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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca Bucine

Allevamento di scrofe da riproduzione in Valdambra: salta l'ampliamento

Ma è battaglia a suon di comunicati tra le associazioni ambientaliste e la proprietà, con tanto di minacce legali

Salta l'ampliamento dell'allevamento di suini a San Pancrazio ma continua la battaglia tra associazioni ambientaliste e la società Agricola Fattorie Aretine Srl riguardo al futuro struttura nel comune di Bucine. E' di qualche giorno fa, infatti, la notizia del ritiro dell'istanza di rilascio dell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per incrementare la capienza dell'allevamento a 900 scrofe, circa 180 in più rispetto a quelle attuali, destinate alla riproduzione.

"Andiamo avanti per farli chiudere"

Intorno a questa autorizzazione era nata la battaglia delle associazioni ambientaliste Per la Valdambra e Agripunk (che ha creato in zona un santuario degli animali), le quali si opponevano all'ampliamento. Nei giorni scorsi, attraverso un post facebbok, Agripunk ha dato conto del ritiro dell'istanza di rilascio dell'Aia e della contestuale richiesta l'archiviazione del procedimento, commentando così la notizia: "Primo colpo portato a segno! Ora andiamo avanti per rendere giustizia alle 720 belve costrette a sfornare suinetti e a quegli stessi suinetti destinati all'ingrasso. Andiamo avanti per dimostrare che quell'allevamento non doveva riaprire, andiamo avanti per farli chiudere e per non farli riaprire più".

La risposta di Fattorie Aretine

A seguito della rinuncia e delle dichiarazioni dell'associazione Agripunk, i titolari di Fattorie Aretine hanno scritto un comunicato. "La decisione di ritirare l'istanza di rilascio Aia, che la scrivente società si riserva comunque di
reiterare in futuro, è dipesa unicamente da quella che viene ritenuta una scelta non condivisibile da parte della Regione Toscana". In particolare Fattorie Aretine non ritiene giusto che sia stato consentito ad Agripunk Onlus di partecipare alla conferenza dei servizi "nonostante la scrivente si fosse opposta a tale intervento con motivazioni precise e documentalmente provate".

Ed ecco le motivazioni. "In primo luogo - si legge - Agripunk Onlus ha sempre dimostrato di essere ideologicamente contraria ad ogni forma di allevamento ancorchè rispettoso di tutte le normative vigenti; tale presa di posizione ben emerge dal post del 7/12/21 pubblicato dall’associazione sulla propria pagina Facebook (...)", indicando poi l'intero post facebook sopra citato. "In secondo luogo anche il consulente nominato dalla predetta associazione per la partecipazione alla conferenza dei servizi è portatore delle stesse ideologie, avendo manifestato a mezzo Facebook la propria posizione 'aprioristicamente' in contrasto con gli allevamenti". Il consulente in questio è Giovanni Cardinali, stimato ingegnere, consulente di Confindustria Toscana Sud e già ingegnere capo della Provincia di Arezzo dall'85 al 2011.

Nella nota l'agricola Fattorie Aretine se la prende però con Cardinali: "Tale soggetto, nel commentare il sopracitato post presente sulla pagina social dell’associazione Agripunk Onlus, ha affermato che il ritiro dall'Aia sarebbe oggetto di debolezza e scarsissima serietà della società Agricola Fattorie Aretine Srl, aggiungendo altresì che il Comune mai avrebbe potuto giustificare l'acquiescenza a procedure asseritamente discutibili da ogni punto di vista ed alludendo all'esistenza di 'qualcosa di sporco'. Premesso che tali dichiarazioni di inaudita gravità saranno oggetto di verifica e controllo da parte della magistratura, con il presente la società agricola Fattorie Aretine Srl dichiara - a firma di Francesco Manenti - che la propria decisione di non partecipazione alla conferenza dei servizi, di rinuncia all'istanza di rilascio Aia e di richiesta di archiviazione del procedimento, sono dipese unicamente dalla volontà di prendere le distanze e di dissociarsi dalla decisione dell’amministrazione; non può infatti essere in alcun modo condivisa la decisione di consentire a soggetti privi dei necessari requisiti previsti dalla legge (cioè essere portatori di interessi diffusi, legittimi, pubblici o privati), di prendere posizione in merito ad una richiesta del tutto legittima di ampliamento di un'attività produttiva. Tali soggetti, con le loro prese di posizione e le loro pubblicazioni, si dimostrano portatori di posizioni estremiste, foriere di ostilità e di contenuti altamente offensivi. In un periodo di forte crisi sociale ed economica è amaro constatare che un imprenditore, svilito dell'iniziativa che gli è propria, debba rinunciare ad un progetto che, in linea con ogni dettame normativo, avrebbe portato sviluppo e ricchezza per il territorio (concetto già in passato sostenuto dalla società, nda). Ritirarsi per essere ascoltati diventa, a volte, l’unica soluzione e l'amara ricompensa per chi gioca secondo le regole".

