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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca

Staderini racconta la sua verità. Macrì, Rason e la consulenza Coingas per "le grane mediatiche del sindaco"

Il rapporto con Rason e Macrì che si incrina quando, secondo il racconto, Sergio Staderini inizia a sentirsi vessato, controllato e non libero di amministrare Coingas come avrebbe voluto. Il verbale dell'interrogatorio in Procura

E' il 17 dicembre scorso quando Sergio Staderini, ex presidente di Coingas, viene interrogato dal sostituto procuratore Roberto Rossi, alla presenza della dirigente della Digos Claudia Famà e del commissario Luca Banchetti, che hanno seguito l'inchiesta. E' uno degli indagati nella intricata vicenda che ha toccato, tra gli altri personaggi di spicco della vita politica e amministrativa della città, il sindaco Ghinelli, il suo assessore al bilancio Alberto Merelli, il presidente di Estra Francesco Macrì.

Staderini è accompagnato dal suo nuovo avvocato Francesco Molino con il quale ha stabilito la linea difensiva. Che, intanto, prevede di parlare a lungo con gli inquirenti, come ribadisce a specifica domanda all'inizio dell'interrogatorio, intorno alle 11 di mattina. Questo a completamento del puzzle già ricco delle intercettazioni telefoniche e soprattutto delle registrazioni che lo stesso Staderini aveva messo in atto negli anni della sua guida di Coingas.

Rossi chiede innanzitutto conto della vicenda che vede Staderini coinvolto e indagato per peculato insieme all'avvocato fiorentino Pier Ettore Olivetti Rason per le onerose consulenze affidate a quest'ultimo da Coingas e che secondo gli inquirenti sarebbero "non corrispondenti a effettiva prestazione lavorativa", chiede inoltre conto di come e perché fosse nato questo rapporto con Rason.

Staderini comincia a raccontare di come l'aveva conosciuto: "Francesco Macrì me l'ha presentato" e poi aggiunge "erano molto amici, a quello che ho capito dopo".

Quando assunse la presidenza di Coingas, Staderini ricevette però la notifica dell'incompatibilità della carica con la sua figura di direttore di banca alla Popolare di Vicenza. Aveva appena sostituito il dimissionario Filippo Ceccherelli, anch'egli riferimento politico della lista OraGhinelli. Quando raccontò al sindaco del problema intercorso, Macrì, presidente di Estra ed esponente di spicco di Fratelli d'Italia, prospettò a Staderini di interessarsi per risolverlo attraverso il contatto con il grande studio fiorentino dei Rason. "Sento il mio amico Rason - riferisce così Staderini le parole che avrebbe pronunciato Macrì - perché è uno molto potente ed è uno che ha molte conoscenze in Banca Popolare di Vicenza".

I protagonisti dello scandalo Coingas

Così ci fu anche la "spedizione" a Milano. Staderini aspettò fuori, al bar, mentre Macrì e Rason andarono a parlare in ufficio con un dirigente della banca. Quando uscirono, dopo un'oretta, "erano tutti sorridenti - racconta Staderini - 'vai, risolto il problema' dissero e io 'no, non è possibile'". Ma così fu. L'interrogato racconta che dopo pochi giorni ricevette una lettera con la quale poté continuare a ricoprire il ruolo di presidente della partecipata. "Vedi, t'ha risolto un problema" mi disse Macrì "... te lo metti dentro (in Coingas, ndr), tanto hai bisogno dei consulenti in Coingas e te sei tranquillo".

E' a questo punto Rossi chiede di specificare durante l'interrogatorio: "Fu Macrì che, come riconoscenza per averle risolto il problema, le chiese di inserirlo...?". "Sì", risponde Staderini che - secondo la testimonianza - si sentì dire appunto "... metti dentro".

Così andò, secondo il racconto, tanto che i contratti di consulenza si sommarono per gli inquirenti, sovrapponendosi: 117 mila euro per assistenza legale a Coingas come società, altrettanti per la stessa mansione, ma nei confronti dell'amminstratore unico Sergio Staderini e poi quella da 39mila euro per la realizzazione del progetto Pronto Strade, che sarebbe dovuto servire ai Comuni per gestire i rifiuti speciali in conseguenza di incidenti stradali. Il sostituto procuratore ricorda ancora all'indagato la consulenza per un contratto di studio e ricerca da 39mila euro per il Progetto Europa e infine quella da altrettanti 39mila euro per attività di consulenza professionale sui rapporti con Estra, che doveva essere quotata in Borsa.

"Io penso che lui si sia approfittato di me - dice Staderini a Rossi - ... ho riconosciuto che infatti sia il Progetto Europa che questo Pronto Strade erano un po' troppo deboli. Però me ne sono accorto dopo. Ed ecco che decido di staccarmi da Rason".

E quando vengono chieste spiegazioni sulle effettive mansioni svolte dall'avvocato fiorentino, Staderini racconta di aver visto il parere dell'avvocato Stefano Pasquini che aveva inserito molte voci rispetto ai contratti di consulenza di Rason, "però ad oggi posso essere d'accordo che... c'ha caricato troppo, cioè nel senso che, effettivamente, lui quel lavoro che faceva, se lo faceva, se lo stava facendo pagare molto, quello sì".

