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"Questa casa non è una scuola", ad Arezzo gli striscioni contro la Dad. Lettere dei genitori alle autorità

Si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione e protesta da parte dei genitori di studenti che sono in didattica a distanza da lunedì 1 marzo nel Comune di Arezzo

"Questa casa non è una scuola, No Dad". Questi i messaggi nei cartelli appesi ai cancelli e alle finestre di casa. Anche ad Arezzo sono arrivate le iniziative di Priorità alla scuola, il movimento nazionale che ha rappresentanti anche locali e che si sta di nuovo muovendo contro la didattica a distanza così come era accaduto durante il primo lockdown. Tante le lettere che girano da giorni nelle chat scolastiche e che sono state inviate sia all'amministrazione, che alla Asl, che al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione e protesta da parte dei genitori di studenti che sono in didattica a distanza da lunedì scorso 1 marzo, scelta che è stata motivata dall'amministrazione ocmunale dall'aumento dei casi di contagio da Covid-19 nella popolazione del Comune di Arezzo.

Tra i comitati attivi c'è Giù le mani dalle mense, che creando una rete tra i genitori sta continuando a seguire ogni aspetto legato alle problematiche che via via si presentano nella scuola che ha scritto alla Asl per chiedere la trasparenza dei dati relativi alla popolazione scolastica, al sindaco e al presidente Giani per la riapertura delle scuole.  Le richieste vanno dalla trasparenza dei dati dei contagi per la popolazione scolastica, le spiegazioni del perché si sia partiti dalla scuola a chiudere e non da luoghi dove non ci sono i controlli e non vengono rispettate le misure di contenimento, della necessità di azioni volte alla riapertura delle scuole come è stato fatto in altri comuni della provincia di Arezzo.

"Come cittadini e genitori siamo certamente allarmati dall’impatto dei nuovi contagi e dalla comparsa delle varianti nelle scuole... ma non è concepibile che ancora, a distanza di 1 anno, la prima, unica ed isolata misura preventiva che venga in mente di adottare alla nostra amministrazione sia sempre la chiusura della scuola. Una scelta questa non solo dalle immediate e gravi ripercussioni nella già difficile vita familiare e lavorativa delle persone, ma tale da determinare a carico dei bambini e dei ragazzi danni educativi, fisici, psicologici e di capacità relazionali la cui incidenza ad oggi non si riesce neppure a quantificare con precisione e che rischia di rivelarsi enorme."

Cosa chiedono? Dati, trasparenza, aggiornamenti sulla scuola. Si legge infatti nella lettera: "... vengano puntualmente diffusi ed aggiornati i dati ufficiali relativi all’andamento della diffusione pandemica dentro le scuole, all’incidenza delle varianti, alla resistenza ai vaccini del personale scolastico, all’aggravamento della sintomatologia a carico di adulti, bambini e ragazzi nonché alla ragionevole evidenza che lo specifico contesto scolastico sia all’origine del peggioramento epidemiologico complessivo. Tutto ciò con particolare dettaglio nel caso in cui si tratterà di decidere la chiusura delle scuole o di confermare quelle già in atto."

Poi come detto c'è Priorità alla scuola, molto attivo a livello Toscano che ha  adesioni anche nel territorio aretino che stanno preparando nuove iniziative ad Arezzo contro la Didattica a distanza. La fascia d'età che più soffre in questo caso è sicuramente quella tra i 6 e i 10 anni, cioé i bambini che frequentano la primaria.