La risposta di Giovanni Cardinali

Ma Giovanni Cardinali non ci sta e ribatte colpo su colpo alle parole di Fattorie Aretine. "Fattorie Aretine con un comunicato stampa sente di dover giustificare l’iniziativa – assai anomala - di ritirare l’istanza Aia, solo pochi giorni prima della conferenza dei servizi, e lo fa chiamando in causa la Regione che, secondo il detentore dell’allevamento intensivo di San Pancrazio, avrebbe la colpa di avere ammesso al contraddittorio quale controinteressato alla procedura anche la Onlus Agripunk di cui sono consulente. La posizione espressa da Fattorie Aretine è francamente imbarazzante e palesemente pretestuosa. Viviamo in un Paese libero e democratico e vivaddio anche Agripunk ha il diritto di avere una propria opinione sugli allevamenti intensivi, e su questo in particolare, e sull’impatto che esso può avere su beni che appartengono a tutti come la salute pubblica, l’ambiente e il paesaggio. La Regione Toscana, ammettendo Agripunk alla conferenza dei servizi ha solo riconosciuto alla onlus il sacrosanto diritto di portare nel contraddittorio, nel rispetto delle leggi vigenti, anche la propria opinione e la propria visione del mondo. Dobbiamo davvero ricordare a Fattorie Aretine che il diritto di avere opinioni diverse e di essere comunque ascoltati è il sale della democrazia? Ovviamente la decisione sull’Aia sarebbe stata presa dalla conferenza dei servizi e non da Agripunk che l’avrebbe accettata qualunque essa fosse stata.  

La verità è un’altra. Nell’ambito della conferenza dei servizi era emersa – e ancor più sarebbe emersa nel seguito – la radicale inidoneità tecnica di tutti i documenti e i progetti proposti da Fattorie Aretine per giustificare la scelta di ampliare ulteriormente le dimensioni del maialificio e il conseguente impatto che esso avrebbe avuto sull’ambiente della Val D’Ambra. Avendo compreso che avrebbe potuto perdere la partita, Fattorie Aretine si è ritirata prima della fine della partita stessa, e lo ha fatto per non dover sentirsi dire un 'no' dalla conferenza dei servizi e soprattutto per non doversi adeguare alle prescrizioni sicuramente onerose che la conferenza dei servizi stessa le avrebbe imposto per il bene di tutti.

Che cosa succede ora? Chiunque sia interessato alla nostra Val D’Ambra non può che avere grandi preoccupazioni. Ora che Fattorie Aretine ha rinunciato all’Aia, i problemi ambientali purtroppo restano e sono tutti gravi, ma non c’è più una sede istituzionale, come sarebbe stata la conferenza dei servizi, per una pubblica e aperta discussione in cui la voce di tutti possa essere ascoltata. La rinuncia all’Aia, quindi, e il goffo tentativo di darne la colpa alla Regione e ad Agripunk pare solo il tentativo di Fattorie Aretine di non risolvere i problemi che essa crea e creerà all’ambiente. Resta poi la frustrazione in noi cittadini della Val d’Ambra, che ci aspettavano che il Comune di Bucine – invece che scegliere di non partecipare alle conferenze dei servizi e quindi di fatto accettando a scatola chiusa l’istanza di Fattorie Aretine di Aia – provvedesse o almeno imponesse a chi ne aveva e ne ha il dovere di risanare e bonificare un territorio ormai martoriato da un’attività pesantemente inquinante ed esercitata per decenni fino ad oggi senza la dovuta vigilanza. Ben venga dunque la minacciata querela di Fattorie Aretine. Il processo sarà la sede per parlare di questi temi che sono sempre più importanti per la vita della gente. Forse è davvero il caso che la Procura della Repubblica di Arezzo svolga tutti i dovuti accertamenti su una vicenda che non pare priva di anomalie sin dal suo inizio".

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