Stefano nell'inferno di Beirut: "L'esplosione mi ha sbattuto al muro, sono vivo per miracolo"

Stefano Baldini, 59 anni, è cooperante in Libano per la Fondazione Giovanni Paolo II che ha sede in provincia di Arezzo. Ieri le terribili esplosioni che hanno devastato la città. Il suo racconto: "Ero sotto choc, quando ho realizzato cosa fosse successo, ho pianto mezz'ora"

Macerie a Beirut (Foto Ansa). Nel riquadro il cooperante Stefano Baldini, 59 anni

Un cooperante della Fondazione Giovanni Paolo II, che ha sede in Casentino, nell'inferno di Beirut. E' vivo, ed è un prodigio. “Ero nel mio ufficio - racconta a FirenzeToday Stefano Baldini - un seminterrato del convento francescano di San Giuseppe nel quartiere Geitawi, a 400 metri in linea d'aria dal luogo della deflagrazione. Il botto è stato terribile, spaventoso, come uno tsunami d'aria, ha divelto muri e spaccato vetri, finestre, infissi. Se non fossi stato in questa sorta di cantina, non mi sarei salvato”.

Cosa è successo a Beirut

Ma cosa è successo? Ieri si sono registrate due forti esplosioni nella zona del porto della capitale libanese. "Una catastrofe", secondo il primo ministro del Paese Hassan Diab che ha chiesto l'aiuto internazionale: più di cento morti, un centinaio di dispersi e 4.000 feriti (bilancio provvisorio destinato ad aggravarsi nelle prossime ore). "Questa è una catastrofe - ha detto il premier in un discorso alla Nazione - lancio un appello urgente a quanti amano il Libano ad aiutarlo". Quindi ha aggiunto: "I responsabili pagheranno per quanto accaduto".

Come un forte terremoto

L'esplosione, spiega Today, è stata di potenza inimmaginabile - secondo alcuni testimoni udita fino a Cipro, a distanza di 200 chilometri - e ha portato morte e devastazione e seminato il panico in tutta Beirut e nei sobborghi. Tra gli edifici danneggiati, sotto cui ci sarebbero intrappolate ancora persone, anche il quartier generale dell'ex premier libanese Saad Hariri, l'ufficio di corrispondenza della Cnn e diverse ambasciate tra cui quelle di Russia e Kazakistan. L'Osservatorio sismologico della Giordania ha riferito che l'esplosione ha eguagliato l'energia di un terremoto di magnitudo 4.5 sulla scala Richter. Tre ospedali di Beirut sono stati "completamente distrutti" e altri due "parzialmente distrutti" dalle devastanti esplosioni di ieri nella capitale libanese. Lo ha confermato ad al-Jazeera Mirna Doumit, presidente dell'Ordine degli infermieri di Beirut. "Abbiamo dovuto trasferire i pazienti in altri ospedali - ha detto - Altri due ospedali sono parzialmente distrutti".

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Il racconto del cooperante toscano

Stefano Baldini, 59 anni, cooperante fiorentino della Fondazione Giovanni Paolo II, sede legale a Firenze e uffici principali a Pratovecchio-Stia, è vivo per miracolo: “Il seminterrato mi ha salvato la vita” ha detto a FirenzeToday.  Baldini ha passato gli ultimi 20 anni in scenari di guerra o di instabilità socio-economica, soprattutto Palestina. In Libano si occupa di sviluppo agricolo nel Paese.

“Erano circa le 18 - aggiunge - stavo sistemando le ultime scartoffie e poi sarei tornato a casa. Sono stato investito da un botto incredibile, uno spostamento d'aria micidiale, lì per lì ho pensato a un terremoto perché tremava tutto, edifici compresi, sembrava il terreno si fosse alzato. Io stesso sono stato sollevato per via della deflagrazione, la spinta incredibile dell'aria mi ha scaraventato contro il muro, i vetri mi hanno tagliato un po' ma sostanzialmente me la sono cavata bene. La porta d'ingresso è stata spazzata via, nel pavimento c'è un grosso buco. Ho solo tre tagli, lievi. Ho avuto molta, molta fortuna. Oggi dovevo completare le ultime commissioni, per poi andare a prendere un volo per Fiumicino, visto che l'ufficio chiude e io rientro in Italia per un po' di ferie. Così stamani sono tornato nel seminterrato, o meglio in quel che ne resta. Ci sono vetri ovunque, porte e finestre spaccate, lo stesso convento ha subìto danni ingenti, sopratutto alla facciata”.

"Ho pianto mezz'ora di fila"

Ieri sera, Stefano è tornato a casa sotto choc. Solo oggi si è reso conto dell'accaduto: “ho realizzato cosa è successo, una vera e propria catastrofe: mi sono messo a piangere per mezz'ora, appena l'adrenalina è scesa. Inizialmente pensavo fosse una cosa localizzata nel quartiere, ma nonostante mi allontanassi dall'ufficio continuavo a vedere macerie, morte e distruzione. Non finiva mai. Ho pensato: anche la casa sarà distrutta. In realtà, mentre in ufficio sono saltati anche i muri, in casa è andata leggermente meglio, sono andati distrutti infissi, finestre, la pavimentazione del terrazzo ma i muri hanno retto. Ho visto scene di devastazione, il Libano è in ginocchio ma sto vedendo anche il meraviglioso spirito dei libanesi, in queste ore. Sopratutto dei giovani: girano a gruppi per la città, offrendo acqua e focacce. Mi hanno già fermato 4 volte oggi. Qui c'è un forte movimento giovanile la mobilitazione è stata immediata, si sono messi tutti a spalare. Ho rivisto lo spirito, l'impegno indefesso del post-alluvione del '66 a Firenze, per capirci. La forza, la violenza impressionante dello spostamento d'aria causato dall'esplosione è certamente inferiore alla forza di questi ragazzi”.

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