"Vendute come merce", ma la Corte d'Assise sta con la difesa e dimezza la condanna

Sono stati condannati a 7 e 6 anni di carcere. Una pena più che dimezzata rispetto a quanto chiesto dalla pm della Dda di Firenze Angela Pietroiusti. Sul banco degli imputati tre rumeni accusati di "tratta di persone aggravata dal fine dello...

Tribunale - Vela-3

Sono stati condannati a 7 e 6 anni di carcere. Una pena più che dimezzata rispetto a quanto chiesto dalla pm della Dda di Firenze Angela Pietroiusti. Sul banco degli imputati tre rumeni accusati di "tratta di persone aggravata dal fine dello sfruttamento della prostituzione" ai danni di quattro ragazze e "riduzione in schiavitù" di tre di loro. Difesi dagli avvocati Massimiliano Dei e Marco Bufalini, i tre hanno visto derubricare i reati a in "sfruttamento della prostituzione".

I fatti che hanno portato al procedimento giudiziario si sarebbero svolti dall'ottobre 2011 al marzo 2012. Secondo la pubblica accusa, tutto prese avvio in Romania, dove due degli imputati, un uomo e una donna avrebbero convinto 4 ragazza a raggiungere l'Italia promettendo lavori da cameriere e baby sitter. Ma la realtà era completamente diversa. Una volta nell'aretino, ad Ambra per la precisione, le giovani erano destinate ad una diversa attività, gestita dal terzo rumeno. Non solo, un giorno arrivarono nell'abitazione delle giovani altri uomini, albanesi, ai quali le ragazze avevano dette di dover essere "vendute", come fossero oggetti. Una di loro chiamò le forze dell'ordine e così scattarono le accuse pesantissime nei confronti dei tre rumeni.

Durante le fasi processuali, nelle parti dibattimentali, i legali della difesa hanno però sostenuto una tesi diversa: le ragazze sapevano quale destino le avrebbe aspettate in Italia, e questo sarebbe stato dimostrato dal fatto che sarebbero partite lasciando il proprio lavoro e senza portare in Italia soldi o altri beni. Inoltre hanno smontato la tesi della "vendita" ad un gruppo albanese, facendo derubricare così il reato.

La Corte d'Assise, presieduta dal giudice Silverio Tafuro, con a latere Cecchi e sei giudici popolari, hanno emesso la sentenza dopo ore di camera di consiglio.

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"Rispetto alle richieste del pm - afferma il legale Massimiliano Dei - le condanne sono state molto ridotte. Nonostante questo, ricorreremo in appello: sette anni per favoreggiamento della prostituzione resta comunque una pena molto pesante".

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