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Effetto lockdown: 103 casi al Codice Rosa per violenze su donne e minori in sei mesi. Doretti: "Potenziato l'impegno"

La provincia di Arezzo è quella con i numeri più alti nella Toscana sud est. Nel 2019 ci sono stati 281 casi tra maltrattamenti e abusi per motivi di genere, anche su minori

Tutti chiusi in casa, famiglie che si riuniscono, aumenta il tempo della convivenza quotidiana, ma quali sono le condizioni di questa convivenza? La prima preoccupazione per la rete che si occupa di violenza sulle donne, di genere e sui minori, è stata quella del silenzio, della costrizione alla quale erano sottoposte le vittime, spesso per molte ore al fianco del proprio aguzzino.

E' un dato di fatto e non solo una percezione che il lockdown abbia creato molte occasioni in più, proprio tra le mura domestiche, ambito nel quale purtroppo le donne e a volte di conseguenza i bambini incontrano violenze fisiche, spicologiche, economiche.

In questo periodo di emergenza sanitaria da Covid, che si protrae dalla scorsa primavera, l'attenzione della squadra della rete aziendale Codice Rosa, diretta dalla dottoressa Vittoria Doretti, si è rivolta e continua a farlo, in particolare alle donne che durante il lockdown si sono trovate a trascorrere molto più tempo, da sole, in casa, con la persona che le ha maltrattate, perpetuando atti di violenza fisica e psicologica nei loro confronti e determinando a volte l'insorgere di nuove situazioni di conflittualità. Nella complessa cornice del distanziamento sociale, il fatto di non poter seguire la routine della vita quotidiana, come andare a lavoro, associato al timore diffuso di accedere al pronto soccorso, ha acuito il fenomeno.

Le azioni di contrasto alla violenza sulle donne

Molte le azioni messe in campo per sostenere costantemente le donne, dall'attivazione della task foce con reperibilità telefonica h 24, al numero dedicato, alle FAQ elaborate sulla base delle segnalazioni e pubblicate sul sito aziendale. 
Oltre al percorso di Codice Rosa attivo nei Pronto Soccorso della Sud Est e di tutte le aziende sanitarie toscane, chi subisce episodi di violenza può ricorrere al numero regionale 1522 o contattare i centri anti-violenza del proprio territorio.

Alla vigilia della giornata internazionale contro la violenza sulle donne sono stati resi noti i dati del 2019 e dei primi sei mesi di questo particolare 2020 che raccontano la realtà aretina.

I dati del 2019 e del primo semestre del 2020

Nel 2019 ad Arezzo sono stati registrati 241 casi di maltrattamento di persone adulte, mentre altri 10 sono stati classificati come abusi, 1 caso di stalking e ben 28 minori che sono stati maltrattati oltre a un altro caso di abusi. Arezzo è la provincia con maggiori casi nella sud est con un totale di 281 accessi contro i 250 di Grosseto e i 119 di Siena.
E cosa è successo nei primi sei mesi del 2020? 87 persone hanno fatto accesso al codice rosa ad Arezzo per veri e propri maltrattamenti, 48 a Grosseto e 34 a Siena. Sei sono stati gli abusi nell'Aretino sempre nei confronti di persone adulte, 9 i minori che hanno subito violenze e uno ha subito un abuso. Il totale alla fine di giugno per la provincia di Arezzo è di 103 accessi al codice rosa per violenze.

“Non sei sola!” E' con questo messaggio che la Asl Toscana sud est vuole celebrare la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si celebra ogni anno il 25 novembre.

Le parole della responsabile del Codice Rosa Vittoria Doretti

“Il Covid ha frenato tutto, ma non gli episodi di violenza, soprattutto domestica – spiega Doretti – Ma la Rete Codice Rosa c'è, non ha mai smesso di funzionare, anzi è stato potenziato l'impegno per far fronte in maniera ancora più efficace e capillare alle rilevate necessità di supporto da parte delle vittime. Grazie alla perfetta sinergia con i centri antiviolenza sul territorio, i servizi sociali e gli operatori ai nostri pronto soccorso, nessuno deve sentirli solo. Questo è il messaggio che voglio far arrivare in questo giorno e sempre: chi subisce una violenza deve sentirsi libero e sicuro di affidarsi a professionisti pronti e preparati che curano ogni fase del processo  di cura e della catena di tutela, in modo ancora più accurato in emergenza sanitaria. Alla luce dell'esperienza sedimentata, compie 11 anni quest'anno il Codice Rosa, e dei bisogni riscontrati, in accordo con la Direzione aziendale, abbiamo deciso di dotare la Rete aziendale di una nuova veste, un'organizzazione in fieri, modulata sulle diverse realtà in cui una cabina di regia metterà in modo ancora più efficace ed efficiente in rete i diversi soggetti protagonisti della presa in carico delle vittime”.   



 

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