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Cronaca

Vaiolo delle scimmie: incubazione e durata della malattia. Salgono a sei i contagi in Italia

I sintomi sono analoghi a quelli del vaiolo classico, ma nel vaiolo delle scimmie in più si è osservato l'ingrossamento dei linfonodi

Non ci sono evoluzioni segnalate sul caso del 32enne ricoverato in isolamento nel reparto di malatie infettive dell'ospedale San Donato di Arezzo dopo che è risultato positivo al contagio da vaiolo delle scimmie. Dopo di lui in Italia sono stati scoperti altri due casi, uno sempre certificato dallo Spallanzani di Roma, l'altro in Lombardia e confermato dall'ospedale Sacco di Milano.

In tutto adesso sono 6 i casi di persone positive in Italia. I sintomi sono analoghi a quelli del vaiolo classico con febbre, dolore alla schiena, mal di testa, dolori muscolari e le tipiche lesioni cutanee che da pustole di evolvono fino a far cadere la crosticina. Nel vaiolo delle scimmie in più si è osservato l'ingrossamento dei linfonodi. Il periodo di incubazione solitamente è di 7-14 giorni, ma può arrivare anche a 21. La malattia dura in genere tra le due e le quattro settimane. 

Secondo quanto dichiarato ieri dai sanitari dell'ospedale San Donato non ci sono elementi preoccupanti, ne per il paziente aretino che "sta bene, ha sintomi lievi, tra cui le lesioni cutanee" e il decorso non presenta al momento complicazioni, ne per i suoi due contatti stretti, il medico che lo ha visitato e un amico con il quale ha preso l'aperitivo il giorno prima di avvertire i sintomi.

Gli studi sul dna 

Come spiega Today.it, sempre dallo Spallanzani comunicano che è stata completata "la prima fase dell'analisi della sequenza del Dna del Monkeypox virus dei primi tre casi di vaiolo delle scimmie osservati in Italia e seguiti presso l'Istituto romano". 

La diffusione del vaiolo delle scimmie inizia a preoccupare l'Oms, che valuta l'innalzamento del livello di emergenza. L'Organizzazione mondiale della sanità ha assicurato che "è possibile contenere la trasmissione dei casi di vaiolo delle scimmie nei Paesi in cui la malattia non è endemica". Ovviamente, si tratta di un virus di cui sappiamo ancora molto poco: soltanto l'analisi della sequenza genetica consentirà agli esperti di capire se c'è stata o no una mutazione.
 

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