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Cronaca

"Più accessi al pronto soccorso e una violenza sempre più fisica". L'intervista all'avvocata di Pronto Donna Piera Santoro

E' consulente legale e vicepresidente di Pronto Donna, a lei arrivano le richieste di donne che chiedono supporto nel percorso di uscita dalla violenza

"Le donne ci cercano soprattutto grazie a internet e così con questa consapevolezza si mettono in contatto con noi, cercando di sfuggire alla violenza". Piera Santoro da 10 anni è una delle consulenti legali del centro antiviolenza della provincia di Arezzo gestito dall'associazione Pronto Donna della quale adesso è anche vice presidente. Un ruolo delicato e determinante il suo che deve fare i conti anche con quello che non funziona in questo meccanismo, come l'applicazione di leggi che ci sono ma che in sostanza spesso non sono efficaci. Lo dimostrano gli efferati femminicidi compiuti da chi è colpito da un ordine di allontanamento, una misura che facilmente non viene rispettata, che non fa paura al maltrattante. 

Co piera-santoro-pronto-donna-2 n la pandemia la violenza contro le donne che tipo di caratteristiche ha assunto?

"La mole di lavoro è continua, ma è cambiato il tipo di violenza, cioé sono aumentati i numeri di accesso al pronto soccorso che fanno scattare il codice rosa e la violenza che queste donne subiscono è molto più fisica, vengono picchiate e abusate e così facilmente finiscono in ospedale e quindi anche per noi ci sono molti più interventi in emergenza, più difficili perché la donna è in uno stato emotivo molto provato, si trova dalla sera alla mattina fuori di casa, spesso senza risorse economiche, in una struttura di protezione e con i figli minori con se."

Chi sono le donne vittima di violenza che si rivolgono al Pronto Donna?

"Arrivano donne dal paesino sperso nella vallata, ma anche la donna del centro di Arezzo, di solito hanno poche risorse economiche, e un livello culturale medio basso, ma ci sono casi anche di professioinste. Il tratto comune fra tutte è che arrivano psicologicamente distrutte, con un livello di autostima personale molto basso, hanno paurae si mettono in discussione come madri e anche nel lavoro."

Le leggi ci sono? Funzionano?

"Sulla carta abbiamo un sacco di leggi anche buone, è stato istituito anche il codice rosso, ma mancano i fondi per renderle operative e per fare formazione ai vari operatori che intervengono in questo fenomeno. Ci vorrebbero strumenti di controllo più efficaci, stanno pensando ai braccialetti elettronici, ma se poi non ci sono i soldi per comprarli."

Qual'è il coinvolgimento dei minori in queste storie?

"Il loro coinvolgimento è molto alto, i minori sono sempre vittima a loro volta di violenza assistita e in alcuni casi sono esssi stessi abusati. Tutte le donne che abbiamo inserito nella casa rifugio sia nel 2020 che nel 2021 avevano con sé figli minori."

Personalmente ci sono storie che l'hanno colpita di più?

"Tutte le storie che conosco mi colpiscono, ma l'aspetto più forte è quello che riguarda le donne con i minori che sono ulteriori vittime. Emotivamente ci toccano di più, perché la violenza interessa anche loro e sono i più indifesi in assoluto."

Come la donna può uscire dalla spirale di violenza che è quasi sempre dentro le mura di casa?

"Con grande fatica , dobbiamo aiutarla a riprendere la sua vita, l'autostima e quindi serve un grande lavoro per farle capire che lei ha strumenti e ce la può fare, poi piano piano il percorso legale, psicologico, di ricerca di un lavoro porta alla rinascita."

Ci sono storie di donne che ce l'hanno fatta immagino?

"Da 10 anni le seguo e sì, ci sono tante storie di donne vittima di violenza che sono finite bene, che ce la fanno."

Che cosa significa per voi la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne?

"Sicuramente più visibilità, ma osserviamo anche un incremento di chiamate. Per noi è un importante punto di riflessione per tastare il polso della società e capire dove siamo arrivati. Capire se l'evoluzione culturale sta facendo passi in avanti se le coscienze personali cambiano e si sensibilizzano."

E come siamo messi secondo lei all'evolzuione dalla società patriarcale? 

"Non siamo messi bene secondo me, basta vedere i femminicidi di questo periodo, e l'odio in rete che anche nel periodo di pandemia, ha visto come bersaglio privilegiato le donne, vittime preferite del linguaggio d'odio."

Sono importanti anche le parole in questo percorso?

"Fondamentali per la parità di genere, l'educazione passa dalle parole, a partire dalla declinazione al femminile dei nomi dei ruoli che le donne rivestono."

E allora buon lavoro avvocata.

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