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La villa del Trecento e i soldi a una società poi fallita: oltre 20 milioni in fumo. Pagò Banca Etruria

In tribunale ad Arezzo si fa luce su una delle maxi perdite dell'ex istituto di credito aretino, legata a un'operazione per il relais San Carlo Borromeo a Senago. Udienza per ostacolo alla vigilanza a Firenze

Giornata campale per le vicende processuali legate all'ex istituto di credito di riferimento del territorio. Mentre alla Corte d'Appello di Firenze è iniziato il procedimento per il filone di ostacolo alla vigilanza - che in primo grado vide le assoluzioni degli ex vertici Giuseppe Fornasari, l'ex direttore generale Luca Bronchi e l'ex responsabile del risk management Davide Canestri -, nel tribunale di Arezzo si è svolta un'altra udienza, dedicata alle vicende che portarono al crac dell'istituto di credito.

La testimonianza di Gatti a Firenze

Nelle aule fiorentine è stato a lungo ascoltato Emanuele Gatti, l'ispettore di Banca d'Italia che tra il 2012 e il 2013 passò in rassegna l'operato della banca. Si tratta dello stessa figura che, alcune settimane fa, è stata ascoltata nelle udienze aretine legate al fallimento. Gatti è stato incalzato a lungo dalle difese, Antonio D'Avirro per Fornasari, Carlo Baccaredda Boy per Bronchi, Luca Fanfani e Stefano Lalomia per Canestri.

Bancarotta ad Arezzo

Ad Arezzo è invece andato avanti il processo sulla bancarotta. Dopo le complesse vicende della Privilege Yard e dello yacht mai varato, oggi al centro dell'attenzione c'è stato un altro investimento da capogiro: quello per il relais Villa San Carlo Borromeo a Senago, nel Milanese. Una dimora storica del Trecento diventata hotel a 5 stelle. Le cifre investite e perse in questo progetto, arrivarono a oltre 20 milioni di euro. La società però fallì e le somme concesse in affidamento non rientrarono, se non in minima parte, nelle casse della banca. Nell'udienza odierna l'accusa ha cercato di dimostrare come i soldi furono concessi in maniera generosa, se non spericolata.

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