: "Fugati i dubbi sul nostro operato"

Provarono a chiedere informazioni su Banca Etruria ma non le ottennero. Così il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha riferito durante la sua audizione di commissione banche di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, all'epoca dei fatti...

++ MPS: VISCO VEDE PATUELLI, BANCHE ITALIANE SOLIDE ++

Provarono a chiedere informazioni su Banca Etruria ma non le ottennero.
Così il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha riferito durante la sua audizione di commissione banche di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, all'epoca dei fatti rispettivamente premier e ministro alle riforme.

Si è conclusa così un'altra lunga giornata a palazzo Macuto dove da diverse settimane i parlamentari italiani stanno cercando di fare chiarezza su tutte le vicende che hanno riguardato la storia recente del sistema bancario nazionale.
Oggi è stato il momento del governatore.

Secondo quanto reso alla commissione Visco al suo terzo incontro con Renzi si sentì chiedere da quest'ultimo "perché Vicenza volesse prendersi Arezzo", con particolare attenzione alle preoccupazioni degli orafi. "In un incontro successivo", ha aggiunto il governatore, Renzi chiese a Visco di parlare di alcune banche ma "gli risposi che di Vigilanza parlo solo con il ministero del Tesoro" perché così prescrive "l'articolo 7 del Testo Unico Bancario".

Quanto agli incontri tra l'allora ministra per le Riforme Boschi e il vicedirettore di Bankitalia, "Panetta parlò con la ministra in due occasioni, e subito dopo mi disse che nei colloqui non ci fu una particolare richiesta di intervento da Boschi venne espresso dispiacere e preoccupazione sulle ripercussioni che l'acquisizione della banca poteva avere sul territorio". Gli incontri tra Panetta e Boschi "sono stati tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, novembre e gennaio", ha detto Visco. Durante le ispezioni? "Sulla prima bisogna verificare, la seconda credo di sì. Il commissariamento è successivo". Il commissariamento è arrivato il mese successivo, nel febbraio del 2015.

Visco ha riferito inoltre che la Boschi mise subito in chiaro che il suo interessamento era dovuto alla preoccupazione per l'economia del territorio e che "non aveva nulla da recriminare" per le sanzioni che erano state comminate a suo padre Pier Luigi, membro del consiglio d'amministrazione di Etruria prima e vicepresidente poi. Boschi "non effettuò nessuna sollecitazione di alcuna natura in favore di Banca Etruria né chiese informazioni riservate" nell'incontro con il vicedirettore di Banca d'Italia, Fabio Panetta, ha chiarito Visco. "Boschi ha chiarito esplicitamente di non voler trattare atti su Etruria - ha spiegato Visco riferendo i contenuti dell'incontro - e di non aver nulla da recriminare per la sanzione ma ha espresso preoccupazione per l'economia della provincia la cui crisi avrebbe potuto essere aggravata dalla crisi del credito, sottolineando che bisognava stare attenti".



L'ex presidente del Consiglio, invece, chiese al governatore informazioni sulla possibile aggregazione tra Banca Etruria e Popolare di Vicenza, domanda al quale Visco non rispose: "Renzi parlò degli orafi. Era l'aprile del 2014. Io la presi come una battuta questa sugli orafi e come tale risposi, non entrai per niente nelle questioni di vigilanza. In un successivo incontro, ci fu la richiesta di Renzi di parlare di banche in difficoltà e io risposi che di banche in difficoltà parlo solo con il ministro dell'Economia".


Visco ha poi negato ogni screzio con il leader dem: "Ho avuto rapporti di collaborazione pienissimi con il governo Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. Nei miei colloqui con i presidenti del Consiglio, non c'è mai stato uno screzio, sempre ampia condivisione".


Visco ha poi respinto le accuse di "evidenti e gravi responsabilità nella gestione e perfino nella genesi di queste crisi": "La mala gestio di alcune banche c'è stata e l'abbiamo più volte sottolineato. Le gravissime condizioni dell'economia hanno fatto esplodere le situazioni patologiche. A determinare l'evoluzione del sistema finanziario italiano non è stata una vigilanza disattenta ma la peggiore crisi economica nella storia del nostro paese. Nell'opinione di alcuni la Banca d'Italia avrebbe sempre detto che 'andava tutto bene' e avrebbe sottovalutato la situazione quando con la seconda recessione, innescata nel 2011 dalla crisi dei debiti sovrani, una nuova ondata di deterioramento della qualità dei crediti si e' aggiunta a quella sopportata dalle banche nel triennio precedente. Non è vero".



"Ringrazio molto il governatore Visco per le parole di apprezzamento che ha rivolto al mio governo nella sua audizione di questa mattina - ha detto Matteo Renzi - confermo che abbiamo sempre avuto la massima collaborazione istituzionale, anche quando non eravamo d'accordo su tutto nel merito. Mi fa piacere che egli finalmente fughi ogni dubbio sul comportamento dei ministri. Ringrazio dunque il governatore Visco che mette la parola fine a settimane di speculazione mediatica e di linciaggio verbale verso esponenti del mio governo. Rivendico il fatto di essermi interessato a tutti i singoli territori, nessuno escluso, oggetto di crisi bancarie. Le difficoltà del calzaturiero marchigiano o del settore orafo aretino o dell'export Veneto o del turismo pugliese stavano a cuore a me e al mio governo come possono testimoniare le mie iniziative pubbliche e i numerosi incontri con Banca d'Italia, svoltisi sempre alla presenza di collaboratori e colleghi, quali Pier Carlo Padoan e Graziano Delrio".
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