"Sa cosa significa la Dad in età scolare dai 6 ai 10 anni? Cosa significa costringere i bambini a stare seduti davanti a uno schermo?" chiede una mamma indirizzando le domande alla vicesindaca Lucia Tanti che ha la delega alla scoula e al sociale. Ma non si ferma qui. "Come mai insiste tanto sul fatto che dobbiamo evitare a tutti i costi la zona rossa? Tra l’altro in zona rossa i sacrifici - che tutta la città sta facendo ormai da un anno - sarebbero equamente distribuiti fra tutte le categorie coinvolte, e non colpendo soltanto quella più debole, senza voce e senza la possibilità di protestare: i bambini. Come qualunque genitore di Arezzo può testimoniare, i bambini delle primarie seguono scrupolosamente le regole dei protocolli scolastici, a cui sono abituati da settembre. Lo stesso, non può dirsi dei ragazzi delle superiori. Del resto basta farsi un giro nei parchi della città nel pomeriggio, o in qualsiasi strada in centro per trovarsi di fronte ad assembramenti senza mascherina. Il nostro timore è che dopo 15 giorni di chiusura delle scuole, ne seguano altrettanti per via di una zona rossa incombente. Sarebbe un paradosso incredibile, visto che proprio Lei sostiene da giorni che le scuole sono state chiuse proprio per evitare la zona rossa. Che senso ha chiudere le scuole se parchi, luoghi di ritrovo non sono oggetto di restrizioni, se non si ricorre ai controlli serrati della Polizia Municipale per evitare assembramenti in città? Che efficacia può avere un provvedimento del genere se tutto il resto sfugge totalmente al controllo? Non vorremmo che l’amministrazione, impotente di fronte a provvedimenti più drastici e impopolari, abbia scelto la strada più facile: colpire la scuola."

Il disagio per le famiglie si amplia quando poi ci sono entrambi i genitori impegnati nel lavoro che vorrebbero evitare di affidare i bambini ai nonni, i più fragili.

"Ad oggi, non vi è la possibilità di chiedere i congedi Covid previsti dalla legge e tanti genitori si sono dovuti affidare ai nonni, creando proprio quel veicolo di contagio che si voleva evitare. Altri genitori hanno dovuto chiedere permessi e ferie. Se l’obiettivo del provvedimento era quello di salvaguardare le attività economiche, l’amministrazione non può non sapere che in quelle attività economiche lavorano tantissimi genitori che dal venerdì sera si sono trovati la vita completamente da riorganizzare. Come anche i lavoratori autonomi che comunque non possono ritagliare più di tanto tempo al giorno."

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Lettera al sindaco da Priorità alla scuola

"La scuola riapra e sia l'ultima attività a chiudere". Questo il messaggio lanciato da alcuni dei genitori aretini di Priorità alla Scuola. Una lettera con questi contenuti è stata spedita al sindaco Alessandro Ghinelli che nei giorni scorsi ha firmato l'ordinanza valida fino alla fine di questa settimana.

"Abbiamo potuto rilevare tutti e tutte che l'unico reale inasprimento delle misure previste dall'ultimo Dpcm riguarda la scuola. Non è eticamente accettabile, né politicamente lungimirante, serrare le scuole mentre la grande maggioranza delle altre attività (sia produttive che commerciali) restano aperte. Stanno riaprendo addirittura palestre al chiuso, con tessere agonistiche, perché così è permesso. Rimandare totalmente in Dad studenti e studentesse delle superiori, passare in Dad ragazzi, ragazze e bambini, bambine delle scuole medie e elementari non significa tenere aperte le scuole, ma approfondire danni e disuguaglianze che nessuno sa più come potranno essere risarciti; significa infierire ulteriormente sui minori che in questo anno hanno già pagato a caro prezzo la gestione della pandemia. Soprattutto per i bimbi delle elementari, stare davanti ad un video è molto difficile e anche dannoso.

Venga tenuto nella giusta considerazione anche il fatto che a oggi hanno ricevuto le dosi iniziali di vaccino già trentamila docenti e lavoratori-trici del mondo della scuola, cosa che rende le scuole ancora più sicure rispetto ad altri ambienti di lavoro, anche nel nostro Comune. La scuola non deve chiudere se non per comprovati dati scientifici (approvati e riconosciuti), così come affermato nelle sedi di giustizia amministrativa. A tal proposito si è pronunciato anche il Tar del Lazio del 26 febbraio scorso e del Consiglio di Stato. La scuola deve riaprire."

Gli striscioni contro la Dad

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