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Cronaca

Uccise il vicino che assaltò la sua casa con l'escavatore: Mugnai a processo

E' iniziata oggi l'udienza preliminare: l'aretino è accusato di "eccesso di legittima difesa". La moglie e i figli della vittima, Gezim Dodoli, si sono costituiti parte civile

È accusato di "eccesso colposo di legittima difesa" e sarà giudicato con rito abbreviato. È iniziata questa mattina l'udienza preliminare che vede sul banco degli imputati Sandro Mugnai, l'aretino che la sera del 5 gennaio del 2023 sparò e uccisa a Gezim Dodoli, vicino di casa di origini albanesi, che con una ruspa si era scagliato contro l'abitazione dell'aretino per demolirla, mentre l'uomo e la sua famiglia si trovavano all'interno. 

Al termine delle indagini preliminari, la pm Laura Taddei ha formulato l'accusa: eccesso di legittima difesa, parlando anche di un comportamento "precipitoso, avventato e imprudente" e di colpi di fucile sparati quando ormai l'azione di Dodoli "stava scemando". 

Oggi in aula gli avvocati della difesa, i legali Marzia Lelli e Piero Melani Graverini, hanno chiesto di ricorrere al rito abbreviato: "Durante le fasi preliminari - spiega Lelli - sono stati svolti tutti gli accertamenti possibili. Non riteniamo servano ulteriori richieste, andremo dritti alla fine con il rito abbreviato, chiedendo ovviamente l'assoluzione". 

Presso il tribunale di Arezzo, di fronte al giudice Claudio Lara, il legale della moglie di Dodoli e quello dei due figli adulti dell'uomo, si sono costituiti parte civile. 

La prossima udienza è prevista nel mese di settembre: ci sarà subito la discussione e molto probabilmente la sentenza. 

La notte del dramma

Era ora di cena quel 5 gennaio a San Polo. Mugnai era a tavola con la moglie, un figlio e altri parenti. All'improvviso la casa iniziò a tremare sotto i colpi di un mezzo da lavoro. In precedenza tra Dodoli e Mugnai, vicini di casa, c'erano stati alcuni dissapori, ma nulla che sembrasse insanabile. Tanto che poco tempo prima lo stesso Mugnai aiutò Dodoli a risolvere un guasto alla ruspa. 

Quel che accadde quella sera però sfociò in tragedia. Spaventato dai colpi di benna sul tetto dell'abitazione, Mugnai imbracciò la carabina, regolarmente detenuta, e fece fuoco. Prima un colpo in aria, poi quattro diretti verso l'uomo che era alla guida dell'escavatore, uccidendolo. Venne arrestato dai carabinieri con l'accusa di omicidio volontario. Fu però scarcerato qualche giorno dopo, perché il Gip Giulia Soldini reputò credibile la versione dei legali di Mugnai, che sostenevano la tesi della legittima difesa

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