Uccise la figlioletta, la perizia: "Non è capace di intendere". E' ritenuto pericoloso, ma non ci sono posti nelle Rems

Resta in carcere a Sollicciano l'uomo che lo scorso aprile prima aggredì il figlio, poi uccise la bambina e dopo cercò di togliersi la vita gettandosi in un pozzo

Non è capace di intedere e di volere. Né lo sarebbe stato durante il violentissimo raptus nel quale ha tolto la vita alla sua bambina. Billal Miah, il padre di 38 anni che aggredì prima il figlio poi la figlioletta di quasi quattro anni uccidendola, è stato sottoposto alla perizia psichiatrica disposta dal Gip Fabio Lombardo. Dagli incontri con il dottor Massimo Marchi sarebbe emerso un quadro drammatico. Lo scorso 21 aprile, quando rimase in casa con i bambini mentre la moglie uscì per fare la spesa, l'uomo - originario del Balgladesh e da alcuni mesi residente a Levane - sarebbe stato già in una situazione molto complessa: aveva trascorso una notte insonne e ha confusamente raccontato di aver sentito delle voci in testa. Da allora il 38enne sarebbe rimasto in stato confusionale: dice di non ricordare nulla di quel giorno. pare non sappia che la sua bambina - alla quale sarebbe stato particolarmente legato - non c'è più e non ha memoria di essersi gettato nel pozzo vicino a casa per togliersi la vita.

Per lui, ritenuto socialmente pericoloso se non curato adeguatamente, il tribunale sta cercando un posto in una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). "Ma al momento - spiega il legale Nicola Detti - non ci sarebbe la disponibilità. Intanto quindi resterà a Sollicciano". 

Il carcere fiorentino non ha una sezione per i detenuti con problemi psichiatrici e i tempi sul trasferimento dell'uomo non sono affatto chiari. Intanto viene sottoposto alle cure necessarie e sarà visitato tra alcuni mesi per valutarne le condizioni. 

La tragedia durante il lockdown

Il terribile delitto è avvenuto lo scorso 21 aprile, nella mansarda di una villetta di Levane che si affaccia in via Palmiro Togliatti, dove l'uomo viveva con la famiglia.  In una esplosione di violenza, l'uomo ha prima aggredito il figlio maggiore, colpendolo alla testa con il coltello artigianale tipico della cucina bengalese. Poi, quando il ragazzino è scappato per chiedere aiuto e cercare di mettersi in salvo, si è accanito sulla figlia, di soli 4 anni. Le ha inferto colpi fatali al collo e al mento e per la piccola non c'è stato più nulla da fare. Quindi ha tentato di togliersi la vita gettandosi in un pozzo.  A chiamare aiuto sono stati i vicini, che hanno dato rifugio al ragazzino in fuga.

Ha ucciso la figlia e poi si è gettato nel pozzo

Billal Miha è accusato di omicidio volontario aggravato dal grado di parentela e dalla minorata difesa per la morte della figlia, e di tentato omicidio per l'aggressione al figlio.

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