Cronaca

Strage di Bologna, dopo 40 anni il processo ai mandanti: "Tra loro anche Licio Gelli". La nuova ricostruzione

La Guardia di Finanza di Bologna avrebbe ricostruito enormi movimenti di denaro: alcuni milioni di dollari arrivati dagli Stati Uniti e spostati con complesse operazioni. Soldi che sarebbero approdati in conti correnti riconducibili a Licio Gelli e Umberto Ortolani e che, seppur indirettamente, sarebbero andati a finanziare il gruppo dei Nar

"Mandante finanziatore della strage di Bologna": la Procura generale di Bologna non ha dubbi. Dietro ad una delle pagine più dolorose della recente storia italiana c'è la figura di Licio Gelli. Per questo al termine delle indagini dell'ultima inchiesta sulla strage, uno dei numerosi avvisi è stato inviato all'ormai defunto "venerabile". In concorso con il fondatore della loggia P2, secondo gli inquirenti, avrebbe operato - sempre come mandante finanziario -anche Umberto Ortolani, anche lui defunto. 

Gli altri avvisi sono stati spediti a Paolo Bellini, ritenuto esecutore materiale dell'attentato, Quintino Spella e Piergiorgio Segatel, iscritti nel registro degli indagati per depistaggio, e di Domenico Catracchia, accusato di false informazioni al pm al fine di sviare le indagini in corso.

La ricostruzione della procura

I magistrati della Procura generale di Bologna sostengono che Bellini, ex di Avanguardia nazionale (considerato un informatore dei servizi segreti),  sia stato uno degli esecutori materiali dell'attentato insieme a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (già condannati in via definitiva), Gilberto Cavallini (condannato in primo grado per concorso in strage) e "con altre persone da identificare". E Gelli? Bellini avrebbe poi agito in concorso con l'aretino Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, quali  "mandanti-finanziatori" della strage. Gli altri protagonisti di questa vicenda fuorno  D'Amato, già direttore dell'Ufficio Affari Riservati del Viminale, considerato "mandante-organizzatore" e Mario Tedeschi (giornalista, politico ed esponente della P2 ) come "organizzatore per avere coadiuvato il D'Amato nella gestione mediatica dell'evento strage, preparatoria e successiva allo stesso, nonché nell'attività di depistaggio delle indagini".

Durante le indagini, la Guardia di Finanza di Bologna avrebbe ricostruito enormi movimenti di denaro: alcuni milioni di dollari arrivati dagli Stati Uniti e spostati con complesse operazioni. Soldi che sarebbero approdati in conti correnti riconducibili a Licio Gelli e Umberto Ortolani e che, seppur indirettamente, sarebbero andati a finanziare il gruppo dei Nar e degli organizzatori dell'attentato, ovvero Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi.

Secondo quanto riportato da "Repubblica.it", la pista seguita dal pool di magistrati - coordinati dal procuratore generale Ignazio De Francisci - ha portato i finanzieri ad analizzare documenti bancari dell'epoca e rogatorie con la Svizzera. Carte sequestrate decenni fa, ma anche un fascicolo del processo sul crac del Banco Ambrosiano che è stato consegnato agli inquirenti dagli avvocati dei familiari delle vittime. Tra i preziosi fogli, che possono cambiare la recente storia d'Italia, c'era anche un atto denominato "Documento Bologna". Fu sequestrato nel 1982 a Licio Gelli, quando fu arrestato. Tra le righe di un manoscritto i finanzieri hanno scoperto il numero corrispondente ad un conto corrente aperto da Gelli a Ginevra. Un conto che aveva chiari riferimenti a Bologna. 

Il fatto che i mandanti finanziari siano deceduti porterà i magistrati a dover archiviare le loro posizioni per "morte del reo". 

La strage, gli 85 morti e l'aretino Procelli

Era un sabato mattina d'agosto. La stazione di Bologna brulicava di turisti e viaggiatori quando alle 10,25 si scatenò l'inferno. Una bomba composta da 23 chili di esplosivo e stipata in una valigetta chiusa, posizionata nella sala d'attesa della seconda classe, deflagrò. Morirono 85 persone, 200 rimasero ferite. Tra le vittime c'era anche un giovane aretino, Roberto Procelli. Aveva solo 21 anni, viveva a San Leo di Anghiari, era figlio unico ed era di leva a Bologna. Quella mattina stava andando alla stazione, per prendere il treno che lo avrebbe riportato a casa. Ma ad Anghiari non tornò più. 

Il processo e l'assoluzione di Gelli

Le indagini portarono fin da subito alla P2 e a Gelli. Ma nel primo processo, che si celebrò tra il marzo del 1987 e il luglio del 1988, fu assolto dall'accusa di associazione sovversiva e condannato per calunnia aggravata al fine di assicurare l'impunità agli autori materiali della strage. Da allora ci saranno processi d'appello, cassazione e nuovi procedimenti. Ma il nome di Gelli non compare mai tra i condannati. 
Ieri la chiusura delle indagini di questa ultima inchiesta. Quella che forse, dopo 40 anni, potrebbe essere arrivata a scoprire la verità sul più grave atto terroristico del secondo dopoguerra italiano. 

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