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Uccise la figlioletta e aggredì il figlio maggiore, la perizia: "E' stato curato, adesso può essere processato"

A quasi un anno di distanza dalla tragedia che avvenne in un'abitazione di Levane, e dopo mesi di cure psichiatriche, il padre 40enne è stato ritenuto in grado si sostenere un processo

Dopo le cure è di nuovo capace di intendere e volere. Per questo andrà a processo per l'omicidio della figlioletta e il tentato omicidio del figlio più grande. Il gip Fabio Lombardo ha deciso: il procedimento a carico di Billal Miah si farà. Adesso deve solo essere fissata la data che poi verrà comunicata al legale dell'uomo, l'avvocato Nicola Detti. 

E' trascorso quasi un anno dalla tragedia di Levane e dopo perizie, ricoveri e cure, l'uomo - un 40enne originario del Bagladesh - è cosciente del gesto che a commesso e, pur non avendo recuperato la memoria di quei drammatici momenti, è in grado di sedere di fronte ad un giudice. A stabilirlo è stata l'ultima perizia stilata nelle scorse settimane dallo psichiatra Massimo Marchi. Il gip  gli aveva dato l'incarico chiedendo un ulteriore accertamento sulla pericolosità sociale di Billal, oltre che una valutazione per stabilire se al momento del fatto fosse stato capace di intendere e di volere, ma anche se attualmente sia in grado di sostenere il peso di un processo.  E la risposta è stata affermativa: il 40enne non sarebbe più - grazie alle cure - socialmente pericoloso e avrebbe ritrovato la lucidità che, al momento della tragedia, aveva completamente perso. 

Billal ha trascorso molti mesi nella rems di Montelupo Fiorentino, ma alla luce della nuova perizia potrà essere trasferito in un carcere in attesa del processo.

La tragedia

Il terribile delitto avvenne lo scorso 21 aprile, in pieno lockdown. Quel giorno l'uomo rimase in casa con i suoi due bambini mentre la moglie era a fare la spesa. Già in una situazione psicologica molto complessa, il 40enne aveva trascorso una notte insonne e agli inquirenti raccontò confusamente di aver sentito delle voci in testa.  Poi l'esplosione di violenza: prima aggredì il figlio maggiore, colpendolo alla testa con il coltello artigianale utilizzato nelle cucine bengalesi. Poi, quando il ragazzino fuggì per chiedere aiuto e cercare di mettersi in salvo, l'uomo si accanì sulla figlia, di soli 4 anni. I colpi fatali la raggiunsero al collo e al mento e per la piccola non c'è stato più nulla da fare. A quel punto Billal tentò di togliersi la vita gettandosi in un pozzo.  A chiamare aiuto furtono i vicini, che aiutarono il ragazzino in fuga.

Billal  fu arrestato e accusato di omicidio volontario aggravato dal grado di parentela e dalla minorata difesa per la morte della figlia, e di tentato omicidio per l'aggressione al figlio.

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