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Toscana a rischio "arancione". Cosa potrebbe cambiare (e quando)

Cosa cambierebbe dal giallo all'arancio? Bar e ristoranti dovrebbero chiudere, se non per asporto (fino alle 22) e consegne a domicilio. Scatterebbe il divieto di uscire dal comune di residenza, se non per comprovate esigenze

La Toscana a rischio "arancione". L'ipotesi di una ulteriore stretta in regione nei prossimi giorni è avvalorata da alcuni parametri che sono al limite e che potrebbero far scivolare la Toscana, e quindi anche la provincia di Arezzo, dal gruppone delle regioni gialle, a quello delle regioni arancio, in base alla classificazione che è stata fatta nell'ultimo Dpcm illustrato dal premier Giuseppe Conte.

Covid, i 21 parametri per stabilire il colore della regione

Di seguito i parametri presi in considerazione per stabilire la gravità della situazione in una data regione italiana, in base alla quale avviene la classificazione in zona rossa, arancio o gialla.

1) Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

2) Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla Terapia intensiva) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

3) Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

4) Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

5) Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale).

6) Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata (opzionale).

Fra gli indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti:

7) Percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, pronto soccorso/ospedale, altro) per mese.

8) Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi.

9) Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale).

10) Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracing.

11) Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento.

12) Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati.

Infine tra gli indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari:

13) Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni.

14) Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione).

15) Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella Covid-net per settimana (opzionale).

16) Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata Covid-19 per giorno.

17) Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito).

18) Numero di nuovi casi di infezione confermata da Sars-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note.

19) Numero di accessi al Pronto soccorso con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici riconducibili a Covid-19 (opzionale).

20) Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti Covid-19.

21) Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti Covid-19.

Cosa rende la Toscana a rischio arancione

Come ha spiegato oggi il Corriere Fiorentino, ci sono 4 punti critici attualmente per la Toscana che potrebbero determinare un'ulteriore stretta:

"l’indice di trasmissione Rt, «verosimilmente sottostimato causa incompletezza dati». Carenza di risorse umane, impossibilità di completare le indagini epidemiologiche. E un altro indice, il «numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni», schizzato a 82,9 punti: la Lombardia, ora zona rossa, ce l'ha a 100,8".

Quando potrebbe arrivare il cambio di colore?

Il rischio di diventare arancione è alto, ma il cambio di colore non dovrebbe arrivare subito subito, spiega il Corriere Fiorentino. "La scelta di definirci «zona gialla» è stata fatta sulla base del documento «Covid-19: aggiornamento epidemiologico» dell’Iss e al lavoro della cabina di regia, alla quale partecipano anche rappresentanti della Conferenza delle Regioni. Un modello che incrocia molti fattori alla fine condensabili in due valutazioni statistiche e numeriche: la probabilità che il contagio aumenti, l’impatto dello stesso sul territorio. E se si finisce via via in valutazioni di rischio (da basso a molto alto), come previsto da un decreto del 30 aprile scorso, si devono prendere scelte per limitare l’espandersi del contagio, hanno ricordato ieri il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro e Giovanni Rezza del Comitato tecnico scientifico del ministero della Salute. Oggi dovrebbero cominciare ad arrivare i dati dalle Regioni: il documento di monitoraggio difficilmente, viste le difficoltà di tracciamento di molte di loro, sarà completo subito. Insomma, ci vorrà qualche giorno per capire se alcune delle Regioni scivolano verso l’arancione o il rosso".

Cosa si può fare (e cosa no) in una zona arancione

Ma cosa si può fare (e cosa no) in una zona arancione secondo il nuovo Dpcm? Bar e ristoranti chiusi (solo consegna a domicilio e asporto fino alle 22) e divieto di uscire dal comune di residenza (se non per comprovate esigenze). Lo spiega, in sintesi, Today.

  • Le verifiche - "Il ministro della Salute con frequenza almeno settimanale verifica il permanere della situazione e provvede con ordinanza per un periodo minimo di 15 giorni" d’intesa con il presidente della Regione e dunque condividendo la decisione.
  • L'autocertificazione - "È vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori salvo che per gli spostamenti motivati". Si potrà entrare e uscire solo per comprovate esigenze e dunque per motivi di lavoro, di salute e di urgenza sempre giustificati con il modulo dell’autocertificazione. Sono però consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza. È sempre "consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza".
  • Gli spostamenti - "È vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un Comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione", a meno che non ci siano le comprovate esigenze e anche in questo caso è necessaria l’autocertificazione per dimostrare i motivi.
  • Bar e ristoranti - Sono chiusi bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, ad esclusione delle mense e del catering. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio e fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.
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