Una telefonata dal ministro Padoan. Moretti cercava di ammorbidire l'indagine

Dalle carte dell'ordinanza salta fuori la chiamata partita dal ministero dell'economia alla compagna dell'imprenditore, a caccia di contatti per frenare le indagini in corso. Il Gip: "Subdoli tentativi di avvicinamento senza esito"

Hanno cercato un appiglio tra i finanzieri che stavano indagando e anche nel mondo della politica ai livelli più alti. Addirittura c'è stato un contatto, che non ha dato gli esiti sperati, con il ministro dell'economia Piercarlo Padoan. Nell'ordinanza che ha disposto gli arresti domiciliari per Antonio Moretti e il figlio Andrea, sono riportati i tentativi di fare pressione su chi avrebbe potuto dare un aiuto alla famiglia di imprenditori. 

I capi di imputazione per i Moretti sono pesanti: associazione a delinquere finalizzata all’autoriciclaggio, alla frode fiscale, alle false fatturazioni e al mendacio bancario. Le società, secondo la Guardia di Finanza, venivano utilizzate come un "bancomat" dai membri della famiglia, in particolare dai due arrestati. Sei i milioni sottratti alle aziende e utilizzati anche per finanziare uno stile di vita elevatissimo: jet privato, yacht, auto di lusso, ville.

Con il fiato dei finanzieri sul collo, il 3 marzo gli inquirenti registrano una telefonata che parte dal ministero dell'economia e che fa squillare il cellulare di Paola Santarelli, compagna di Antonio Moretti. Due minuti e mezzo di conversazione di cui non si conoscono i contenuti. L'utenza, stando a quando riportato dal quotidiano "La Verità", sarebbe riconducibile a Padoan in persona. E' il giorno della vigilia delle elezioni politiche e secondo il Gip, Moretti sta cercando di organizzare un incontro con qualcuno. Dalle carte comunque non emergono comportamenti penalmente rilevanti da parte dell'allora ministro.

"Giova sottolineare - scrive il magistrato Piergiorgio Ponticelli - che la presente indagine è proseguita del tutto regolarmente, senza interferenze esterne di sorta, circostanza che lascia intuire che i subdoli tentativi di avvicinamento non hanno avuto esito".

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Nell'ordinanza è riportata anche la telefonata di Antonio Moretti, datata giugno 2017, al luogotenente Ignazio D'Angelo della compagnia della Gdf di Arezzo, il quale riferì immediatamente ai suoi superiori. L'obiettivo era sempre lo stesso: trovare una sponda per ammorbidire l'indagine. Obiettivo che non è stato mai raggiunto.

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