Cronaca

"Il vaccino? E' l'unica arma di prevenzione". Scala risponde ai no-vax: "Il Covid fa ancora paura"

"Benché con la variante Delta i contagi siano stati più numerosi rispetto alla scorsa estate, non ci sono tanti ricoveri: perché una buona parte della popolazione è immunizzata"

"Nessuna paura del Covid? In realtà dobbiamo ancora averne, ma questo timore deve trasformarsi in una spinta positiva. La paura non deve essere interpretata nella sua accezione nichilista". Raffaele Scala è il direttore del reparto di Pneumologia e Utip dell'ospedale San Donato. Fin dalla prima, irruenta, ondata della pandemia si è trovato in prima linea, con i colleghi, in una battaglia estremamente difficile. "Se ci ripenso, ho ancora i brividi - racconta -. I pazienti delle rsa arrivavano a fiumi. Erano persone fragili, ma che senza il Covid avrebbero potuto vivere ancora serenamente. Per ogni decesso, la comunicazione ai parenti è stata davvero straziante. Poi gli anziani e i fragili sono stati vaccinati: e così abbiamo visto l'effetto nella seconda e soprattutto terza ondata". 

Come? "Da allora il numero degli anziani ricoverati nei reparti Covid ha iniziato a diminuire. E fin dalla seconda ondata ci siamo trovati di fronte ad una situazione nuova dal punto di vista epidemiologico. I giovani, anche giovanissimi, e gli adulti "protetti" dal lock down nella prima ondata (ma che si sono dimostrati non responsabili per non impiego dei dispositivi di protezione individuale) hanno cominciato a stare male dopo la riapertura e a riempire i posti letto delle aree Covid almeno fin quando la vaccinazione non ha iniziato a interessare anche le altre fasce d'età. In queste successive ondate, solo 1 su 10 dei ricoverati superava i 70 anni".

Vaccino e contagi

Mentre le contestazioni a vaccino e green pass si moltiplicano, andando di pari passo con manifestazioni e iniziative di piazza di stampo no-vax, dai reparti dell'ospedale San Donato arriva un lucido appello: "Il vaccino è un'arma importante, l'unica prevenzione che abbiamo", spiega Scala. "Come tutti i vaccini, anche quello inoculato in questi mesi non ha una copertura del cento per cento, ma i contagi si riducono enormemente e chi si ammala, pur avendo ricevuto il siero, non si ritrova mai in condizioni gravi. Tanto è vero che i pazienti che negli ultimi giorni sono finiti in terapia intensiva erano prevalentemente non vaccinati".

I dati emersi in questi mesi mostrerebbero chiaramente cosa sta accadendo. "Non dobbiamo sorprenderci ne impaurirci se un vaccinato si contagia e si ricovera per Covid. Per chi è immunizzato il rischio di sviluppare una polmonite si riduce a 1 caso su 200 contagiati, e quello di finire intubato in terapia intensiva scende a meno di 1 caso su 1000 ricoverati. Senza il siero invece le cifre sono da paura. Nei non vaccinati 5 su 100 rischiano la polmonite e la ventilazione assistita, mentre 1 su 100 rischia intubazione e decesso. Inoltre vorrei sottolineare che se combiniamo mascherina (qualora la distanza di sicurezza non possa essere garantita) e vaccino, il rischio di ammalarsi si avvicina praticamente allo 0" .

In questa estate in cui a imperversare è la variante Delta, i vaccini sono stati fondamentali. "Hanno scongiurato il peggio - spiega Scala - perché questa mutazione ha reso il virus più aggressivo. Nonostante questo, benché i contagi siano stati più numerosi rispetto alla scorsa estate, non ci sono tanti ricoveri : perché una buona parte della popolazione è immunizzata. Ripeto i casi gravi che abbiamo riguardano soprattutto i non vaccinati e, come emerge dai confronti con altri colleghi che lavorano in area Covid in altre città,  la stessa situazione si sta verificando in tutta Italia". 

Cure precoci

Un altro deterrente alla vaccinazione per i no vax è rappresentato dalle possibili cure per il Covid. "Si sta diffondendo la notizia infondata che in ospedale adesso sia disponibile una cura giusta per guarire dal Covid, come avviene per buona parte di coloro che sono ricoverati per altre polmoniti gravi. Nulla di piu' falso", smentisce Scala.

"E' vero che ci sono alcune cure, ma da un lato non prevengono la malattia, dall'altro non abbiamo ancora una terapia che dia certezza di risultati. Gli anticorpi monoclonali: sono un'arma importante ed efficace in fase precoce, per prevenire lo sviluppo di malattia grave, ma vorrei chiarire che non è applicabile a tutti e non ha capacità protettiva nel cento per cento".

"Quando la malattia progredisce in polmonite grave si usano sempre cortisone ed eparina ma non abbiamo altro di sicuro che contrasti gli effetti del virus - afferma Scala - . Se non bastano però è necessario ricorrere agli alti flussi e alla ventilazione non invasiva: non è un'esperienza facile, chi è stato collegato ad un Casco o a un ventilatore per tanti giorni settimane o anche 1 mese lo può testimoniare . Anche in questo caso il rischio di essere intubato è comunque non trascurabile: con 1 paziente su 3  finisce in terapia intensiva. E anche dopo l'intubazione non abbiamo certezza di salvezza: si 10 intubati 5 sono destinati a morire e coloro che ce la fanno sono destinati ad un calvario per recuperare i danni in parte irreversibili lasciati dal passaggio dell'uragano Covid".

L'appello alla vaccinazione

"Il covid è una malattia subdola ma grave e in alcuni casi mortale. Come per altre malattie mortali adesso c'è un vaccino che la può prevenire. E' stato creato in poco tempo, ma ci sono già studi scientifici che ne provano la validità. E' opportuno farlo".

In questa nuova fase della pandemia i malati non sono più gli anziani. Ci sono molte persone giovani, in tanti casi senza patologie pregresse. "Nella seconda ondata ho visto famiglie devastate. Alcuni pazienti ce l'hanno fatta, altri no. Abbiamo avuto in cura anche una ragazza di 18 anni che è stata sottoposta per tanti giorni a ventilazione assistita, sola in una stanza isolata della area Covid.
Ricordo un giovane trentenne senza comorbidità e non ancora vaccinato, con un Covid devastante che dopo la terapia Intensiva è tornato da noi negativizzato ma con serie conseguenze: la malattia come uno tsunami che è passato e ha distrutto i polmoni lasciando il cosiddetto Long Covid. Dipendente h 24 da ventilatore, con muscoli atrofizzati, senza forze, lontano dalla famiglia per mesi: ha richiesto altri mesi di cure prima in Utip e poi in Riabilitazione e solo ora ne sta uscendo".

Oggi anche i più giovani possono vaccinarsi e forme così gravi possono essere scongiurate. Chi però non ha questa protezione rientrerebbe nella casistica tracciata dal medico.

"Paura del Covid? Meglio averla ma facciamolo con spirito proattivo e propositivo - conclude Scala -. Così come dobbiamo aver paura di andare a 200 chilometri all'ora in auto, di abusare di alcool e sostanze tossiche. Conoscere per riconoscere, riconoscere per combattere meglio un nemico che deve far paura senza sopraffarci fisicamente e psicologicamente".

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