Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

Vaccino a Scanzi, per la Procura non ci fu reato: "Ma non aveva diritto a quella dose"

La violazione di regolamenti amministrativi, in quel momento non chiari, non sarebbe da considerarsi abuso d'ufficio

"Archiviazione per il caso del vaccino somministrato ad Andrea Scanzi", a chiederlo è la procura di Arezzo che, in seguito all'inchiesta coordinata dal pm Marco Dioni, non avrebbe ravvisato reati nella condotta del giornalista.

La vicenda risale allo scorso 19 marzo. Scanzi nel tardo pomeriggio ricevette la prima dose di vaccino AstraZeneca nell'hub di Arezzo Fiere. In seguito il giornalista ne diede comunicazione sui suoi canali social scatenando un'ondata di polemiche che ha portato dapprima ad una verifica interna della Asl e poi - il 22 marzo - all'avvio delle indagini. Per Scanzi, infatti, era stato ipotizzato il reato di abuso d'ufficio per aver "saltato la fila". In pratica all'epoca non sarebbe rientrato tra le categorie che avevano diritto alla vaccinazione. 

Adesso le indagini sono concluse: per il sostituto procuratore Marco Dioni, all'epoca in cui avvenne la somministrazione Scanzi non rientrava in alcuna categoria vaccinale e dunque non aveva diritto ad anticipare la dose. Da parte sua, il giornalista aveva spiegato che aveva ricevuto la dose come caregiver, ovvero come assistente designato della madre malata in base alla legge 104. "Perché vi fosse il reato di abuso di ufficio nella condotta di Scanzi - ha spiegato la Procura ad AdnKronos - occorreva che vi fosse la violazione di una precisa legge". Cosa che per il pm non sarebbe accaduta: la violazione di regolamenti amministrativi, in quel momento non chiari, non avrebbe pertanto indotto Scanzi a commettere un reato.

Il fascicolo è stato trasmesso dal pm al giudice per le indagini preliminari che dovrà decidere se archiviare o meno la posizione di Scanzi.

Intanto Codacons annuncia di volersi opporre alla richiesta che "da un lato evidenzia gli errori che hanno portato a vaccinare Andrea Scanzi, dall’altro non reputa queste circostanze tali da costituire reato, ignorando che il vaccino ricevuto da Scanzi ha privato un altro cittadino avente diritto di una dose di Astrazeneca, con potenziali rischi sul fronte della salute. Il Pm non considera anche che la Asl Toscana Sud Est avrebbe pubblicato il modulo per iscriversi all’elenco dei “riservisti” solo successivamente alle polemiche scatenate dal caso Scanzi, altra vicenda che potrebbe costituire un possibile illecito".

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