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Traffico di rifiuti e contatti con clan della 'Ndrangheta, azienda dell'Aretino cuore dello smaltimento illecito

Padre, madre e figlio che gestivano impianti in Valdarno e a Pontedera sono destinatari di misure cautelari nell'ambito dell'operazione "Keu" che sta facendo tremare la Toscana. Il gip: "Pericolosi scarti di conceria finiti sotto a una strada"

In Toscana ha allungato i suoi tentacoli e nel Valdarno aretino ha messo radici. A far emergere questo stretto collegamento con il territorio è stata la maxi "operazione Keu", portata avanti dalla Dda di Firenze, che ha raggruppato ben tre filoni di inchiesta. Rifiuti e stupefacenti: questi i traffici che interessavano il clan Gallace di Guardavalle. E di arresti, dopo tre anni di indagini, ne sono stati eseguiti anche nell'aretino, dove risiedevano personaggi chiave dell'organizzazione.

Accanto agli arrestati Nicola Chiefari residente a Bucine e considerato contiguo al clan di Catanzaro sono finiti indagati esponenti politici, dirigenti della Regione Toscana (tra gli indagati ci sono il capo di gabinetto dell’ex governatore Enrico Rossi e ora di Giani, Ledo Gori, un sindaco della zona del cuoio, un consigliere regionale di Pisa), imprenditori e rappresentanti dell'Associazione di conciatori. Sono sotto accusa anche i vertici dell'Associazione Conciatori che ha visto agli arresti domiciliari il presidente Alessandro Francioni, l'ex direttore Piero Maccanti e il suo successore Aldo Gliozzi. E nell'aretino? Sono destinatari di misure cautelari anche Francesco Lerose, originario di Crotone ma domiciliato a Pergine Valdarno, gestore con moglie e figlio di un impianto di smaltimento di rifiuti Levane oltre che uno nel pisano, il figlio Manuel e la moglie Anna Maria Faragò (ai domiciliari). Gli inquirenti sostengono che sia stata di Le Rose (considerato un "imprenditore a disposizione della cosca Grande Aracri") l'idea di cedere il 'keu' (il prodotto finale del trattamento dei fanghi di conceria) a un'altra impresa, sulla quale si sarebbe infiltrata la 'ndrangheta. Quest'ultima stava costruendo la variante della Strada regionale 429 che corre tra Empoli e Castelfiorentino. Sotto a quell'infrastruttura  sostiene la procura - sarebbero finite 8mila tonnellate di terra intrisa di cromo. Lerose è considerato dai magistrati il punto di raccordo tra l'inchiesta sugli illeciti ambientali e quella sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in un'impresa del Mugello (la Cantini Marino), che poi con metodi definiti "mafiosi" avrebbe aggirato la concorrenza.

Nell'ordinanza del gip si legge che i tre avrebbero recuperato illecitamente presso l'impianto Lerose Srl i rifiuti Keu "ben sapendo che l'impiego che sarebbe stato fatto di tale rifiuto era incompatibile con il rispetto dei limiti e requisiti stabiliti dalla legge di tutela dell'ambiente". Quanti rifiuti? Secondo l'accusa dal 2012 ad oggi sarebbero state conferite presso l'impianto oltre 44mila tonnellate "con un illecito profitto di 2milioni 575 mila 838 euro". 

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