Lunedì, 15 Luglio 2024
Il delitto

"Vivevano l'uno per l'altra, poi è arrivata la malattia". Omicidio di via Giotto, Sacchi trasferito in carcere

L'uomo che ha sparato alla moglie ha spiegato agli inquirenti di essere stato molto provato dalla malattia della donna, che si era particolarmente aggravata negli ultimi tempi. Le parole dei conoscenti della coppia

"Alessandro e Serenella vivevano l'uno per l'altra". Chi li ha conosciuti, li ricorda così. Non avevano avuto figli e avevano sempre lavorato insieme: erano stati agenti di commercio. Poi, come un fulmine a ciel sereno, alcuni anni fa arrivò la diagnosi della malattia della donna. Una patologia degenerativa, il morbo di Alzheimer, il cui decorso negli ultimi 3 anni sarebbe stato devastante. Le sue condizioni fisiche sarebbero precipitate, e il marito avrebbe tentato di occuparsi di lei da solo. I parenti più prossimi spesso offrivano il loro aiuto, ma il peso di questa situazione avrebbe logorato l'anziano coniuge. Fino al drammatico epilogo di questa notte, quando l'80enne, Alessandro Sacchi, con un colpo di pistola alla testa, ha messo fine alla vita della moglie, Serenella Mugnai di 72 anni L'uomo adesso è in carcere, in attesa dell'udienza di convalida dell'arresto che potrebbe svolgersi lunedì prossimo.

La tragedia nella notte

L'omicidio si è consumato all'interno dell'appartamento della coppia, al terzo piano di una palazzina in viale Giotto. Stando alla ricostruzione degli inquirenti - sulla vicenda indaga la Squadra mobile della Polizia di Stato diretta da Davide Comito - i due si trovavano in cucina quando l'uomo avrebbe rivolto una pistola, una Beretta calibro 9 ereditata dal padre (e non dichiarata), verso la donna e sparato un colpo. Serenella sarebbe stata raggiunta alla testa e sarebbe morta sul colpo. 

Poi, sotto choc, il marito ha raggiunto l'appartamento dei vicini chiedendo che fossero avvisate le forze dell'ordine e chiamati i soccorsi. Per la donna era ormai troppo tardi. 

Quando gli agenti della Squadra mobile sono giunti sul posto hanno trovato l'uomo che abbracciava il corpo della moglie. La pistola era ancora sopra al tavolo di cucina. Sacchi si sarebbe consegnato ai poliziotti confessando di aver sparato "per sfinimento". "Non ce la facevo più", avrebbe infatti detto subito, tra le lacrime, al pubblico ministero Marco Dioni, titolare del fascicolo d'indagine.

Il fermo e il trasferimento in carcere

Sacchi, dopo aver trascorso la notte in Questura, è stato trasferito al carcere San Benedetto di Arezzo, dove passerò le ore che lo dividono dall'udienza di convalida dell'arresto, che potrebbe essere celebrata lunedì mattina. In quell'occasione verrà valutata la misura cautelare adeguata alla situazione dell'uomo: l'età, la condizione di choc e la possibilità, pertanto, di compiere atti estremi. 

Su di lui pende l'accusa di omicidio volontario aggravato dal rapporto di coniugio con la vittima. E' difeso dagli avvocati Piero Melani Graverini e Stefano Sacchi, nipote della coppia. Anche a loro l'anziano ha raccontato la sua estrema difficoltà nel riuscire a prendersi cura della moglie e proprio le drammatiche condizioni di salute della donna potrebbero costituire un'attenuante agli occhi della giustizia.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Vivevano l'uno per l'altra, poi è arrivata la malattia". Omicidio di via Giotto, Sacchi trasferito in carcere
ArezzoNotizie è in caricamento