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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Capolona

Quel treno che diventa un miraggio: la battaglia di Gaia, Giulia e delle loro famiglie per rendere i convogli accessibili

Due ragazze che si devono spostare in carrozzina non possono muoversi autonomamente - come i loro coetanei - per andare a scuola in treno. I convogli sui quali devono salire sono datati e il gradino per accedere è di circa 30 centimetri

E' una battaglia di civiltà. E' la battaglia di Gaia e Giulia e delle loro famiglie. Le due ragazze, di  15 e 14 anni, vivono a Subbiano e per spostarsi hanno bisogno di una carrozzina. Ogni mattina vanno a scuola ad Arezzo e per farlo, come le compagne e i compagni, vorrebbero prendere il treno. Ma tutti i giorni, alle 7,14,  sul binario della stazione di Capolona c'è il rischio che si presenti qualche imprevisto. E andare a scuola può diventare un'Odissea. 

A raccontare le loro vicissitudini, con pacatezza e speranza, è il babbo di Gaia, Roberto Russo, che di fronte alle difficoltà incontrate dal 15 settembre ad oggi - ovvero da quando è iniziato l'anno scolastico - non può fare a meno di chiedersi: "Come è possibile che queste due ragazze non possano andare a scuola autonomamente?". 

Ma cosa sta succedendo? Il treno sul quale le due adolescenti dovrebbero salire ogni mattina è spesso datato, "un modello cioè che richiede che ogni volta il capotreno scenda, monti la pedana per disabili, attenda che le ragazze salgano, e poi riponga la rampa. Per fare tutto questo però c'è bisogno di tempo e si rischia di far accumulare ritardi al convoglio con conseguenti lamentele dei viaggiatori. Non solo, si crea una situazione che può mettere in imbarazzo le ragazze, sulle quali in quei minuti tutti gli occhi sono puntati". 

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Tra la banchina e la rampa del treno ci sono circa 30 centimetri di dislivello che non permette alle ragazze di salire da sole. Il problema non sarebbe così gravoso con i treni di ultima generazione:  putroppo però a quell'ora quei convogli non passano quasi mai su quella linea. 

"Una soluzione - spiega Roberto - potrebbe essere quella di rialzare la banchina, in modo da non avere più problemi".

In queste settimane le famiglie delle ragazze hanno contattato i sindaci di Subbiano e Capolona, la Regione e Lfi. "I primi cittadini, le istituzioni, hanno tutti preso a cuore la situazione - dice Roberto - ma purtroppo non si sta sbloccand nulla. E intanto passano i giorni e i disagi si moltiplicano". 

Poco tempo fa, ad esempio, una delle ragazze non è riuscita a scendere alla fermata che aveva scelto. "Tornava da scuola con un'amica e ad attenderle a Capolona c'era il nonno di Gaia - dice Roberto -. Erano le 14 circa. Il treno si è fermato, ma loro da sole non hanno fatto in tempo a superare l'ostacolo e le porte si sono richiuse. Non hanno potuto fare autonomamente quello che tutti gli adolescenti riescono a fare". 

La battaglia di Gaia, Giulia e di queste due famiglie è anche una battaglia per le comunità di Capolona e Subbiano. Avere convogli accessibili, o rendere il binario adeguato a queste esigenze, significa anche rendere il servizio più fruibile per chiunque: dai genitori con carrozzine e passeggini, agli anziani che difficilemente riescono a salire simili gradini. La volontà e l'attenzione degli amministratori ci sono: adesso però servono gesti concreti. 

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