Scandalo Coingas: chiesto il rinvio a giudizio degli indagati

Durante questa prima parte dell'interrogatorio viene poi raccontato dall'indagato che fu Rason a proporgli le consulenze e che lui si sentiva in imbarazzo per il favore che gli aveva fatto, che lo stesso Staderini ricevette la proposta del meccanismo di fare singoli contratti annuali per rimanere sotto la soglia limite di 40mila euro che, altrimenti, avrebbero avuto bisogno di ben altri adempimenti all'interno di Coingas. Di questa fase, Staderini racconta "non ci fu mai un vero litigio, però è ovvio che me ne volevo sganciare (da Rason, ndr) perché sennò non sarebbe successo niente, no? Invece io ho avuto il coraggio, ma non ho avuto forse la forza. Ecco questo m'è mancato."

Ma perché il rapporto tra Staderini e Rason si è poi lacerato? Sempre secondo il racconto di Staderini a un certo punto i due si ritrovarono a parlare delle carenze mediatiche del sindaco Ghinelli che si lamentava di non avere spazio in uno specifico media. Staderini raccontò che allo stadio di Firenze Ghinelli e il direttore di questo organo di informazione addirittura litigarono malamente. Rason ascoltò tutto e alla fine disse "Ci penso io". Mentre Staderini riferì tutto a Ghinelli ("guarda che forse s'è trovato una soluzione a questa cazzata che hai fatto"), Rason trovò la strada per riportare in buoni rapporti il primo cittadino di Arezzo e quella sfera dell'informazione e annunciò di assumere un'amica del direttore del media. "Diglielo pure ad Alessandro che ci penso io", avrebbe detto Rason a Staderini. Però poi arrivò l'incrinatura. "La volta dopo" racconta Staderini agli inquirenti "mi dice 'oh Sergio bisognerà pagarlo a metà, te lo carico in consulenza'". "Come, che carichi? Che sei matto?", gli avrebbe risposto Staderini, che ha spiegato "chiedeva che si dividesse la spesa" e che, raccontandolo al sindaco, quest'ultimo non si mostrò sorpreso, come se già lo sapesse.

La consulenza a cui si riferisce Rason è quella con un suo uomo di fiducia, tal Bigiarini, che avrebbe dovuto servire a Coingas per un parere sulla legge Madia. L'importo di 14mila euro pagato dietro fattura, sarebbe poi stato usato da Rason per pagare 'la ragazza' cioè l'avvocatessa assunta ad hoc nello studio fiorentino. "E quindi questi 14mila euro sono andati all'avvocatessa in realtà?" domanda Rossi e Staderini risponde: "Sì, all'avvocatessa." Sempre secondo il racconto, questo meccanismo messo in piedi (che Staderini racconta avergli tolto il sonno e che avrebbe voluto scongiurare, anche portando a Rason soldi in contanti per evitare di firmare quel contratto di consulenza), venne spiegato anche a Franco Scortecci, quando quest'ultimo subentrò nella carica di amministratore unico di Coingas.

Staderini spiega ancora agli inquirenti di aver rimesso insieme il quadro delle persone che aveva intorno e di essersi sentito vessato e di aver voluto mettere in atto una serie di azioni per sganciarsi da Rason. "Qui cominciano gli attriti con Macrì ... comincia a farmi tutta una serie di ostruzioni... perché io volevo rendere Coingas indipendente anche con il parere di qualche sindaco che mi diceva: 'Ma come, noi siamo controllati dalla controllata? Mi pare una cosa assurda'". "Cioè, Estra?", chiede a questo punto Roberto Rossi. Staderini conferma: "Sì, attraverso il service". Infatti è la multiutility guidata da Francesco Macrì che funge da service per la gestione di email, contabilità e carte di credito.

Staderini racconta addirittura che l'ex vicesindaco Gamurrini avrebbe consegnato a Ghinelli una busta con dentro gli estratti conto della carta di credito di Coingas in uso a Staderini. Un passaggio che fece decidere a quest'ultimo di procedere con l'indipendenza dell'azienda attraverso la figura di Marco Cocci. "Avevo bisogno di una persona che avesse carattere, che fosse esperta e competente. Perché io, Marco Cocci, lo conosco da una ventina di anni."

Così Staderini racconta come avrebbe voluto liberarsi di Rason e Macrì e di lavorare con Cocci per ridare forza e indipendenza a Coingas. Ma "Rason mi ritardò di quattro mesi il verbale dell'assemblea, Macrì non mi mise a disposizione la risorsa di personale che avevo richiesto, non riuscivo a ricevere la contabilità da Estra che serviva a Cocci ... un bagno di sangue."

"Lei dice una sorta di boicottaggio nei suoi confronti?" insiste durante l'interrogatorio il sostituto procuratore Roberto Rossi. "Sì, sì, c'è stato veramente" conferma Staderini. "Com'è che decide di lasciare allora?", chiede Rossi e l'ex amministratore unico di Coingas risponde che è stato costretto alle dimissioni perché Banca Intesa per la quale lavora non gli concesse ulteriore tempo di aspettativa, aggiungendo "purtroppo". 

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