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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Vaccino Scanzi, arriva l'archiviazione del tribunale: "Nessun reato". Il giornalista: "E adesso querelo"

Il gip Giulia Soldini ha chiuso il caso dopo l'opposizione del Codacons: "Totale assenza di dolo da parte di Scanzi e dei dottori Giglio e Romizi"

E' stato archiviato dal Gip del tribunale di Arezzo il procedimento, aperto con modello 45 senza ipotesi di reato, che coinvolgeva, tra gli altri, Andrea Scanzi, a proposito della prima dose di vaccino anti Covid Astrazeneca effettuata dal giornalista lo scorso anno.

Una vicenda che aveva creato molto clamore per le accuse pubbliche rivolte a Scanzi, il quale secondo i detrattori si sarebbe approfittato di una dose destinata ad altri, non rispettando il proprio turno. Era stata aperta un'inchiesta conoscitiva, con indagine sul campo dei carabinieri: i risultati sono stati poi portati in Procura. La stessa accusa, in estate, aveva chiesto l'archiviazione, non rintracciando reati, ma poi il Codacons si era opposto. Adesso il giudice per le indagini preliminari Giulia Soldini mette la parola fine alla querelle.

Il commento di Scanzi

"Questa sentenza - dice il giornalista ad ArezzoNotizie - chiude definitivamente una vicenda che in un paese normale non si sarebbe mai dovuta nemmeno aprire. Non sono mai stato indagato, mai accusato, mai sono stato sotto indagine, nessuno ha mai ipotizzato lontanamente un mio reato. Questa sentenza di archiviazione, dopo la patetica opposizione del Codacons, è la pietra tombale su tutte le carogne che hanno gettato merda su di me, per almeno due mesi, immagino per antipatia personale nei miei confronti. Giornali, giornalisti, finti amici. Colpendo me, i miei genitori, la mia compagna. Adesso tutti quelli che mi hanno attaccato mi dovrebbero chiedere scusa. Non capiterà. Ho compreso di chi fidarmi e di chi no, anche ad Arezzo. D'ora in poi mi divertirò a fare una lista infinita di querele nei confronti di chi mi ha rovinato la vita. Questa sentenza è chiara nell'esprimere la mia totale estraneità ai fatti e la mia onestà".

I dettagli della sentenza

La sentenza ripercorre le tappe della vicenda, dai messaggi tra i soggetti coinvolti fino alla somministrazione del vaccino del 19 marzo 2021. Scanzi non rientrava tra gli aventi diritto al vaccino specificati nelle linee guida dell'epoca, tuttavia il giudice rileva che egli non fornì mai informazioni sbagliate o fuorvianti ai dottori (il medico di famiglia Roberto Romizi e il dottor Evaristo Giglio della Asl), "né esercitava insistenze o pressioni per ottenere la dose residua".

Per quanto riguarda la posizione dei due medici, il tribunale di Arezzo non rileva alcunché per Romizi, mentre per Giglio ci fu sicuramente un errore nel determinare un caso di paziente fragile, per via di un'omonimia, relativo alla madre di Scanzi. Circostanza che avrebbe indotto Giglio ad autorizzare il vaccino. Tuttavia gli approfondimenti dei carabinieri hanno portato a certificare che entrambi i genitori di Scanzi fossero fragili.

In ogni caso, secondo il giudice, la situazione in quei giorni riguardo alla campagna vaccinale era molto confusa: la somministrazione di Astrazeneca era ripartita dopo essere stata sospesa e la campagna stentava a decollare. Il generale Figliuolo, inoltre, aveva suggerito di vaccinare anche il "primo che passava" pur di non sprecare dosi. E infine tutti e tre i soggetti coinvolti (Scanzi, Giglio e Romizi), secondo il tribunale non avevano alcunché da nascondere, avendo messo a disposizione degli inquirenti la proprio messaggistica Whatsapp sull'episodio "a dimostrazione della totale assenza di dolo e del fatto che non avevano nulla da nascondere", recita la sentenza.

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